HUMANS OF VENICE #30

Io sono valdostano. Sono venuto qua nel 2001. Mi hanno offerto un posto di lavoro per gestire barche per la pesca d’altura, e la prima volta che sono andato fuori in laguna ero con amici e chiedevo “Questo che cos’è? Boh. Questo? Boh. Questo? Boh”. E siccome non c’era nessuno che mi sapesse dare delle informazioni sul territorio nel quale vivevano, abbiamo deciso, io e la mia compagna, di aprire una cooperativa per far questo, per portare la gente alla scoperta del territorio in cui vive. Abbiamo iniziato i primi lavori con il comune di Jesolo, con le scuole di Jesolo, portando i ragazzi di Jesolo in laguna, e abbiamo visto che c’erano ragazzi che non ci erano mai stati, eppure Jesolo è una parte di laguna. E anche a Venezia, quindi abbiamo iniziato a fare escursioni e progetti educativi mirati alla riscoperta del territorio nel quale si vive. Sotto tanti ambiti: uno è l’ambito naturalistico, perché poi ognuno di noi si è specializzato nel suo settore; per cui è arrivato Filippo, che è laureato in scienze ambientali e lui fa tutta la parte naturalistica, Alessandra è una pedagogista, quindi si occupa di tutto l’aspetto educativo, Riccardo si occupa di tutto l’aspetto botanico, avevamo un educatore interno, ognuno ha il suo settore. Io mando avanti tutto l’aspetto organizzativo della cooperativa. E della barca. Nel 2002 abbiamo comperato la barca e l’abbiamo resa elettrica. Appena è arrivata l’abbiamo trasformata, abbiamo montato pannelli, abbiamo fatto le prime sperimentazioni con i motori elettrici. Non c’era in Italia la tecnologia, quindi le prime sperimentazioni le abbiamo fatte con aziende tedesche, che poi non funzionavano, fino a quando abbiamo detto “Basta, tutti via, progettiamo noi direttamente”. Abbiamo progettato noi il motore, progettato noi l’impianto, abbiamo fatto noi costruire quello che ci serviva. E da lì in poi abbiamo introdotto modi diversi di scoprire il territorio, nel senso, facciamo un esempio: uno è la serata enogastronomica. Che non è la cena, ma è scoprire il territorio tramite la pancia. Come il baccalà, prodotto a chilometro zero, prodotto locale, e mangiato nel posto dove c’è una valenza territoriale di quello che mangi. Per cui mangi un prodotto, e c’è il racconto della storia del prodotto, della ricetta, nel posto dove il prodotto viene preso, prelevato, che siano i carciofi di Sant’Erasmo nel momento dei carciofi, piuttosto che le sarde, piuttosto che i peoci, piuttosto che le vongole, piuttosto che le seppie. Cioè, ogni cosa ha una valenza naturalistica e una storia col territorio, quindi trasforma il territorio. Questa è una, stiamo facendo escursioni serali sulla Venezia noir, perché non si sa, ma ci sono stati parecchi serial killer a Venezia negli anni e quindi si fanno serate sui serial killer. Poveglia invece è più una leggenda e una montatura che altro. Secondo me l’importante è saperle le cose, abbiamo fatto serate solo su Porto Marghera quest’anno, perché sono i cento anni di Porto Marghera. Si cerca proprio di non fare turismo, ma di fare cultura. Non ci limitiamo neanche a portare i turisti, perché non ha senso. Lo facciamo per chi vive a Venezia e lo facciamo per chi viene a Venezia anche dall’estero, ma per avere cultura. Facciamo l’Arsenale, abbiamo l’autorizzazione a fare le visite guidate nel bacino grande dell’Arsenale per associazioni. Quindi se un’associazione culturale vuol fare il giro in Arsenale, noi li possiamo fare. Si cerca di far questo, e di combattere tutto quello che è il mordi e fuggi a Venezia. Il problema è che il mordi e fuggi è il business. Fino a quando c’è quel business lì c’è poco da fare, è la lotta di Don Chisciotte. Ma noi continuiamo. Noi abbiamo un sacco di studenti che vengono nelle uscite per universitari, perché abbiamo Ca’ Foscari, IUAV, la Boston University, VIU, ne abbiamo un sacco che chiedono di fare l’uscita. Poi organizziamo uscite mirate su alcune cose. Questi ci chiedono, non so, l’incontro con la gente del territorio. E nessuno va a Pellestrina. A Pellestrina c’è il piccolo museo della laguna, che è un posto magnifico, spettacolare, dove incontri gente che vive nel posto e hai la possibilità di vedere qualcosa che normalmente non si sa neanche che esista. Questa è la follia: se chiedi ai veneziani, i veneziani non sanno niente. Conoscono le spiagge di Phu Khet della Thailandia ma sulla città di Venezia sono degli ignoranti impressionanti. Impressionanti. […]

Noi facciamo un gioco di ruolo a scuola sulla sostenibilità. Alle elementari sulla sostenibilità nella pesca, la pesca è il modo per riuscire ad arrivare a quei ragazzi, alle medie sulla produzione energetica, e superiori e università sulla gestione territoriale della felicità interna lorda, che è un modo diverso di approcciarsi al pil. È difficile riuscire a coniugare tutti i fattori, perché poi è individuale. Tutti parlano di sostenibilità, tutti. Ecosostenibile lo mettono su qualunque cosa, non lo so, è un business anche quello.

Fabio Cavalletto, cooperativa Sestante

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