Omaggio a P. O. Enquist

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Il 25 aprile scorso ci lasciava il romanziere e drammaturgo svedese Per Olov Enquist, all’età di 85 anni. “Narratore sopraffino, innovatore nella forma e nel linguaggio, voce sempre fuori dal coro, è stato giustamente definito la coscienza critica della società scandinava”: così lo saluta Iperborea, la casa editrice di Milano, che per più di trent’anni ha fatto tradurre e pubblicare le sue opere. 

Originario del Västerbotten, regione costiera povera e dal clima rigido, Enquist riesce ben presto ad emanciparsi dalla severa religiosità luterana e dalla cultura contadina, elementi di cui però rimane imbevuta la sua produzione. Pratica con soddisfazione il salto in alto e si forma presso l’Università di Uppsala. Negli anni Sessanta si afferma come giovane scrittore a Stoccolma, con una prosa sperimentale e frammentaria, e nel 1969 riceve il prestigioso Premio del Consiglio Nordico per il romanzo storico-documentario Legionärerna (1968, “I legionari”), primo esempio di un genere che lo consacrerà. 

La partenza dei musicanti (1978, traduzione di B. Alinei), Il medico di corte (1999, traduzione di C. Giorgetti Cima) e Il viaggio di Lewi (2001, traduzione di K. De Marco), trilogia di romanzi storico-documentari, offrono un ampio spaccato sulla Scandinavia e sul suo modello socialdemocratico, dall’Illuminismo ai movimenti operaio e pentecostale, in cui si intrecciano razionalismo laico e sostrato cristiano.

Notevole è poi l’interesse per grandi artisti scandinavi e la loro biografia, che permettono a Enquist di riflettere anche sulla propria condizione di intellettuale: Strindberg, Andersen, Selma Lagerlöf, ma soprattutto il controverso Hamsun, il cui “caso” viene rievocato in Processo a Hamsun (1996, traduzione di C. Giorgetti Cima).

Ricerca storica e metodo da “investigatore” (peraltro figura ricorrente nella produzione di Enquist) sono affiancati spesso da elementi d’invenzione ed elementi autobiografici, sempre inseriti come chiave d’interpretazione dei fatti e strumento di analisi: il romanzo storico ottocentesco viene così rinnovato attraverso un nuovo modo di interrogarsi sulla verità

Il successo, la crisi, il vortice dell’alcolismo e la rinascita: Enquist approda nel 2008 all’autobiografia vera e propria con Un’altra vita (traduzione di K. De Marco); insieme a quest’opera, La biblioteca del capitano Nemo (1991, traduzione di C. Giorgetti Cima per l’editore Giano) e Il libro delle parabole (2013, traduzione di K. De Marco) rielaborano eventi e personaggi della storia personale dell’autore, secondo la tecnica dell’autofiction

È indubbio che con la scomparsa di Per Olov Enquist si crei un vuoto importante nel panorama culturale svedese. Concludiamo però questo omaggio con il motto della fiaba “I musicanti di Brema”, ripreso direttamente ne La partenza dei musicanti ed esortazione a mettersi in cammino: “C’è sempre qualcosa di meglio della morte”.

di Renata Gallina

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