28. L’ultimo drago

“Papino, non potremmo legare uno di quegli sciocchi principini e lasciarlo al drago, e poi io potrei uccidere il drago e salvare il principe?”¹

L’ultimo drago (The Last of the Dragons) è una fiaba di Edith Nesbit (1858-1924), figura anticonvenzionale e prolifica autrice di romanzi, poesie e soprattutto testi per ragazzi. Tra questi ultimi, i romanzi più famosi sono quelli della serie dello Psammead (Five Children and It, The Phoenix and the Carpet, The Story of the Amulet) e di quella sui ragazzi Bastable (The Railway Children, The Enchanted Castle, The Magic City e altri), cui si aggiungono raccolte di racconti come The Book of Dragons, Beautiful Stories from Shakespeare e The Magic World.

La fiaba L’ultimo drago è forse tra le storie più attuali dell’autrice. Racconta di una Principessa metaletterariamente consapevole delle imposizioni che il genere in cui vive – la fiaba, appunto – impone ai personaggi femminili della sua estrazione sociale, ma che non riesce a rassegnarsi a un destino passivo. Vorrebbe infatti essere lei ad affrontare il drago, per giunta l’ultimo della sua specie, senza dover coinvolgere uno degli sciocchi principi di sua conoscenza. Nonostante il Re suo padre le rammenti che ci si è sempre attenuti alla tradizione, la Principessa si ostina a tirare di scherma e a studiare, diventando in breve tempo “la più forte, più coraggiosa, più abile e più saggia di tutta Europa”. Quando arriva il suo compleanno e, con esso, il Principe “pallido, con grandi occhi e la testa piena di matematica e filosofia” che il giorno seguente dovrebbe salvarla dal drago, la Principessa decide di mettere in atto il proprio piano, anche perché il Principe, avendo trascurato le lezioni di scherma, non avrebbe grandi possibilità contro il mostro.

La fiaba è fresca e interessante sotto numerosi punti di vista. Innanzitutto, è forse la metaletterarietà l’elemento che la rende tanto accattivante e godibile ancora oggi. Il narratore infatti dialoga con il lettore, sottolineando come of course, “di certo”, questi sappia cosa accade generalmente nelle fiabe, quali siano gli stilemi e le vicende da aspettarsi. Tuttavia, sia gli stilemi sia le vicende verranno scardinati sin dalla prima pagina: nonostante l’ambientazione in un passato apparentemente lontano, le ali dell’ultimo drago sono “come dei grandi ombrelli — o come ali di pipistrello, solo qualche migliaia di volte più grandi”, il re ha a che fare con un Primo Ministro che gli porta documenti da firmare e il principe si presenterà allo scontro con il drago opportunamente motorizzato e provvisto di biscotti ricoperti di zucchero e benzina.

La metaletterarietà è importante anche per lo sviluppo della storia. È interessante notare come i personaggi rappresentino degli archetipi al punto che i loro nomi propri coincidano con quelli del loro ruolo, ma che soltanto il Re si attenga al copione prescritto dal genere della fiaba. Infatti, proprio la conoscenza delle convenzioni di trama permetterà alla Principessa e al Principe di ribaltare le consuetudini, mettendo in atto indisturbati il piano di lei: “Nessun altro uscirà di casa domani. Come sapete, mi legano a una roccia e mi lasciano lì, poi tutti scappano a casa e si chiudono dentro finché voi arrivate a cavallo in trionfo gridando che avete ucciso il drago, e io vi seguo piangendo di gioia.”

Senza contare il drago – esasperato dal fatto che si cerchi di imporgli delle convenzioni letterarie pericolose per la sua vita e che non hanno riscontro nella sua dieta (è infatti disgustato dal sapore delle principesse), un po’ scorbutico ma mansueto, ghiotto di benzina e al centro di un moderno mito eziologico sulla nascita degli aereoplani – i protagonisti sono sicuramente le figure più fresche della storia.

Da una parte, la Principessa è indipendente, colta, piena di risorse, in grado di prendere le proprie decisioni in autonomia. Come nota anche Laura Tosi, elle è tanto determinata, anzi, da riuscire a scardinare un rito di passaggio tipicamente maschile, che trova corrispettivi già nell’antichità, come nel caso di Perseo e Andromeda o del santo cavaliere tanto caro al Gotico e al Tardogotico che è San Giorgio. Non solo è lei – e non il Principe – a guidare l’impresa contro il drago, ma quest’ultimo non troverà la morte proprio perché la Principessa sarà in grado di addomesticarlo attraverso una dote generalmente attribuita al gentil sesso, la gentilezza.

Non che il Principe però ne sia sprovvisto, anzi: questi costituisce un protagonista maschile originale proprio nella sua mancanza di aggressività, e verbale e fisica. Non solo è fisicamente poco prestante e si lascia persuadere dalla Principessa con docilità (in virtù, mi permetto di sottolineare, di un intenso amore “a prima vista” tipicamente attribuito ai personaggi femminili), ma è anche attento al suo benessere e la supporta al meglio delle sue capacità: per esempio, le regala una spada nuova per combattere, ma le porta anche dei biscotti, perché possa rifocillarsi nel caso in cui la lotta si facesse troppo stancante. Non la lascerebbe poi certo sola con il drago, se non la sapesse certamente al sicuro, ed è pronto a rimettersi al volere di lei riguardo a un eventuale matrimonio. Tuttavia, non bisogna pensare che si tratti di un personaggio passivo: è lui a suggerire di addomesticare l’ultimo drago, invece di ucciderlo, ed è lui a trovare le tracce che conducono alla sua tana; nel pericolo, è pronto a combattere il drago insieme a lei, fianco a fianco.

Questo modello di relazione equa precorre sicuramente i tempi, se pensiamo che il testo è stato molto probabilmente scritto con quelli di The Book of Dragons (1901). Si tratta infatti di un rapporto cui entrambi contribuiscono al meglio secondo le proprie capacità, perseguendo obiettivi di comune accordo e sostenendosi a vicenda, indipendentemente dal sesso o dalle aspettative altrui. Sicuramente poche, deliziose pagine adatte a tutte le età, e non soltanto ai bambini.

Per approfondire:

  • Tosi, Laura, Draghi e Principesse. Fiabe impertinenti dell’Ottocento inglese. Marsilio, 2013.
  • Tosi, Laura e Alessandra Petrina (a cura di), Dall’ABC a Harry Potter. Storia della letteratura inglese per l’infanzia e la gioventù, Bononia University Press, 2012.

¹La traduzione di riferimento è quella di Laura Tosi (Draghi e Principesse).

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