Lettera a Queenie

Cara Queenie,

Cari collegiali ed ex collegiali,

Non so bene a chi sia rivolta questa lettera. Avrei voglia di parlare a Queenie, ma anche a voi. Condividere i ricordi che ho di lei, di te con gli altri. E così, fare in modo che tanti altri ricordi che anche voi avete con lei possano riaffiorare, tutti a catena, come se lanciassimo sassolini sull’acqua della laguna e creassimo quei cerchi concentrici che svaniscono solo quando il sasso finalmente affonda. 

Leggere che sei venuta a mancare fa tanto male, Queenie. Venire a saperlo tramite Facebook o Instagram, vedere le tue foto e leggere i commenti delle persone che ti hanno conosciuta è come ricevere uno schiaffo violentissimo oppure un secchiello di acqua freddissima che ti riporta alla realtà. Ma in che senso Queenie non c’è più? Com’è possibile? Non so quanti di noi che ti abbiamo conosciuta in Collegio hanno avuto notizie dirette da te negli ultimi mesi o anni. Mi ha fatto pensare a tutte le persone conosciute in Collegio, diventate amiche o rimaste semplici e cordiali conoscenze, di cui non ho più notizia, a cui non parlo più, con cui si è creata una distanza nemmeno ricercata oppure anche voluta e accolta. Alcune persone le sento ancora quasi tutti i giorni. Altre invece le ho perse di vista. Capita, è normalissimo. Ma che strano! 

Non ho mai perso un’amica, Queenie… Non ho mai vissuto, né da lontano né ancora meno da vicino, la morte di un’amica. Di persone care ne ho perse. Ma perdere un’amica, lo confesso, è qualcosa che mi dà la sensazione di affogare diversamente. Tornano in mente immagini, colori, odori, risate, suoni: tutto si mescola nello stomaco e risale fino alla gola. E ti sembra di soffocare. Trattieni le lacrime. Passano i minuti, le ore, e cominci a fare altro, prosegui con la tua quotidianità. Metti i vestiti in lavatrice, rispondi a quella mail, finisci o inizi quel compito. E, a un certo punto, ti sembra di stare in mezzo al “caigo”. E il pianto ruscella sulle guance, e ti sorprende la naturalezza con cui la tristezza ti avvolge e ti annacqua. Per me è andata così, non so per tutti gli altri. Ma so che siamo tutti scossi, Queenie.

Sono tornata nell’album su Google Photos dove ho conservato i ricordi degli anni veneziani. Memorie limpidissime che cominciano con le foto di San Servolo appena approdata in isola a settembre del 2016, proseguono con i primi tramonti e terminano con le foto della laurea a luglio del 2019. Io e quelli del mio anno, che abbiamo continuato a chiamarci “matricoline” fino al nostro terzo anno, ti abbiamo conosciuta proprio nel 2016. Poi hai lasciato il Collegio, ti sei laureata e sei tornata in Vietnam. Ma noi, tutti noi, abbiamo continuato a parlare di te con i nuovi abitanti dell’isola. E ora il Collegio non sta nemmeno più in isola. L’hai saputo questo, Queenie? 

Chissà cosa ne hai pensato, tu che adoravi l’isola. La adoravamo tutti, però la odiavamo anche per le piccole complicazioni a cui ci sottoponeva la vita isolata e isolana (tornare per forza col vaporetto dell’1.20 quando andavamo a fare baldoria in Campo, dover perdere quasi due ore solo per andare a fare la spesa e tornare, arrivare a lezione in anticipo di 45 minuti perché era quello oppure arrivare tanto in ritardo). Non ho però nessun ricordo di te che ti lamenti di San Servolo. Non so gli altri. Si vedeva che in isola eri felicissima, come una Pasqua. Ci hai piantato un sacco di cose…tanti esperimenti sono venuti bene, altri sono falliti come quello di piantare le patate germogliate. Io ti ho sempre sentita dire quanto belli fossero gli alberi fruttiferi, fare le corsette le sere d’estate, cucinare. 

Ahhh Queenie! La regina della common. Chi non si ricorda di te che smanetti in common con i tuoi mille utensili, il cuociriso e quella marea di spezie? E chi può dire di non aver mai sentito Queenie dire a chiunque fosse già o entrasse in common “Prova! È buono”, “Mangia! È buono”. Chi non si ricorda di quella volta in cui hai fatto la seppia essiccata fritta? Mi viene da ridere… C’era un odorino ben particolare in common e abbiamo tenuto aperte le finestre per giorni ahahah. E il profumino non passava. E mi ricordo anche che la primissima volta che ho mangiato fiori di acacia in pastella nella mia vita, è stato in tua presenza. Ma ora non ricordo benissimo se ce lo hai insegnato tu o un’altra persona. Amavi cucinare, e anche mangiare. Ti rendeva proprio felice, linda, lindissima. Dolce come i pasticcini di Tonolo. 

E mi tornano in mente certi discorsi fatti con te, tutti insieme, all’area barbecue, in vaporetto oppure in common 2. Vedo le facce di Giulia, Pietro e Vale, e ovviamente la tua. Forse ci sono Cheng e Giada. Non lo so. Ma so che parliamo del tuo matrimonio. Di noi che veniamo in Vietnam in treno solo per assistere a questo evento. Curiosissimi di vederti salire su uno struzzo, come ci dici si faccia da te. Che poi non so se ci prendevi in giro o fossi seria. Ti piaceva scherzare tantissimo. A volte facevi finta di non capire solo per farti una risata mentre a turno ti correggevamo i condizionali o i congiuntivi. Saresti tornata in Vietnam ad insegnare l’italiano. Ci hai lasciato un sacco di cibo e di piatti o posate quando sei andata via. Forse ci hai lasciato tutto, conoscendo il tuo immenso senso della generosità e della condivisione. Sono sicura che ancora oggi, tra le cose in comune che sono rimaste in common o in deposito, si potrebbe trovare qualche cucchiaino o forchetta che hai lasciato tu. 

Che bella che eri, Queenie. Bellissima e tanto fresca, proprio una vampata di dolcezza o un soffio di delicatezza. Quel sorriso e i tuoi occhi. E la pelle liscissima come il marmo. Anche i tuoi capelli. La tua voce. La tua camminata. Mi ricordo tutto. Sembri ancora qui. Riguardo le foto e mi dico che, una volta asciugate quelle lacrime, bisogna accettare e rendersi conto che in ogni caso sei ancora qui. Anzi, ora sei di là e di qui allo stesso tempo. Sono convinta che anche gli altri possono e continueranno a sentire la tua presenza. Sono sicura che stanotte passerai a dare una carezza sulla guancia ad ognuno di noi. E ci dirai di sorridere. Forse ci ripeterai le parole di Rilke “Let everything happen to you. Beauty and terror. Just keep going. No feeling is final”. Forse ci dirai che stai meglio dove sei e che tanto tornerai a salutarci o a passeggiare con noi in Isola. 

Dovremmo piantare un albero a San Servolo e metterci una targa che porta il tuo nome. Sai, da parte di tutte le persone che ti hanno conosciuta sono emerse tantissime idee per celebrarti. Così, le nuove generazioni di Collegiali sapranno anche loro di te. Meriti che nessuno si dimentichi mai di te. Della tua anima vera e grigia, grigia perché è un colore che va bene con tutto. Come tu andavi d’accordo con tutti. Grigia, elegante e pacifica. Leggera e delicata. 

Forse quello che ci deve insegnare questa perdita è quanto importanti sono le amicizie. Lo sappiamo tutti, è vero. Ma si sa che perdere certe cose fa anche carpirne meglio il valore. Noi abbiamo la fortuna di essere ancora di qua Queenie. Avrei voglia di riscrivere a tutti gli amici persi di vista, incontrarli, abbracciarli, colare fiumi di parole attorno ad uno o più spritz. Stasera, mentre scrivo, mentre riguardo le foto e i video di Collegio, penso alle risate, al bene che ho assorbito a Venezia, all’amore che ho ricevuto e dato, alle lacrime, alle grigliate. Alle feste, i balli sui tavoli e sui frigoriferi, agli scontrini infiniti delle spese di fine anno, alle closing e alle opening.

A tutto questo Queenie. Anche ai Waterlines, i Lab, i resti dei matrimoni, noi che proviamo ad imbucarci alle feste. Penso al merito. Ve lo ricordate? Quella bomboletta blu con la scritta MERITO in stampatello che è diventata subito un meme. I meme, una storia di Collegio! Ne ho trovati tantissimi frugando nell’archivio del gruppo facebook di Collegio. La prima foto risale al 12 novembre 2012. 10 anni…Perché il Collegio compie dieci anni quest’anno: è sicuramente cambiato tantissimo, ha accolto tantissime animelle. E anche se non tutti vi hanno trovato la felicità, o addirittura ci hanno sofferto, so che ogni persona almeno un’altra bella persona l’ha incontrata in Collegio. 

Cavalli di razza, meritevoli, disagiati, pazzerelli, particolari, speciali. Insomma…ci piaceva prenderci in giro. Spero che piaccia ancora ai nuovi collegiali quel senso di leggerezza che dovrebbe accompagnare i discorsi che sentiamo sulla meritocrazia. Perché in fin dei conti non è quello che ci rimane del Collegio. La cosa più bella del Collegio sei tu Queenie. Sei tu nel senso che è la comunità, il senso di comunità che avevi che ci rimane. E il tesoro maggiore degli anni veneziani sono proprio i legami, le amicizie, il senso di crescita umana e personale. Che bello Queenie. Grazie, grazie per averci accolti in Collegio. Grazie per la tua bellezza sincera e vera. Non riesco a smettere di dire e pensare a quanto bella eri. Sei. Sei bella. Bellissima. 

Sei la bellezza delle amicizie sopravvissute, di quelle svanite, di quelle abbozzate. Sei la bellezza comunitaria. Sei la bellezza degli abbracci a fine anno, dei saluti dall’imbarcadero. Sei la bellezza dei bigliettini di Natale. Sei la bellezza di quelle cene primaverili, delle mug cakes invernali, delle zuppe autunnali, dei brunch estivi sulle tovaglie dell’Artnight. Sei tutto questo e ancora di più. E dovremmo ricordarti così. Riconciliarci con quella bellezza e riallacciare i legami un pochino barcollanti. 

Ci si può volere bene da lontano, è vero. Ma ad ogni Collegiale, chiedo, in memoria di Queenie, di mandare un messaggino ad una persona a cui avete voluto tanto, tantissimo bene in Collegio e che non sentite più. Ve lo chiedo per Queenie. Se ognuno di noi lo facesse, potremmo finire per creare un trenino, come quelli che riuscivamo a fare in common durante le feste, nonostante fosse pienissima di cose. Check up on a friend for Queenie. Un trenino che ci riconcilia con la bellezza delle Matricolimpiadi o delle Laureandolimpiadi. Un’armonia nuova, vera, soffice, nuvolosa e dolce come lo zucchero filato. 

Check up on an old friend in memory of Queenie. Che tu possa riposare in Allegria, in pace sì. Ma anche in Allegria come ti piaceva essere chiamata. Queenie Allegria. Sei viva. Viva e vivida nei cuori e nelle menti. Ci stringiamo alla tua famiglia e a tutti i tuoi cari. Non ti dimenticheremo mai. E nemmeno tu ti dimenticherai mai di noi. Lo so. Ti vogliamo bene!

In loving memory of NGUYEN THI NHU QUYNH, 

Leaticia e tutti collegiali che ti hanno conosciuta e non. 

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