L’àncora col delfino

tempo di lettura: 4 minuti

Venezia, 8 febbraio 1515

«In questa matina, hessendo morto zà do zorni qui domino Aldo Manutio romano, optimo humanista et greco, qual era zenero di Andrea d’Asolo stampadori, il qual ha fato imprimer molte opere latine et greche ben corrette, et fate le epistole davanti intitolate a molti, tra le qual assai operete a mi Marin Sanudo dedicoe, compose una gramatica molto excelente, hor è morto, stato molti zorni amalato. Et per esser stà preceptor dei signori de Carpi et fato di la casa di Pii, ordinò il suo corpo fosse portato a sepelir a Carpi, e la moglie e figliuoli andasseno ad habitar ivi, dove queli signori li deteno certe possessioni. Et il corpo in chiesa di San Patrinian posto, con libri atorno ivi fo fato le esequie et una oration in soa laude per Rafael Regio lector publico in questa cità in humanità; et il corpo posto poi in uno deposito, fino si mandi via». [Diarii, XIX, 425]

È lì, un po’ più avanti di noi, tra le prime file della chiesa di San Paternian, Marin Sanudo: il più grande storico e cronista della Venezia rinascimentale, e uno dei più importanti di tutto il Rinascimento, è  qui come noi a osservare il funerale di un altro dei più grandi umanisti del Rinascimento, Aldo Manuzio; e con la pagina dei suoi Diarii che avete appena letto ne lascerà testimonianza ai posteri, noi inclusi, con un po’ di sottile amarezza, perché lui di Aldo era un grande amico. Ovviamente, è di quest’uomo che parleremo oggi, e di come il suo lavoro incise sulla straordinaria diffusione della stampa in Italia e a Venezia.

Aldo Manuzio nasce a Bassanio, in Lazio, tra il 1449 e il 1452, in una ricca famiglia che presto lo indirizza verso gli studi umanistici, mandandolo a 15 anni a Roma per imparare il latino e poi a Ferrara per il greco; durante gli studi conosce Giovanni Pico Della Mirandola, ci fa amicizia e si sposta con lui a Mirandola nel 1482; Pico poi, quando si trasferisce a Firenze, procura ad Aldo il posto di tutore dei suoi due nipoti, Alberto III Pio e Lionello Pio, principi di Carpi: Alberto sarà poi il finanziatore delle prime stampe del suo tutore, rimanendovi in contatto per tutta la vita.

Ma quand’è che Aldo inizia a maturare l’idea di diventare un editore? La stampa a caratteri mobili in Europa era stata inventata poco prima della sua nascita da Johannes Gensfleisch della corte di Gutenberg, un orafo di Magonza che con un suo collega aveva prodotto questo, per l’epoca, straordinario marchingegno; la sua invenzione, inizialmente diffusasi in Germania, era stata poi esportata anche nel resto d’Europa, in primis in Italia, grazie alla grande produzione in campo umanistico che caratterizzava la penisola. Tra i vari esportatori c’erano pure Conrad Sweynheym e Arnold Pannartz, che proprio negli anni in cui Aldo iniziava gli studi a Roma si erano trasferiti nella capitale pontificia per fondare la loro officina tipografica. Forse fu proprio grazie a loro che Aldo iniziò a conoscere questa arte, e ad accarezzare l’idea che potesse diventare il suo futuro, con l’obiettivo di preservare e diffondere i classici greci per mezzo della stampa: i suoi progetti si sarebbero presto avverati.

Prima però doveva decidere la sede della sua tipografia: la scelta ricade su Venezia, che come sappiamo è già uno dei maggiori centri culturali della penisola italiana. La cosa più interessante della sua carriera, però, non è tanto il lavoro di pubblicazione che dal 1493 inizierà a operare nella Serenissima (dando alla stampa Platone, Aristotele e Aristofane, con l’aiuto di intellettuali greci trasferitisi dopo la caduta di Costantinopoli, oltre a molti testi in volgare), ma tutte le novità che porterà nel campo editoriale: in particolare, stabilisce definitivamente la punteggiatura e introduce il corsivo, un carattere che insieme all’eleganza porta con sé la possibilità di ridurre il formato del libro, occupando meno spazio e dando la possibilità ad Aldo di sviluppare un nuovo formato, “tascabile”: è l’ottavo, che rende finalmente la lettura qualcosa di godibile ovunque. In tutto ciò, però, Aldo mantiene comunque i propri libri di una qualità straordinaria, facendoli arricchire con stupende illustrazioni e “firmandoli” con la sua marca tipografica, il delfino avvolto intorno all’àncora, l’uno simbolo della velocità, l’altro della solidità, che rendevano graficamente il suo motto festina lente (affrettati lentamente).

La sua grande attività di editore non si svolge solo nella sua officina, che attrae intellettuali da tutta Europa (tra cui il grande Erasmo da Rotterdam): attorniato da personalità del genere, Aldo fonda l’Accademia Aldina, dedicata allo studio delle opere greche; ovviamente, i partecipanti ad un’associazione del genere sono tenuti a parlare tra di loro greco, pagando una multa in caso di trasgressioni. All’Accademia parteciperanno, tra gli altri, Erasmo, nel frattempo diventato uno dei migliori amici di Aldo, il poeta Pietro Bembo e l’umanista e medico inglese Thomas Linacre. 

Alla fine della sua vita (che in questa chiesa sta venendo giustamente celebrata dall’orazione funebre di Raffaele Regio, lettore pubblico di umanità presso lo Studio di Padova), Aldo aveva creato la più grande azienda editoriale di Venezia, ma aveva soprattutto rivoluzionato il modo di concepire il libro: in futuro non ci si sarebbe dimenticati di lui, con la nascita, in particolare, del Progetto Manuzio, promosso dalla onlus Liber Liber e con l’obiettivo di rendere disponibile gratuitamente a tutti una grande biblioteca di opere digitalizzate.

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