La lettera

Araki Ikuko (1890-1943) fu una scrittrice del gruppo Seitōsha, legato alla rivista Seitō (per maggiori informazioni, 23. A thing of beauty is a joy for ever). Araki contribuì alla rivista con nove manoscritti (opere teatrali, editoriali scritti con Raichō e racconti), ma pubblicò anche una raccolta e la novella Hi no musume (Figlia del fuoco). Affascinata dalla figura della New Woman, scrisse di donne che sognavano l’adulterio, e dall’inizio della sua contribuzione a Seitō in poi circolarono numerosi pettegolezzi sulla sua vita amorosa. Araki, a differenza di altre colleghe, non disdegnava i riflettori e forse contribuiva lei stessa ad alimentare le voci sul suo conto, creando un vero e proprio personaggio. Tentò di aprire un ristorante e una casa editrice, fallendo, ma il suo entusiasmo e la sua vitalità vennero stroncate dall’alcolismo.

Seitō venne censurato per la prima volta proprio per il suo La lettera (Seitō 2.4, aprile 1912).

Ti sto scrivendo questa lettera in una sera d’inverno, in una stanza di quattro tatami e mezzo che si affaccia a nord. Sono sicura che, quando vedrai la mia grafia, capirai quanto tremi la mia mano e quanto sia irrequieto il mio spirito. Davvero, credo di aver trascorso giorni e giorni su questa lettera. Ogni volta che inizio a scrivere, divento stranamente ansiosa e i miei pensieri si confondono. E per di più, la tua immagine, con i tuoi modi gentili e innocenti – per me estremamente seducenti – fluttua di fronte a me come come un’apparizione, e anche le terribili parole che hai detto il giorno in cui ci siamo separati, “Non vediamoci più”, risuonano nelle mie orecchie.

Ma oggi, a qualunque costo, devo spedire questa lettera.

Sono passati quasi sei mesi da quando ci siamo separati, vero? È spaventoso pensare che io sia stata capace di trattenermi dallo scriverti per tutto questo tempo. Quanto tempo! E che prova per la mia resistenza! Ma, Hideo, ti prego di riflettere se sia la cosa migliore andare avanti in questo modo, servendo soltanto mio marito senza scriverti mai.

In questo mondo dove così tante cose non sono che formalità superficiali, nessuna è tanto bizzarra quanto il rapporto tra marito e moglie. Le persone trattano l’amore come un utensile. Una donna che brandisca abilmente questo strumento può guadagnarsi titoli quali “donna virtuosa” o “moglie saggia”. Poiché tu non hai ancora vissuto nel regno soffocante di Marito-e-moglie o di Matrimonio, non puoi sapere queste cose. Ecco perché sento di dovertelo assolutamente dire. Scrivo ciò affinché tu comprenda che nel mondo che creeremo non solo dovremo riconoscere la felicità degli amanti, ma dovremo anche raggiungere noi stessi quella felicità.

Sorridendo costantemente, mio marito mi ricopre delle necessarie carinerie: ornamenti per capelli, anelli e dolci deliziosi, e un lungo bacio quando mi sveglio la mattina. Ma non ho mai conquistato il suo cuore, ed egli non ha mai provato a sfiorare il mio. Pensa che tutto vada per il meglio semplicemente perché vede il mio viso sorridente o i miei modi civettuoli (che, in realtà, non sono che il prodotto dell’immaginazione degli uomini). E così, con le mie dita aggrovigliate nel suo colletto, spazzo via la filaccia dal suo kimono e ricucio i punti che si sono disfatti. Poi lo stringo a me, pensando per tutto il tempo alla tua nuca e al piacere della prima notte in cui le tue labbra scarlatte hanno incontrato le mie.

A metà giornata, quando passeggio verso il cancello principale, non aspetto il ritorno di mio marito, ma spero, per un qualche caso, di potermi imbattere in te. E così fisso a lungo il cielo con aria assente, chiamandoti. Un vento freddo e ostile mi frusta con la sabbia. La gente per strada mi guarda sospettosa, come per dire: “Cosa ti spinge fuori con questo freddo?”. Mi fissano mentre mi passano accanto. Inoltre, c’è un uomo che, pensando che io sia “quel genere di donna”, è passato su e giù di fronte a me molte volte, e addirittura fischia al mio indirizzo dall’ombra del palo del telefono dall’altro lato della strada. Sono ben consapevole di cosa pensino queste persone, eppure non ho alcun desiderio di tornare in casa. E quindi canto la canzone sulle rondini che ho imparato da piccola. Ero piuttosto certa che anche tu conoscessi la canzone sulle rondini. A volte mi scopro a cercare, tra questi sciocchi, un uomo alto, un uomo che mi ricordi di te. Come palpita il mio cuore, quando vedo un giovane ben vestito di ventiquattro o venticinque anni. Quanto furiosamente grida il tuo nome. Non so perché, ma quando cerco di placare il mio cuore, sono incapace di riuscirvi. È una situazione tanto grave che sono persuasa che ogni persona che mi passi davanti agli occhi debba essere te.

Questa mia stanza è una cupa stanza di quattro tatami e mezzo vicino alla cucina. Ma la finestra a nord è bassa, e il piccolo cortile di fronte a essa che arriva al cancello sul retro ha molti cespugli dove una persona adulta potrebbe facilmente nascondersi. Quando si diffonde la quiete, la sera, posso udire distintamente il suono dell’acqua che gocciola dal rubinetto, dopo che le voci dei vicini e le risate acute delle donne si sono placate. Quindi penso: “Ora sono tutta sola in questa stanza. Mio marito dorme e la cameriera russa. In una notte del genere potrei fare qualunque cosa. Se per caso tu venissi da me, ti farei sedere sul mio cuscino e mi appoggerei con il capo sulle tue ginocchia – una cosa che non faccio da talmente tanto tempo. La mia mano destra ti accarezzerebbe il collo, le mie labbra sfiorerebbero le tue. Saremmo capaci di creare un momento di pura felicità.”

Una notte, mentre fantasticavo in questo senso, una falena è rimasta intrappolata tra lo shoji e l’imposta. Incapace di trovare il modo di uscire, l’insetto sbatteva le ali contro lo shoji. Senza capire cosa stesse producendo il rumore, ho afferrato silenziosamente la porta con la manica e ho aperto lo shoji. Poi ho notato che, se versavo un po’ dell’acqua nella mia pietra per inchiostro nell’intelaiatura, potevo aprire la porta senza produrre alcun suono. Prova a immaginare, se osi, come mi sentivo quando si è aperta la porta. Sono certa che tu capisca quanto “quatta” mi sembrassi. La pallida luna scrutava severamente il mio volto, come se condannasse le mie azioni. Mi sono sentita mortificata al pensiero di essere stata messa in ridicolo, ma sono scivolata nel giardino deserto in négligé e ho furtivamente cercato di trovarti tra i cespugli. A quel punto, il mio corpo e la mia anima erano in balia della tua ombra, e tuttavia la tua ombra non era neanche lì.

Scrivere queste cose mi dà un tale sollievo. La vita a casa è come te l’ho descritta. Ciò nonostante, siamo una coppia sposata che convive senza alcun dissapore. Anche io sono una “donna casta”, sai, anche se parole di questo genere non hanno alcuna attrattiva per me. Ciò che voglio, invece, se davvero sono un essere umano, è sentirmi completamente avvolta da un amore sincero e umano. Anche se un tale amore fosse condannato come un terribile crimine, voglio una vita che permetta ai nostri cuori di intersecarsi in uno solo, indipendentemente dalla forma che questo prenderà, piuttosto di sopportare un tormentoso giorno di inganno in più.

Va bene se ci incontriamo. Fortunatamente, dall’inizio del mese prossimo mio marito sarà via.

Hideo! Perché non andiamo in quella stanza lì? È perfetta perché è vicina sia a casa mia sia alla tua. Dovessimo voler rientrare, potremmo farlo in fretta. Sicuramente non avrai nulla da obiettare su quella stanza. Ti ricordi di come l’erba dormiente e il mare si incontravano nella finestrella, e di come le pallide stelle dell’alba brillassero attraverso il fioco vetro monocromo? Quella volta, hai detto: “Quelle stelle sembrano marcare le nostre tracce, il percorso che seguiamo quando sgattaioliamo via.” Davvero, quella stanza è perfetta per noi.

Ricordo quella prima notte dall’inizio alla fine. Le stelle dell’alba segnavano il percorso dell’amore. Tu continuavi a sussurrare tenerezze mentre ci stringevamo, contemplando quelle stelle, passando ore e ore a raccontarci i nostri segreti. Quanto ci saremmo imbarazzati se chiunque ci avesse sentiti. Anche le onde dell’oceano cantavano con gioia canzoni felici mentre baciavano incessantemente la costa. Ancor più felici di quelle onde eravamo noi due, che creavamo quei ricordi indimenticabili insieme.

Hideo, ti prego, fammi avere una risposta quanto prima. Devi solo scrivere la parola “Certo”, con data e ora. In meno di cinque giorni, potrò toccare le tue labbra scarlatte. Sono certa che quella notte, prima anche tu mi abbia udita proferir parola, avrai qualcosa da porre sulla mia piccola fronte.

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