Editoriale

FEDELI ALLA LINEA

tempo di lettura: 2 minuti

È la mezzanotte di un venerdì sera e mi viene richiesto di redigere un editoriale. Mi ci metto.

Abbiamo stabilito che il margine è determinato dalla direzione del nostro sguardo; errore è presupporre che dal margine non sia determinato nulla. Estrapolare per inserirsi con ritrovata attenzione: nel mese di novembre vi abbiamo chiesto di ridirigere lo sguardo. 

Il filo rosso concettuale che unisce questi nostri numeri come panni stesi al sole è la direzione, nel mese di dicembre ostinata e contraria: “Controventi”

Mi fermo. Non è vero. O almeno, non del tutto. 

Che il filo conduttore di questi due numeri sia “direzione” è una coincidenza fortuita, una contingenza felice resa deliberata a posteriori. Il vero comune denominatore di questi primi numeri è, invero, l’esperienza vissuta di redazione. Linea 20 abita gli spazi del Collegio Internazionale, sito dapprima sull’Isola di San Servolo, marginale al resto della comunità cafoscarina, e ora a Santa Marta, nella periferia cittadina. Il Margine è nelle nostre corde. Il Conflitto pure. 

Piace pensare, a noi della redazione, che vi sia una coerenza fra contenuti. Se la puntualità nelle consegne è al primo posto nella lista di priorità, l’integrità intellettuale viene subito dopo. Normativamente questo è il sentire comune, tuttavia non trova riscontro nella realtà dei fatti: ci contraddiciamo e, spesso e volentieri, stridiamo. 

Miliardi di anni fa dalla collisione di singolarità ha origine l’universo; più recentemente, senza velleità pirotecniche, dallo scontro che nasce dall’incontro, nell’interregno morboso della crisi, ha vita Linea 2.0. Se è vero che il paradigma del grande scoppio non spiega gli esordi, bensì l’espansione di questo nostro sistema, il conflitto come costante umana ne definisce l’andamento. Questo è certo anche del caso particolare.  

Leone Ginzburg, nella prefazione a commento di Guerra e Pace (ed. 1928), afferma quanto segue: per Tolstoj, “Guerra è il mondo storico, pace è l’umano”. Ciò che, molto più umilmente, ci prefiggiamo di fare in questo numero è di accertare il conflitto come elemento indissolubile dall’esperienza umana. 

Non rifuggiamo lo storico, anzi ci avvaliamo di esso (cfr “Conflitti di Interesse, Guerra di Crimea” pag. 3) per corroborare la nostra tesi. Forse, ciò che più ci interessa non è stabilire verità assiomatiche (quelle sono una prerogativa di AlLineamenti, pag. 20) circa il conflitto, quanto esplorare modi di abitarlo (“Come mari a Skagen”, pag. 18; “Controventi dal Rojava”, pag. 8; “Andor”, pag. 12; “Come indossare la propria prigione”, pag. 15). 

Il conflitto“, sostiene Kant, “mantiene la vita attiva, reattiva, e in movimento”. Nell’accompagnarvi alla lettura, augurerei buon vento e mare calmo; invece, lungi dal predicare una pace perpetua, auspico una vita activa

Immagine di Efe Erçakir

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