La Chiesa dei Carmini

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Dorsoduro è il quartiere di Venezia che, grazie all’impulso della vicina stazione ferroviaria, ha subito in tempi recenti il maggior numero di cambiamenti, come vediamo dalle calli ampie, dai condomini veri e propri e dalla modernità di alcune costruzioni: se però partiamo dalla chiesa dei Mendicoli che abbiamo visitato la scorsa volta e, passando per l’Anzolo Rafael e San Sebastiano, ci addentriamo nella sua parte più nascosta, scopriamo un suo volto diverso e più antico, fatto di chiesette, sottoporteghi e piccole calli che vanno a formare, come in quasi tutta Venezia, un dedalo di strade e campielli. È appunto in uno di questi che troviamo due strutture in parte nascoste dagli edifici circostanti ma che sono, la prima, una delle chiese più grandi di Venezia, la seconda, l’ultima nata delle Scuole Grandi: siamo di fronte alla chiesa e alla Scuola Grande Arciconfraternita di Santa Maria del Carmelo o, in veneziano, dei Carmini.

Prima di parlare di questi edifici magnifici ma poco noti, è bene soffermarsi sulla figura a cui essi sono dedicati, ovvero la Madonna del Carmelo. La religiosità mariana è sempre stata importantissima a Venezia, ancor prima del suo grandissimo impulso nell’età moderna, come dimostrano la presunta data di fondazione della città, il 25 marzo 421 (giorno dell’Assunta), la dedicazione alla madre di Cristo di molte antiche chiese e il ruolo della stessa come co-patrona della città nella veste della Madonna della Salute. La Madonna del Monte Carmelo deve invece il suo culto ad una serie di importanti avvenimenti che ci portano, guarda caso, in Oriente: le crociate. Durante queste guerre un gruppo di eremiti si stabilì sulle pendici di questo monte sacro, che nelle scritture vede compiersi le gesta del profeta Elia, e vi dedicò una chiesa alla Madonna. Le sconfitte subite dai crociati costrinsero però l’ordine che ormai si era formato ad abbandonare i suoi conventi e a trasferirsi in Occidente dove i pontefici, nel contesto dell’opera di normalizzazione dei vari gruppi eremitici nel XII e XII secolo (ne parleremo meglio quando visiteremo i Frari), prima li assimilarono, togliendo ogni connotazione eremitica, agli ordini mendicanti (come i Francescani e i Domenicani), e poi nel 1274 li fecero diventare a tutti gli effetti un ordine mendicante basato sulla contemplazione e sulla predicazione. Centrale però rimase il collegamento con la Vergine del Carmelo, la quale, secondo una leggenda, sarebbe apparsa al priore Simone Stock concedendo la salvezza a tutti coloro che indossavano lo scapolare. Questo capo di vestiario è costituito da due pezzi di stoffa recanti l’immagine della Madonna del Carmelo e legati da due nastrini, che permettono di portarlo sulla spalle (scapulae in latino) per ricevere la protezione della Vergine. Portare lo scapolare diverrà un’usanza enormemente diffusa dall’ordine carmelitano, che viene tutt’ora portata avanti dalla Scuola dei Carmini.

I Carmelitani si installarono a Venezia proprio verso la fine del XII secolo nell’area di Dorsoduro, dove eressero una chiesa alla loro patrona. Le loro modalità di insediamento e la struttura che costruirono rispecchiano pienamente le peculiarità degli ordini mendicanti. Innanzitutto scelsero una zona distante dal centro, povera e poco popolata come sempre facevano in tutte le città. In quest’area, infatti, il grande boom demografico del Duecento aveva portato alla formazione di periferie prive di quel servizio religioso cui i frati volevano provvedere per includere gli abitanti non solo nella vita religiosa della città, ma anche in quella civica, dato che avere una chiesa significava avere un punto in cui l’identità locale poteva riconoscersi. La chiesa, poi, venne costruita secondo i dettami di questi nuovi movimenti pauperistici e apostolici, presentandosi così sobria, spoglia ma grandissima, in modo da poter ospitare le grandi masse che accorrevano ad ascoltare le pediche dei frati. Entrando nella chiesa non possiamo quindi non rimanere abbagliati dalle dimensioni di questo luogo di culto, diviso in tre navate terminanti con tre cappelle absidali poligonali, che però, dalla porta d’entrata, appaiono quasi sfocate per la ricchezza delle decorazioni che ci avvolge.

L’originaria semplicità, però, venne presto sostituita da dipinti e statue offerte dai ricchi fedeli benefattori, tra cui spicca Jacopo Foscarini, procuratore e capo della flotta veneziana ai tempi della battaglia di Lepanto, che abitava nel palazzo antistante e che si fece seppellire nella chiesa, nella cui controfacciata si trova il suo monumento funebre. Particolarmente suggestiva è la serie di quadri che circonda la navata centrale e che ritrae scene importanti della storia dell’ordine, i cui membri si riconoscono per il saio marrone e la cappa bianca che ancora oggi portano. Non provate a cercarne qualcuno qui, però: quello che era il convento è stato trasformato nel liceo artistico, e gli unici carmelitani veneziani li trovate alla chiesa degli Scalzi.

Camminando per le navate notiamo bene la stratificazione delle epoche attraverso i molti dipinti che decorano i vari altari, tra cui spiccano il San Nicolò con Angeli di Lorenzo Lotto, contenente un bellissimo paesaggio di stile veneto, la Presentazione di Gesù al Tempio di Tintoretto, L’adorazione dei Magi di Cima da Conegliano e un’Assunzione, nell’abside centrale, praticamente identica a quella dei Frari. Prima di uscire è necessario però soffermarci davanti al terzo altare di destra. La tela raffigurante la Madonna del Carmelo di Pace è incorniciata da un pregevole struttura marmorea decorata da due angeli di bronzo e dalle personificazioni della Verginità e dell’Umiltà, virtù mariane. Ma è al soffitto che bisogna volgere gli occhi, perché così possiamo ammirare lo splendido affresco della Glorificazione dello scapolare, attorniato da una decorazione a stucco che dà l’impressione di bucare il soffitto. La ricchezza e la sua decorazione non sono casuali perché questo è l’altare della Scuola Grande Arciconfraternita dello Scapolare della Beata Vergine del Carmelo, la più giovane delle scuole grandi di Venezia la cui sede visiteremo nel prossimo articolo.

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