Yu Hua a Ca’Foscari

Venerdì pomeriggio più di duecento persone tra studenti, insegnanti e lettori appassionati sono accorse ad ascoltare uno degli autori cinesi contemporanei più influenti. Così tante da aver reso necessario un cambio d’aula all’ultimo minuto. L’autore di Vivere! e Brothers è approdato a Ca’ Foscari per raccontare, con l’ironia che lo contraddistingue, la genesi del suo ultimo romanzo, Il settimo giorno (第七天), pubblicato in Cina nel 2013 e in Italia nel 2017 e già recensito su Linea20. L’incontro, tenutosi in lingua cinese e italiana, è stato accompagnato dagli interventi della professoressa Nicoletta Pesaro e del dottor Federico Picerni in veste di interprete.

Come ha spiegato lo scrittore, ciò che lo ha spinto a scrivere questo libro è stata l’esigenza di raccontare il violento cambiamento e le forti contraddizioni della Cina degli ultimi decenni “evitando di scrivere un mattonazzo”. Così ha deciso di limitare l’azione al periodo del 頭七 touqi: i sette giorni successivi alla morte, durante i quali, secondo la tradizione buddista cinese, l’anima non si è ancora separata dal corpo. È proprio in questo breve e surreale limbo tra la vita e la morte che Yu Hua inserisce i suoi personaggi e le loro storie, talmente realistiche e plausibili per la Cina contemporanea da stridere con il surrealismo dell’ambientazione e della trama: “Ci sono morti comuni e morti VIP: chi non può nemmeno permettersi una tomba e chi invece attende la propria cremazione seduto sul divanetto di un salotto di lusso, sorseggiando tè o caffè.” Partendo da questi personaggi, Yu Hua, classe 1960 e quindi testimone diretto dei cambiamenti economici e ideologici che attraversano la Cina post-maoista, ha restituito al pubblico  una breve ma efficace riflessione sulla società contemporanea.

L’intervento si è poi ampliato all’intera produzione dell’autore: si è parlato dell’evoluzione della figura del padre che, dopo essere stata spesso rappresentata negativamente, assume ne Il settimo giorno dei connotati eccezionalmente positivi; si è accennato alla maturazione e ai cambiamenti dello stile dell’autore: dalle sfumature quasi macabre degli esordi alla predilezione per la componente realista, fino a quest’ultimo romanzo che sembra contenere nuovamente richiami ai suoi primi lavori. A tal proposito, Yu Hua ha ironicamente commentato: “Forse sono d’accordo, ma quando scrivo non penso a tutte queste cose!” E, inserendosi nella riflessione letteraria condotta dalla professoressa Pesaro, ha precisato: “Quando si parla di letteratura è impossibile trovare una risposta corretta. Ogni lettore riscrive il romanzo a seconda della sua esperienza di vita, ogni interpretazione è degna di nota. Un buon romanzo è un romanzo aperto.”

Così i fortunati che hanno partecipato all’incontro hanno potuto avere prova di come ascoltare Yu Hua sia proprio come leggerlo: un’esperienza ricca di ironia, metafore, battute efficaci e colpi di scena.

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