Da grande voglio essere Nicole Krausss

Mercoledì 8 aprile si è tenuta presso Casa Artom la conferenza della scrittrice newyorkese Nicole Krauss, nell’ambito del ciclo di incontri tenuto dall’associazione Beit di Venezia in collaborazione con la Wake Forest University.

Da fan numero uno dei libri del suo ex marito Jonathan Safran Foer, devo confessare di essermi approcciata alla conferenza di Nicole Krauss come una directioner tredicenne si avvicinerebbe alla nuova fidanzata di Zayn Malik. Gelosa, piena di pregiudizi e pronta a registrare ogni minimo difetto dell’avversaria.

Il problema è che Nicole Krauss è l’essere umano più dolce ed aggraziato che sia capitato entro i 15 metri del mio spazio vitale. È come Arwen del Signore degli Anelli se Arwen esistesse, sapesse scrivere e avesse un voce bellissima. Sì, perché Nicole Krauss a 40 anni non solo è una delle figure più interessanti nella scena letteraria americana, non solo si è fatta amare dal mio idolo della carta, non solo ha dei capelli bellissimi acconciati molto elegantemente, Nicole Krauss ha anche la voce di un’incantatrice di gatti. Non che le serva per tenere viva l’attenzione, visto che in 45 minuti di conferenza ha scodellato gemme di saggezza, talento e umiltà con la frequenza con cui io sblocco il mio iPhone a vuoto. È che essendo (lei) newyorkese speravo almeno avesse la voce di una che si ingozza di hot-dog alle partite di baseball e urla contro i taxi all’ora di punta, invece no, nessun taxi oserebbe tirare dritto se incontrasse Nicole Krauss, nessuno.

Questa perfetta atmosfera letteraria dentro Casa Artom mi ha quindi sì impedito di pensare ad una domanda intelligente per tutta la durata della conferenza, in compenso ne sono uscita con un blocco note pieno di appunti e consigli di vita – sia essa su carta o reale – che mi sembrava sleale non condividere con nessuno, anche perché alla conferenza l’età media si aggirava attorno ai 65 anni e mi sembra moralmente sbagliato che la donna che voglio essere da grande non abbia un’audience più giovane e pronta a farsi plasmare sulla base di quello che scrive.

Per cui, primo consiglio di vita, leggete Nicole Krauss, soprattutto se avete meno di 35 anni e soprattutto se avete gusto letterario, perché i libri di Nicole Krauss non cercano di fregarvi con aforismi vuoti in storie vuote o con una prosa aggressiva che sbrana una trama inesistente, no, Nicole Krauss scrive sulla base del fatto che la letteratura è relazione, è l’unica cosa che ti permette di indossare veramente e profondamente i panni di un’altra persona, di essere un’altra persona. Il suo scopo è suscitare l’empatia, e il fatto che io voglia correre dall’altra parte della stanza ed abbracciarla senza neanche aver letto il suo ultimo libro mi porta a pensare che forse ci riesca.

Nicole Krauss sostiene due cose: la prima è che noi percepiamo il mondo per sopravviverci, la seconda è che se il mondo fosse veramente come lo percepiamo non ci sarebbe motivo di scrivere. Questo mi porta ad una considerazione: o noi scrittori di liste della spesa con questa cosa della sopravvivenza ce la caviamo molto male, o loro che scrivono i best seller devono per forza incontrare qualche difficoltà. E infatti i personaggi della Krauss sono persone sole, perse in momenti di incertezza, lei stessa quando scrive ha detto di non vedere la fine della vicenda, di non sapere se, quando e come ne uscirà, il che mi rende solo ancora più incredibilmente gelosa del suo talento perché a quota 587 parole io mi sono persa in questo articolo e invece le sue opere sono blocchi unici, logici, incredibilmente toccanti di storie di vita né banali né straordinarie, ma vere.

Ad onor del vero – e anche perché dopotutto rimane la donna che ha sposato l’uomo che dovevo sposare io – credo che questo sia un trucco e non magia: come ha detto Nicole Krauss, nei suoi libri rimane sempre un’ombra di incertezza, non c’è una descrizione dettagliata di tutto o una guida onnicomprensiva a tutti gli eventi. Ci sono margini lasciati volutamente in mano al lettore, per cui il risultato è un’immagine nitidissima del romanzo, ma diversa per ogni persona che lo ha letto.

La conferenza si è chiusa con altre due constatazioni che sarei tentata di tatuarmi se non fossi terrorizzata dagli aghi e dal prolasso del tono muscolare con l’avanzare dell’età: che la lingua è lo scopo della nostra specie, e la poesia è lo scopo della lingua; che l’autenticità convive con l’incertezza, e che dobbiamo imparare a conviverci e a sostenerla.

Farlo partendo da un libro di Nicole Krauss mi sembra un ottimo proposito.

Camilla Cimatti

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