“L’ora della stella”, un piccolo capolavoro di Clarice Lispector

La spiaggia di Ipanema negli anni '60 (Rio de Janeiro)
La spiaggia di Ipanema negli anni ’60 (Rio de Janeiro)

L’ora della stella è un romanzo di Clarice Lispector, scrittrice purtroppo poco conosciuta in Italia, ma considerata la maggiore narratrice brasiliana del Novecento. Dopo aver letto buona parte dei suoi romanzi e delle sue raccolte di racconti, mi sono imbattuta in quella che è la sua ultima opera, scritta peraltro poco prima della sua morte, ossia di quella che definirei la sua personale “ora della stella”.

E’ un libricino di poche pagine, ma al contempo estremamente travolgente e ricco di spunti, che consiglierei a chiunque abbia voglia di fare una lettura diversa, decisamente fuori dagli schemi.

Veniamo introdotti alla vicenda dalla voce di un narratore un po’ folle, che ci racconta di aver ricevuto misteriosamente questa storia tramite una rivelazione, e di non riuscire a tacerla, quasi fosse questione di vita o di morte. Continua però a indugiare, in modo quasi fastidioso, ritardando l’inizio degli avvenimenti, per timore di deludere i suoi lettori con la mancanza di raffinatezza e l’aspra crudezza di questa storia: “Non aspettatevi nessuna stella in ciò che segue: niente scintillerà, si tratta di materia opaca”…

Quando ormai non ci speravamo più (ormai ci eravamo quasi rassegnati a credere che questo romanzo fosse il mero ritratto dei tentennamenti di un autore) veniamo catapultati in quella che è una storia triste, assolutamente priva di eroi o grandi avvenimenti, ma che riesce a farsi amare, forse per la sua disarmante normalità.

Macabéa, la protagonista, è una donna molto sola, anche se vive con altre quattro coinquiline in una piccola casetta nell’affollata Rio de Janeiro. E’ una giovane estremamente semplice, sempre gentile e garbata, che a tratti riesce a irritarci per la sua accondiscendenza a tutti e a tutto, ma che ciononostante non riusciamo a non perdonare. Conduce una vita mediocre, che le riserva non poche delusioni, ma in cui riesce comunque a ritagliarsi dei momenti che per lei sono di intensa felicità (guardare un arcobaleno, mangiare marmellata di “goiabas” con cacio, comprare un nuovo rossetto).

La sua ingenuità viene spesso disprezzata da chi le sta intorno, ma il lettore non può non scorgere la positività di un personaggio che non ha paura di andare a fondo nelle cose, di chiedersi il vero significato delle parole.

La sua storia ripercorrerà un po’ quella della vita di una stella, e solo chi arriverà alla fine del libro capirà cosa intendo dire: ma ora non voglio svelare altro in merito alla vicenda di questo singolare personaggio, “dopo tutto lei non era che un piccolo carillon un tantino stonato”…

                                                                                                                                                                                Anna Mazzon

Un pensiero su ““L’ora della stella”, un piccolo capolavoro di Clarice Lispector

  1. Sarà perchè ti conosco, e neanche poi tanto, ma questa recensione ricalca lo stile del libro che racconti: mi ha incuriosito e appena torno in laguna sarei curiosa di intraprendere una letteratura d’oltreoceano!

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