Intervista a Lazzarini e i calzini di Dario Carella

Da quando sono a Bruxelles come collaboratrice della Camera di Commercio Belgo-Italiana, almeno una volta a settimana il Parlamento europeo è tappa obbligata. E fra gli appuntamenti del mio capo non manca quasi mai un incontro con Dario Carella. Sì, proprio lui, il Vicedirettore della Testata Giornalistica Regionale della Rai e curatore della trasmissione “Regioneuropa”, in onda su Rai 3 tutte le domeniche mattina alle 11.30. “Oggi ci incontriamo con Carella” – mi dice il mio capo, Matteo Lazzarini – “Mi ha chiesto una testimonianza sugli attentati del 22 marzo”. E fu così che, anche oggi, ore 13.30 al bar del terzo piano del Parlamento europeo, mezz’ora prima della registrazione della trasmissione, prendiamo un caffè insieme a Dario Carella, personaggio degno di un racconto, se non di un libro. Ogni volta vestito in modo diverso, mentre si chiacchiera di lavoro, attualità, impegni, fatti e storie, mi concedo sempre alcuni minuti di distrazione per riservarmi il divertimento unico e raro di scoprire quali abbinamenti sorprendenti ha pensato quel giorno. Ogni volta uno spasso, ogni volta una lezione di gusto e personalità.

Righe. Il tema di oggi erano le righe. Rosse per l’esattezza. Completo di seta blu a righe rosse, con tanto di gilet a bottoncini. E fin qui, super. Davvero di classe. Si aggiunga un bel cappotto blu e sciarpa ben abbinata. Ci sediamo. Aggiornamenti sui fatti degli ultimi giorni, commenti sulla politica italiana ed europea. Stacco la spina, e si comincia. Camicia bianca a righe rosse. Sempre verticali. Caspita, righe con righe non ci sta, penso. Però dai, sono in tinta con il vestito e le righe della camicia sono talmente fitte da non notarsi, quasi. Alza il braccio per mettersi a posto gli occhiali. Li vedo, dettaglio immancabile: i gemelli. Bianchi, rossi e blu. Perfettamente in tinta, ma non solo, riassumono tutto il resto. Geniale. Mi viene da sorridere, ma per fortuna la cosa si camuffa benissimo come reazione a una delle mille battute che colorano i racconti di Carella, ogni volta pieni di aneddoti, ironia, e commenti pungenti. Chiacchierare con Dario Carella è sempre divertente, non c’è niente da fare. Anche Lazzarini ride, ottimo. Passo all’elemento fondamentale: la cravatta. Blu con una fantasia a ricamo a forma di piccole ‘V’ rosse. Opportunità ben giocata di spezzare il motivo a righe con molta decisione. Infine scarpe marroni di cuoio chiaro, delicate. Perfette. Soddisfatta, inizio a prepararmi a ricollegare l’attenzione alle discussioni in corso, illusa di aver raccolto tutto quello che c’era da imparare dalla lezione di stile del giorno. Ma Carella accavalla le gambe, ed eccoli: i calzini. LiI calzini id Carella noto e da quel momento in poi non posso più fare a meno di guardarli. Impossibile indovinare, impossibile persino avvicinarsi alla risposta corretta. Giallo fluorescente? Con i cagnolini? Di spugna? Calzini a fantasmino…? No, no. Proprio no. Lui non indossa mai cose di cattivo gusto, e tanto meno di un’appariscenza fine a se stessa. No, è molto più sottile la faccenda. Dario Carella fa scelte improbabili, ma azzeccate. Azzardate, ma ben pensate. Un po’ come il suo modo stesso di approcciarsi alle persone, alle situazioni, alle giornate. Di che colore i calzini, quindi? Blu di base con motivo a righe. Colore? Azzurro fluorescente a sinistra e rosa fluorescente a destra. Due calzini diversi. No, non li ha messi spaiati. È il modello stesso che li prevede così, spaiati. Apogeo di tutta la costruzione soprastante, con quelle calze Carella ha superato persino se stesso. Sberleffo a tutte le deduzioni logiche fatte percorrendo l’abito nei suoi dettagli, quei calzini stravolgono per un momento ogni sensazione di ordine e di equilibrio. Tolgono l’orientamento per un attimo, ma allo stesso tempo confermano ed esaltano all’ennesima potenza tutto quanto. Perché sono pur sempre a righe e perché richiamano comunque il colore rosso e blu. Premeditato, improvvisato, sregolato ma sempre sotto controllo. Questa la “lezione di stile” che ho ricevuto oggi da Dario Carella, personalità imprevedibile ma coerente. Sempre. E per questo motivo una persona da cui ogni volta c’è qualcosa da imparare, laddove le “lezioni di stile” non sono che l’inizio. Ma se si ha il privilegio di passare un po’ di tempo con lui si impara ben di più. Storie di ogni tipo, che tutte meriterebbero di essere raccolte in un libro di memorie che chissà, prima o poi, vedrà la luce. E ancora commenti e opinioni controcorrente, che se si fa l’errore di credere che si trattino della solita storia buttata lì tanto per dire qualcosa mentre si beve il caffè, presto ci si accorge di quanto, invece, si trattino di un punto di vista nuovo, che magari ti sorprendi a condividere, contestualizzato, ragionato, elaborato e decorato qua e là con una serie di citazioni di libri, eventi o autori che ti vergogni a dire che non conosci. E potrei continuare soffermandomi sul modo tutto suo di sdrammatizzare ogni situazione con ironia e simpatia, ma preferisco non scendere nei dettagli, un po’ per ragioni di spazio, un po’ perché mi piace l’idea di tenere per me aneddoti così rari e inediti.

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