Intervista a Mario Brunello

Il 28 ottobre 2017 il famoso violoncellista Mario Brunello si è esibito all’auditorium Lo Squero sull’isola di San Giorgio, nel quarto di un ciclo di sei concerti interamente dedicati a Bach. Terminato il concerto, lo abbiamo intervistato.

Come ci si sente a suonare a Venezia, con uno sfondo del genere? Cambia qualcosa? Le dà qualche emozione particolare?

Beh, cambia perché è uno sfondo unico al mondo, e anche solo questo cambia qualsiasi esperienza precedente. La musica è la principale arte che usa il tempo, lo scorrere del tempo – qui lo si vede proprio, anche raffigurato, questo tempo che scorre, non solo con il movimento dell’acqua ma anche con lo stesso passaggio lento delle imbarcazioni, il cambiare della luce pian piano… Insomma, è proprio un’immagine perfetta per rappresentare un po’ il corso della musica.

La seconda domanda che volevamo farle riguarda la scelta dei brani che ci ha presentato oggi: perché ha scelto proprio questi?

Lo spettacolo di oggi fa parte di un ciclo che durerà sei appuntamenti, tre li ho fatti in primavera, tre adesso e si tratta di dodici soli che Bach ha dedicato agli strumenti ad arco, in particolare al violino e al violoncello. Quelli al violino li suono con il violoncello piccolo e li ho messi a coppie (perciò sono 6 concerti) cercando di trovare delle connessioni tra un pezzo e l’altro. Come appunto dicevo prima, durante la presentazione, i due brani di oggi sono quelli che sono un po’ più fuori dallo standard della suite e dallo standard delle sonate partite, così mi pareva che potessero stare bene insieme.

Dato che la musica classica non interessa molto ai giovani di oggi, quale potrebbe essere un punto di incontro per avvicinare i giovani alla musica classica ma anche la musica classica ai giovani?

Penso che la musica classica non abbia mai interessato così tanto i giovani. Non è che sia cambiato molto, rispetto al passato. Intanto, mi fa piacere averne visti abbastanza, di giovani, questa sera, no? Non è vero che non interessa del tutto. Una volta c’era solo la musica classica, poi hanno cominciato ad esserci i concerti rock e allora i giovani si sono riversati più su quello perché piace di più, fa anche star tanto insieme. Adesso poi non ci sono più solo i concerti, c’è quello che si vuole dentro i nostri aggeggi qui [indica il telefono cellulare], perciò magari qualche diverso obiettivo c’è nei giovani, ma io non credo che sia mai stato così diverso. Insomma, non è che negli anni Venti del ‘900 le sale fossero piene di giovani, quando mai, o nell’’800 oppure 20 anni fa, io stesso non l’ho mai visto. Ci sono delle situazioni dove la musica classica viene presentata meglio anche nelle scuole e nelle università, e lì allora si riesce a coinvolgere anche dei giovani. Penso che la musica classica, per sua natura, abbia bisogno di un po’ di meditazione nel senso di “decantazione”, ha proprio bisogno di questo tempo, e i giovani troppe volte hanno un po’ di fretta, vogliono fare dieci cose in una sera. Qui invece se ne fa una, o al massimo due.

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Mi fa molto piacere essere presente nel vostro blog, così possiamo dire fortemente questa cosa che non è vero che ai giovani non piace la musica classica, ai giovani piace la musica classica e c’è un tempo per ogni cosa.

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