Premio Strega 2022: Quel maledetto Vronskij di Claudio Piersanti

Tempo di lettura: 3 minuti

Come tutti sanno la felicità viaggia a corrente alternata e non è priva di insidie e timori, primo tra tutti quello di perdere i suoi favori.

Giovanni e Giulia sono sposati da più di vent’anni; lui è proprietario di una tipografia acquistata ad un’asta grazie all’aiuto economico di uno zio, mentre lei è una segretaria appassionata di giardinaggio. Agli occhi di tutti rappresentano una coppia affiatatissima e molto innamorata; nemmeno la malattia di Giulia ha scalfito la loro relazione ed ora che è guarita, sono entrambi tornati alla loro genuina quotidianità, fatta di piccoli gesti e mille rituali ormai consolidati.

Questa armonia però si spezza bruscamente il giorno in cui Giulia se ne va di casa, lasciando al marito solo un laconico messaggio: “Perdonami, sono stanca. Non mi cercare”.

Giovanni prende atto della volontà della donna che ama e l’accetta senza tentennamenti, anche se con evidente spaesamento; riesce a resistere alle pressioni di amici e parenti, che più volte lo spronano a mettersi sulle sue tracce, a qualsiasi costo e con qualsiasi mezzo. Invece di reagire con carattere, galleggia in un limbo inconcepibile ai più, e quando i mesi d’attesa iniziano ad accumularsi, prende a passare sempre più tempo da solo in tipografia, fino ad arrivare letteralmente a viverci, determinato a dedicarsi anima e corpo alla stampa di una copia unica di “Anna Karenina”, da regalare a Giulia una volta che fosse tornata a casa.

È proprio durante il lavoro per questo pegno d’amore, o forse più semplicemente nella speranza di trovare una ragione alle azioni della moglie, che inizia a leggere il romanzo e si imbatte nel ”maledetto Vronskij”

Da semplice personaggio letterario, Vronskij si evolverà lentamente in un’entità sempre più presente nella vita di Giovanni: dapprima assume le sembianze di un immaginario amante di Giulia, scatenando in lui una gelosia quasi incontrollata, poi impersonifica la malattia latente della moglie, rivelando solo alla fine la sua vera essenza: il maledetto Vronskij in realtà è la Morte.

Una narrazione distaccata che sembra voler mettere di proposito uno spazio definito tra sé e il lettore, ma che riesce comunque a calarlo in un’atmosfera ovattata, scossa solo in minima parte dai profondi cambi di direzione che subirà la vicenda da qui in poi. Preferisco non darvi altri dettagli della trama, ma vi assicuro che se c’è una cosa che posso affermare senza alcun dubbio è che nulla, in questo romanzo, è scontato. 

Quando mi è stato chiesto un primo parere al termine della lettura, mi sono resa conto di essere stata decisamente tiepida: non si tratta di certo di un libro d’impatto, che si porta avanti con quel trasporto che rapisce gli occhi fino all’ultima pagina, su questo penso che i più siano d’accordo con me; ma credo anche che una breve decantazione sia sufficiente per apprezzarlo come realmente merita. 

Vi chiederete, cosa potranno mai trasmettere al lettore un personaggio come Giovanni e le sue vicende personali? In fondo si tratta di un uomo come tanti altri, immerso in un’esistenza ordinaria e che sembra vivere anche il più drammatico degli eventi con sconcertante passività (no, su questo la trama non vi stupirà con alcun effetto speciale finale). Beh, sicuramente che la fiducia sconfinata nell’amore è sia ostinazione che attesa, che anche dietro a un sorriso si può celare la paura, che la felicità è fragilissima e forse per questo così preziosa.

Non so se “Quel maledetto Vronskij” riuscirà a vincere il Premio Strega 2022, ma sono certa che, anche senza grandi clamori, la sua originalità riuscirà a lasciare il segno.

di Elena Saviolo

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