Il figlio del Doge alla corte del Sultano

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Alvise Gritti nasce nel 1480 nel quartiere di Pera, a Costantinopoli, da una donna greca e da uno dei più importanti uomini di Venezia, il futuro doge Andrea Gritti: dalle origini non sembrerebbe, ma la sua vita sarebbe stata degna di finire nel Principe di Machiavelli, tanto fu controversa e avventurosa.

Alvise resta e cresce a Costantinopoli fino ai 22 anni, quando nel 1502 torna finalmente a Venezia col padre. Qui, pur potendo affinare la propria istruzione a Padova, non ha la possibilità di accedere alle carriere politiche riservate ai patrizi, a causa del suo status di “fiol bastardo”. Per questo motivo, nel 1506 torna a Costantinopoli, dove può dar sfogo alla sua ambizione senza essere frenato dai suoi natali: si afferma presto come mercante e quando, nel 1523, il padre viene eletto Doge in patria, può sfruttarne la posizione per avvicinarsi ai più importanti funzionari dell’Impero Ottomano, facendosi assegnare commesse per l’esercito e appalti di imposte.

Diventato amico del gran visir Ibrahim Pascià, si guadagna persino la stima del Sultano in persona, Solimano il Magnifico, che gli assegna incarichi sempre più importanti: dalla guida di alcuni contingenti nelle campagne nei Balcani, Alvise giunge persino al ruolo di governatore in Ungheria e poi a quello di plenipotenziario per negoziare degli accordi con gli Asburgo. È naturale quindi che Alvise, ormai cinquantenne, provi proprio in quest’area di frontiera a realizzare il suo capolavoro: nel 1534, alla guida di un esercito ottomano, scende in Valacchia e in Transilvania probabilmente con l’intenzione di assicurarsi finalmente un vero regno nei Balcani, con o senza la collaborazione del Sultano. La sua impresa però non incontra il favore degli ungheresi, che egli si è inimicato nei passati anni da governatore.

Dopo l’inizio della campagna, ci sono degli scontri tra l’esercito di Alvise e la popolazione transilvana, la quale si era sollevata contro di lui sotto la guida del vescovo di Varadino e vicevoivoda Emerico Czibak. Quest’ultimo viene sconfitto e fatto trucidare dagli uomini di Alvise, ma ciò provoca un ulteriore inasprimento delle relazioni con i locali. Abbandonato dai suoi alleati, Alvise viene messo sotto assedio a Mediaş; l’assedio è poi perduto e lui, che pure tenta di scappare, viene presto catturato dal nobile ungherese Ştefan Mailat: verrà quindi giustiziato il 28 o il 29 settembre 1534, sempre a Mediaş, dove ancora oggi giace sepolto.

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