Fondamenta degli incurabili – epistola d’amore a Venezia

Tempo di lettura: 4 minuti

Scrivere un articolo, umile per carità di Dio, dopo aver bevuto un paio di spritz e qualche ombra in Misericordia non è facile. Non è facile tornare a casa di notte guardando i merletti dei palazzi e la tua immagine scomposta dalle increspature dell’acqua, oltrepassando ponti su ponti e inveendo contro i turisti. Ancora meno facile è sedersi in un’aula studio alle tre di notte e riflettere sul libricino di sole 108 pagine del premio Nobel russo Iosif Brodskij: Fondamenta degli Incurabili.

Zattere agli Incurabili è uno di quei posti davanti ai quali il tuo corpo naturalmente rallenta il ritmo della corsetta serale per guardare l’austerità dell’ex Ospedale o per leggere la targa dedicata al poeta russo che amò e cantò questo luogo. 

Il breve saggio di quello scrittore originario di San Pietroburgo (canali!), esiliato dalla sua natia Russia nel 1972, ha come oggetto di culto e celebrazione la città che per 17 lunghi anni designò come meta dei suoi intervalli dalle lezioni universitarie: Venezia.

Fondamenta degli Incurabili è una lettera d’amore che descrive i numerosi incontri del poeta con la città costruita su una foresta sommersa. Dal primo incontro Josif si fece portavoce del sentimento che prova ogni pellegrino che lascia la terraferma e approda a Venezia: «Così avvenne il mio primo arrivo in città… Se quella notte conteneva un presagio, il presagio era che io non possiederò mai questa città». Ognuno al suo primo arrivo si sente spaesato, confuso e quasi fuori posto. Nulla è come sembra. Questo luogo ti rende invisibile, poiché nessuno ha voglia di guardare te; effettivamente, perché concentrarsi su qualcuno? Il veneziano e lo studente sfrecciano per non tardare a lavoro o a lezione quasi ormai allergici alla città e al consesso degli uomini, il turista è attratto dallo sbrilluccicare dei negozi, e tu ti perdi nell’anonimato di una città che distrugge tutto.

Brodskij cita La Genesi «La terra era senza forma, e vuota, e la tenebra copriva la faccia dell’abisso. E lo spirito di Dio aleggiava sopra la faccia delle acque». Dio è tempo, acqua è tempo. Ma l’acqua, nel suo essere elemento naturale, è anche anarchia. Le forme artificiali dei palazzi rispondono all’anarchia con la bellezza della geometria, con l’intaglio dei pizzi, con le piante che fuoriescono dalle corti. Ma l’anarchia contorce le forme, le allunga o le riduce. Forse la laguna veneziana è una ascoltatrice assidua di I miei sogni di Anarchia di Rino Gaetano. 

Lo specchio è stato il primo mezzo che ha permesso all’uomo di comprendere la propria individualità. La propria immagine riflessa in un placido stagno, come per lo splendido Narciso, o nel riflesso di un’opera di artigianato di manifattura muranese. Venezia, tuttavia, non concede il privilegio dell’individualità, non si lascia vivere come le altre città. Lei carpisce la tua immagine e la deforma, adattandola alla sua natura. È un organismo vivente che ti impone l’adattamento, l’amore e la ricerca continua e collettiva di un sentimento comune. Venezia richiede il quotidiano scoprirsi e riscoprirsi, così come farebbero due amanti. Riscoprirsi sempre diversi, ma mantenendo inalterate le peculiarità che ti hanno ghermito il cuore e imposto un solo imperativo: non tornare in terraferma, mesciti con l’acqua!

«Credo che sia stato Hazlitt a dire che l’unica cosa che potrebbe superare questa città d’acqua sarebbe una città costruita nell’aria… il nostro secolo si assicurerebbe un ottimo titolo per essere ricordato se lasciasse intatto questo posto, se lasciasse le cose come sono».

Fondamenta degli Incurabili si specchia nell’acqua, danza per le calli come una ballerina andalusa venuta da lontano, solo per vedere il suo tulle aggrovigliarsi attorno a lei, all’acqua e ai palazzi. Fondamenta degli Incurabili dipinge il suono delle campane che la domenica mattina risvegliano la città diradando la nebbia lagunare.

Un consiglio: Leggete Brodskij se volete vivere un po’ di questa città, e poi venite a visitare I Frari o la Madonna Dell’Orto.

Buon San Valentino, Venezia.

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