I terremoti nell’era del digitale

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Terremoti e tecnologia sono spesso considerati come concetti riconducibili principalmente al Giappone, Stato dall’immenso sviluppo tecnologico e spesso soggetto a terremoti di entità spaventose. Molti infatti sono stati i sismi che hanno devastato lo Stato giapponese negli ultimi anni, lasciando la popolazione sconcertata dall’elevata magnitudo di tali fenomeni: solo per citarne alcuni, il Grande Terremoto del Tōhoku dell’11 Marzo 2011 o, più recentemente, quello di magnitudo 6.6 che ha colpito la regione dell’Hokkaidō il 5 Settembre 2018. Ma come si possono unire proficuamente questi due concetti con lo scopo di salvare più vite umane possibili?

La risposta ci può essere data da una semplice sigla, EEW, Earthquakes Early Warning, ovvero Sistema di Allerta Rapida in caso di Terremoto, perfetto esempio di come la tecnologia possa essere utilizzata nella salvaguardia e nella protezione dei cittadini. Questo sistema ha le sue radici nel lontano 3 Novembre 1868, quando il Dr. Cooper, nel San Francisco Daily Evening Bullet, illustrò questo concetto come “un semplice congegno meccanico che può essere disposto in vari punti da 10 a 100 miglia da San Francisco, e che, in presenza di una scossa abbastanza forte da causare danni, farà suonare una campana di allarme, che sarà riconosciuta come la campana del terremoto”.

Rilevatori di terremoti più sviluppati hanno iniziato ad essere diffusi in Giappone dalla seconda metà degli anni ’50, ma è solo nel 1972 che si vedrà messa in pratica un’idea molto simile a quella del Dr. Cooper. Negli anni sono stati molti i perfezionamenti relativi a questo sistema, fino ad arrivare all’ottobre del 2007, quando la Japan Meteorological Agency ha ideato un sistema in grado di interagire con i social media, i telefoni cellulari, i canali radio e la televisione.

Funzionamento

Questi allarmi vengono emessi dalla JMA, dotata di 624 stazioni di osservazione poste in tutto il Paese a intervalli di circa 20 chilometri, con il fine di misurare l’intensità sismica dei terremoti. Più precisamente, queste stazioni si occupano di rilevare le cosiddette onde P, ovvero onde longitudinali che fanno oscillare le particelle della roccia nella stessa direzione dell’onda sismica e che, a causa della loro rapida propagazione, sono anche le prime ad essere rilevate dai sismografi. Non appena una o più onde P vengono rilevate da uno dei 4235 sismografi disposti nel territorio giapponese, l’Agenzia analizza e predice la posizione approssimativa dell’epicentro del terremoto e si occupa di avvisare i cittadini nelle prefetture interessate dell’imminente sisma.

Ciò che va precisato è che questo sistema non può essere considerato un metodo di previsione del terremoto: errore molto comune è infatti pensare che un sisma possa essere predetto nella data di avvenimento, nell’intensità e nei danni che esso può provocare. Il EEW, invece, si occupa di notificare l’imminente scossa con la possibilità che i tremori raggiungano i cittadini prima dell’arrivo dell’allarme, sulla base della distanza del singolo individuo dall’epicentro del fenomeno.

Vista la notevole attività sismica presente sul territorio giapponese (circa 400 terremoti al giorno), la JMA si occupa di avvisare i cittadini solo in caso di una magnitudo prevista superiore al quinto grado della scala sismica giapponese, che segue come unità di misura lo shindō (震度, intensità sismica o grado di scuotimento). Il Giappone infatti (assieme a Taiwan) non fa uso della famosa e più utilizzata scala Richter, che misura l’energia sprigionata da un terremoto nel punto della frattura della crosta terrestre, ma si avvale di una scala che misura l’intensità della scossa, ovvero il sopracitato grado di scuotimento in un punto determinato della superficie terrestre. Come risultato, la misurazione del terremoto varierà quindi da luogo a luogo. Il livello di questa scala va dal grado 0, spesso impercettibile, al grado 7, il più forte, che è stato registrato solo in occasione del Terremoto del Tōhoku nel 2011 (dove il grado 7 di questa scala corrisponde al grado 9 della scala Richter).

Allarmi

La priorità dalle prime rilevazioni dei sismografi è ovviamente quella di divulgare un’allerta tempestiva che permetta al maggior numero di cittadini possibili di mettersi al riparo o di trovare un luogo sicuro in cui attendere la fine della scossa. Dall’ottobre del 2007, la JMA si occupa di notificare l’arrivo di un sisma tramite tutti gli strumenti a sua disposizione, tra cui i principali sono televisione, radio e dispositivi mobili.

I canali nazionali come la NHK o altri reti televisive di tipo ISDB (Integrated Services Digital Broadcasting) allertano la popolazione in quel momento spettatrice del programma tramite l’utilizzo di una finestra lampeggiante sullo schermo che mostra la posizione dell’epicentro del sisma e le aree dove si ritiene le scosse saranno più forti. Insieme a questa finestra, viene ripetuto un particolare tipo di allarme seguito da un annuncio in giapponese:

緊急地震速報です。強い揺れに警戒して下さい。
(Questo è un allarme terremoto. Per favore prepararsi a scosse forti.)

Se con l’arrivo del terremoto è presente anche un allarme tsunami, un sistema automatico accenderà i televisori presenti delle zone interessate e li sintonizzerà automaticamente sui canali della rete NHK. Nel caso specifico dell’allarme tsunami, l’avviso verrà ripetuto in cinque lingue diverse: giapponese, inglese, cinese, coreano, portoghese.

Così come gli allarmi televisivi, anche quelli radio si avvalgono di un tono di emergenza particolare che verrà riprodotto ad alto volume anche nel caso in cui l’apparecchio radiofonico si trovi in una situazione di stand-by.

Diverso invece è il funzionamento dei dispositivi mobili, dove le tre maggiori compagnie di telefonia mobile giapponese (NTT docomo, KDDI, SoftBank) hanno ideato sistemi di allarme che si avvalgono dell’uso del cell broadcast, modalità di comunicazione composta da brevissimi messaggi di testo.

Nonostante il funzionamento di questo sistema di allerta possa sembrare estremamente complicato, molti sono ancora gli sviluppi tecnologici da mettere in atto per migliorare ulteriormente l’accuratezza della previsione e per ridurre il tasso di imprecisioni nella rilevazione della scossa (per citare solo i più recenti, il metodo IPF, Integrated Particle Filter e il metodo PLUM, Propagation of Local Undamped Motion).

La tecnologia adottata nella salvaguardia e protezione dei cittadini contribuisce innanzitutto al calcolo del rischio di ciascuno area attraverso sensori per la raccolta dati e computer per la loro elaborazione, ma fondamentale è ricordare che tale digitalizzazione deve sempre essere accompagnata da una forte educazione alla prevenzione, costituita da esercitazioni sin da tenera età, arrivando fino al rispetto dei rigidi criteri antisismici, fondamentali per agire sulla prevenzione dei crolli.

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