HUMANS OF VENICE #14

#14

Come è nato questo banco di libri? Facevo il bibliotecario al carcere femminile, qua a Venezia. La maggior parte delle detenute sono straniere, allora già quando lavoravo là organizzavo dei mercatini per ottenere dei libri in lingua attraverso delle associazioni che lavorano dentro il carcere: “Il Cerchio”, che fa vestiti, e “Rio Terà dei Pensieri” che ha un orto e robe del genere. C’era tanto da fare, in carcere: facevamo concorsi di poesie e tante altre cose, volevamo scrivere un libro, ma è ancora nei miei sogni. Poi sono andato in pensione, e da allora tutti i libri che trovo, abbandonati, buttati via, o che mi portano perché nessuno li legge, li metto sulla balaustra – questa è una balaustra? Non si chiama balaustra, si chiama muretto veramente, comunque…è una balaustra anche se non lo è, l’ho chiamata io balaustra, ecco. Questa è una balaustra. Mettendo i libri qua la gente mi chiedeva, ma sono in vendita? E io rispondevo no, non sono in vendita, dammi quello che vuoi, io ce l’ho la mia pensione di quando facevo il bibliotecario al carcere; quello che devo fare è prendere dei libri in lingua e portarli “dentro”, per le detenute. Se non li porto io non glieli porta nessuno. Nei luoghi chiusi la lettura è fondamentale. Non tanto per evadere, come si potrebbe umoristicamente dire in questo caso, ma perché t’attacchi a qualche cosa di interessante, no? Uno che è in carcere o in ospedale ne ha bisogno, proprio per renderti la vita più accettabile. Male non ne faccio, per cui continuo a farlo. Ormai son sei anni che faccio questa cosa qua. Sei anni, e un anno e mezzo fa mi è arrivato qualcuno a cui non piaceva che io lasciassi questi libri, e allora mi ha denunciato, sono arrivati i vigili perché chiamati da questo qui. Uno che no i ghe piase, non gli piacevo io magari…o forse non gli piacevano i libri, che è peggio, molto peggio. E allora sono arrivati i vigili e mi hanno sequestrato tutto, e da allora abbiamo fatto dei ricorsi per riprenderceli e per dimostrare che non facevamo niente di male. Abbiamo raccolto tantisssime firme dalle persone che venivano qui, tantissime. E la forza e la passione della gente si è appicciata ai pezzi di carta, e quando l’abbiamo portati ai vigili han ciapà paura insomma, han visto tutta la partecipazione della gente. Erano tutti qua, in migliaia e migliaia dalla porta fino a quel ponte! E abbiamo vinto! Me l’ha detto l’avvocato questo mese, e infatti devo andare a Mestre a riprendermi i libri che mi hanno sequestrato, me ne hanno presi più di duecento. Ti sembrano tanti? In una carrettata del genere ci stan duecento libri, anche se sembran tanti. Non c’è niente di male in quello che faccio: in altri mondi, in altre città, lo chiamerebbero book crossing, ma non qua a Venezia, qui non piace una roba del genere, qui dove sembra che ogni cosa tu faccia sia soltanto per ciapar schei, fare soldi e diventar miliardario…a me non frega. Un libro del genere costerebbe l’ira di dio…guarda questo, costava ottomila lire, è una prima edizione, è del ’67, non so neanche se esiste ancora! Invece così te lo prendi, mi lasci un euro, due euro, quello che vuoi, oppure mi porti un altro libro al posto di questo… in questi anni mi sono creato una corte di persone che si interessano ai libri, così è diventata una specie di biblioteca on the road. Se ti trovi qualcosa in latino portamelo, non si trova più niente: morto il latino, morti i libri, morto lo studio, però c’è ancora gente che vuole studiarlo, infatti sto cercando altri libri in latino, come questo, vedi? Ma tu cosa studi? Filosofia? I filosofi sono tutti ubriaconi, guarda Socrate. Senza alcol certe cose non ti vengono in mente, eh! Socrate beveva sempre, poi però una volta ha bevuto una cosa che era meglio se non beveva…ahimè, peccato. Vado a prendermi uno spritz, se vuoi te ne porto uno. E prendi il libro che vuoi, anzi, ti regalo questo, parla di filosofia.

Franco Teardo, conosciuto come “Franco Libri”.
Per la storia di Franco raccontata da lui stesso, https://vimeo.com/108205090

 

“Hai fatto bene a farmi le foto oggi, domani mi taglio la barba!”

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