Gioconda Belli (Nicaragua) – INCROCI DI CIVILTÀ 2018

Gioconda Belli è una poetessa e romanziera nata a Managua, in Nicaragua, nel 1948. Gioconda Belli è anche un’attivista politica rivoluzionaria che ha partecipato alla Rivoluzione Sandinista contro il regime dittatoriale di Anastasio Somoza Debayle. Ma, prima di tutto ciò, Gioconda Belli è una donna, una gran donna.

L’America Latina è il luogo per eccellenza dove la letteratura si intreccia con la politica, non per diletto ma per necessità. L’ingiustizia sociale sembra aver instaurato un paradosso in cui queste due discipline si sono invertite. Da un lato, la letteratura si vede obbligata ad abbandonare le aure romantiche per l’urgenza di occuparsi di tematiche politico-sociali: è una letteratura inevitabilmente compromessa e impegnata. Dall’altro, la politica, incapace di affrontare e formulare soluzioni a questa stessa realtà sociale, si rifugia nel mondo dell’assurdo e della menzogna.

È per questo che chi scrive in America Latina non può fare a meno di scrivere di politica, deve scrivere di politica. È per questo che nel 1970, lo stesso anno in cui, assieme ad altri intellettuali, inizia ad avere contatti con il gruppo rivoluzionario Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale, Gioconda Belli comincia a scrivere e pubblicare poesie, Sobre la Grama (1972). Dopo essere fuggita alla repressione da parte della dittatura del suo paese, si rifugia in Messico, dove scrive la raccolta di poesie Linea de fuego che vincerà a Cuba il Premio Casa de Las Américas nel 1978. Si sviluppa quindi una letteratura che, come disse Gabriel Garcia Marquez ritirando il Premio Nobel, “non ha bisogno di inventare nulla”, perché parte dall’esperienza vissuta di un reale che supera di gran lunga l’immaginario.

Ciò che tiene insieme queste due vocazioni, quella letteraria e quella militante, è l’attaccamento a un ideale, a una speranza in un futuro migliore per il proprio paese. Questa, che potremmo chiamare l’attesa di un punto di svolta, è particolarmente evidente nel suo primo romanzo, La Donna Abitata (1989). Il libro si ispira agli anni del suo impegno rivoluzionario. Nel testo, leggenda e realtà si mescolano armonicamente attraverso la storia di due donne, vissute in epoche diverse – un’indigena che combatte contro i conquistadores e una donna moderna che vive sotto una feroce dittatura centroamericana – le cui vite si incontrano magicamente nell’amore e nella guerriglia. Questo parallelismo denuncia come nulla sia cambiato, come lo strascico coloniale ricopra ancora il Nicaragua rendendolo incapace di autodeterminazione: è un grido rivoluzionario.

Seguiranno nel 1990 Sofia dei presagi, nel 1996 Waslala e, infine, Il paese sotto la pelle, pubblicato nel 2001, racconto pienamente autobiografico degli anni della lotta sandinista.

Tema immancabile in ogni sua opera è quello dell’emancipazione della donna in una comunità di cultura cattolica, fortemente maschilista. Le sue raccolte di poesie sono caratterizzate da una poetica sensuale e femminile che fin dall’inizio desta scalpore e interesse negando la tradizionale immagine della donna nella società centroamericana, un’immagine prettamente domestica e borghese. Al contrario, Gioconda Belli presenta una donna forte, consapevole, intraprendente e capace di avere un ruolo determinante nella politica del proprio paese, proprio come quello che ha avuto la stessa autrice.

Emerge il ritratto di una donna dolce e sensuale, ma anche combattiva e rivoluzionaria, capace di sdoppiarsi tra guerra e amore rimanendo una e una sola. Ancora una volta letteratura e vita politica si fondono e confondono e ci si chiede se sia l’autrice ad ispirarsi alla vita dei suoi personaggi o le donne militanti che appaiono nei romanzi ad essere ombre della stessa Gioconda Belli.

Si consiglia, soprattutto ad un pubblico femminile, di leggere La Donna Abitata sulla passeggiata che costeggia i Giardini della Biennale di Venezia, affacciata sulla laguna sud. Lì si trova un monumento particolare di Venezia, uno dei meno fotografati dai turisti, che spesso lo scambiano per un mucchio di alghe galleggianti. Si tratta di un bronzo che riproduce il corpo di una partigiana: è un monumento di Augusto Murer, realizzato nel 1961 per commemorare le donne partigiane che hanno partecipato alla Liberazione dal nazifascismo. Esso emerge appena dalla superficie dell’acqua, logorato dalle onde che sembrano volerlo sommergere proprio come fa la storia con la vita di protagoniste silenziose e coraggiose i cui nomi vengono spesso passati sotto silenzio. Letture come quella di Gioconda Belli ci portano a conoscere queste donne, i loro nomi, i loro volti, le loro emozioni.

Gioconda Belli sarà ospite a Incroci di Civiltà insieme ad Abdilatif Abdalla Raúl Zurita venerdì 6 Aprile alle 11:30 (Auditorium Santa Margherita). Gli autori saranno presentati da Marco Mazzini e Flavia Aiello. Per maggiori informazioni sull’evento, potete visitare la pagina web di Incroci.

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