La Trap in Italia

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Negli ultimi anni si è diffusa in Italia una nuova corrente musicale alquanto controversa: la “trap”. Nata in America nei primi anni del 2000, consiste in un’evoluzione del rap (“rythm and poetry“), da cui si differenzia soprattutto per le sonorità delle basi musicali che sostengono il parlato, piuttosto minimali e ipnotiche. La diffusione in Germania e in Francia risale al 2010, mentre in Italia conquista la ribalta della scena musicale nel 2015. Tuttavia, nel nostro Paese questo genere ha assunto caratteristiche profondamente diverse rispetto a quelle originarie, adattandosi a gusti differenti rispetto a quelli americani (avendo subito, tra l’altro, l’influenza della rielaborazione francese) e amalgamandosi con altri sottogeneri hip-hop già presenti sulla penisola. Se, infatti, le basi musicali sono fortemente legate all’America (pur con qualche occasionale variazione), i testi si configurano in modo totalmente diverso. I temi della trap americana, ricorrenti e ben definiti, sono fortemente modificati o addirittura tralasciati in favore di un’espressività maggiore per soddisfare un pubblico che ama, oltre al suono, anche la cura dell’aspetto lirico.

I testi trap appaiono come un caleidoscopio di riferimenti alla droga, alla vita di periferia, al denaro, al sesso, alle emozioni, a esperienze, a idee personali, e, molto spesso, alla vacuità dell’esistenza. Articolati come flussi di coscienza, difficilmente ordinati secondo schemi precisi (che non siano strofa e ritornello), riflettono il miscuglio interiore di chi li scrive, confuso e privo di punti di riferimento. Gli schemi metrici caratteristici del rap sono abbandonati, lasciando spazio alla ricerca di nuove sonorità e di nuovi flow (modo di intonare il parlato seguendo la base), spesso meno ritmici e più musicali.

Centro propulsivo del movimento è senza dubbio Milano, in cui operano la maggior parte degli esponenti del genere, spesso originari della città stessa. Tra questi troviamo Sfera Ebbasta (Gionata Boschetti), sicuramente il più conosciuto a livello nazionale ed europeo. Nato proprio nel capoluogo lombardo, precisamente nel quartiere di Cinisello Balsamo, nel 1992, è lui che ha fatto esplodere il fenomeno musicale nel 2015 con la pubblicazione dell’album XDVR (“per davvero”). Premiato per l’originalità dei testi (concisi e diretti) e del suono, grazie anche alle straordinarie basi musicali del suo produttore Charlie Charles, raggiungerà l’apice del successo negli anni successivi con Sfera Ebbasta (2016) e Rockstar (2018). L’esempio del suo stile qui riportato è tratto dalla canzone “Zero”, facente parte di XDVR.

Lei mi dice che mi ama
ma nessuno ama
chi sta per la strada.
Chi pensa ai soldi prima che alla vita
Perché senza soldi la vita ti sbrana

Sfera costruisce un incipit ricco di corrispondenze fonetiche. Ogni verso è collegato al successivo tramite un fitto intreccio di assonanze: il risultato non è solo la grande musicalità, evidenziata dalla metrica, che aumenta di una sillaba tra il secondo e il terzo verso e tra il quarto e il quinto, ma anche la coesione di un testo che cambia più volte focalizzazione. Da notare il passaggio virulento da un falso amore (“nessuno ama chi sta per la strada”) al pensiero dei soldi e di una vita predatrice, che “sbrana”, per l’appunto, chi vive nell’indigenza.

Contrapposto a Sfera, e in forte rivalità con lui, è Vegas Jones (Matteo Privitera, classe 1994). Dal nome si desume immediatamente il suo forte legame con l’America, che in Sfera è invece sfumato per effetto delle influenze francesi. Originario anch’egli di Cinisello Balsamo, raggiunge la notorietà con l’album Chic Nisello (2016), avendo già pubblicato Oro Nero (2015). Nel 2018 rilascia, invece, Bellaria. Il suo modo di scrivere è più tecnico, più cupo e più legato all’immaginario hip-hop delle origini. Ad esempio, in “Bella Vita”, traccia di Chic Nisello, scrive:

Voglio solo partire non vorrei mai dire di essere arrivato
perché l’arte non dice mai tutto, ma vince su tutti, devi immaginarlo
Quindi fammi spazio, lo raggiungo
La mia gente avanza prende tutto
Bella vita dopo che la vita bellamente ci ha levato tutto

Sin da subito si nota una struttura più complessa, in cui il flow segue un andamento elaborato, scandito da incastri calzanti. Vegas non ha paura di definirsi artista e lega quest’affermazione alla ricorrenza del tema della ricerca dell’assoluto, del “tutto” e del suo rapporto con l’arte, con se stesso, con i suoi amici e con la vita. Emerge con grande veemenza il chiasmo all’ultimo verso, che coincide con la conclusione della canzone: l’obiettivo è la rivalsa, la vittoria su una vita che ha levato tutto, ottenendo tutto tramite la musica e il sostegno dei compagni, non dicendo tutto, descrivendo le situazioni in modo particolareggiato, ma vincendo su tutti grazie all’efficacia e all’espressività del genere musicale e dello stile. Tutto ciò costituisce però una tensione ideale: Vegas vuole vivere puntando all’assoluto, ma non si vorrebbe mai definire “arrivato”. Il suo è un modo di vivere. “Io sono un rapper, non lo faccio” afferma in un’intervista.

Si possono citare molti altri rapper celebri risiedenti a Milano legati a questa nuova corrente musicale: Lazza (Jacopo Lazzarini), pianista di formazione; Ghali (Ghali Amdouni), forse il più famoso di tutti, con un flow talmente melodico da rasentare il pop; Ernia (Matteo Professione), considerato un ottimo liricista.

L’altra grande città nell’ambito di questo genere è Genova. Qui le sonorità si fanno più melodiche e rapper come Izi, Rkomi e Tedua elaborano uno stile autoctono che si differenzia profondamente da quello milanese.

I testi di Tedua (Mario Molinari, classe 1994) risaltano sicuramente per l’originalità dello schema metrico e dell’andamento dell’intonazione, rendendolo uno dei trapper più controversi nell’ambito della scrittura dei testi. Ispirato molto dalla trap francese, pubblica due lavori principali: Orange County (2015) e Mowgli (2018). Nella canzone “Lezione”, appartenente ad Orange County, scrive:

Corri bambino, co-copriti il viso e cresci da solo
Tu fuggi al destino
Le forze verranno a mancare in un monolocale
Col CAP che mi cambia se cambio la stanza.
Ho un sacco di sabbia.
I miei homies (compagni, slang americano) fuggon dall’ipocrisia, seppur per pochi sia.
Essere un uomo ed avere onore
è diverso dall’essere un uomo d’onore in periferia.

Si nota un andamento molto irregolare della metrica e delle rime. Ciò produce un effetto molto particolare e cadenzato, che si presta a un’interpretazione più melodica. In questo frangente Tedua si dedica alla descrizione della vita in periferia, tema non nuovo, ma affrontato con originalità. La crescita di un bambino viene accostata a una faticosa (“ho un sacco di sabbia”) fuga dal destino, dall’ipocrisia e dalla vita mafiosa, espressa dal parallelismo degli ultimi due versi.

Non sempre i testi sono pensati per essere significativi: alcuni trapper scelgono deliberatamente di sacrificare i contenuti per ottenere una maggiore musicalità.

È il caso di Drefgold (Elia Specolizzi, classe 1997), attivo soprattutto a Bologna, noto per il mixtape Kanaglia (2016), la collaborazione con Sfera in Sciroppo (Rockstar, 2018) e l’album Kanaglia (2018). In un’intervista rilasciata per Noisey Italia, afferma esplicitamente che l’obiettivo dei suoi testi è il “prendere bene”, ossia il far star bene attraverso la spensieratezza della melodia, e non la comunicazione di un qualche tipo di messaggio.

Anche Capo Plaza (Luca D’Orso), nato nel 1998 a Salerno, attribuisce una minore importanza all’aspetto lirico delle sue canzoni, che risulta piuttosto ripetitivo, in quanto imperniato su precisi temi ricorrenti dai quali non si discosta quasi mai.

Perfino in Veneto si nota una preferenza per testi meno elaborati. Nella nostra regione i trapper introducono espressioni che sfiorano la goliardia, alcune delle quali molto in voga tra i giovani (“voglio più sugo dentro ‘sto piatto” per dire “voglio conseguire un maggior successo”).

Il termine “trap” racchiude dentro di sé, dunque, un crogiuolo di realtà differenti riconducibili, più che ad uno stile musicale unitario, ad una nuova ondata generazionale nel mondo del rap. Di conseguenza, non bisogna pensare ad esso come a un genere musicale, ma come al risultato di una nuova esigenza espressiva profondamente radicata in una cultura musicale preesistente. È impossibile, infatti, descrivere la trap senza fare alcun riferimento al rap (almeno per il momento). Perfino il termine “trapper” (che io ho adoperato per comodità) non assume gran significato: si parla di “rapper” sia nel caso di autori rap, sia nel caso di autori trap.

 

di Emilio Zorzi

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