Ambasciator non porta pena

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Venezia, 24 agosto 1542

Dopo tanto tempo, siamo finalmente tornati a passeggiare per le calli della città. Intorno a noi, come sempre, la vita dei suoi abitanti è frenetica: gente che lavora nelle botteghe; patrizi scortati dai loro servi che si affrettano a raggiungere Palazzo Ducale o ad andare a concludere un affare; ladruncoli che si avvicinano ai passanti per tagliar loro le scarselle e derubarli, e tante altre persone intente nelle attività di tutti i giorni.

Ma oggi, ovviamente, non è un giorno come gli altri, altrimenti non vi avrei portati qui: adesso usciamo da Piazza San Marco per raggiungere e percorrere la Riva degli Schiavoni. Sentite le urla che si alzano mano a mano che ci avviciniamo? Provengono da là in fondo, prima di quel ponte, lì dove si accalca quella folla. Venite con me, andiamo a vedere cosa sta succedendo.

Forse riuscite a riconoscerlo, tra qualche secolo quel palazzo diventerà un lussuoso hotel: oggi però è “solo” uno delle varie proprietà di una delle più antiche famiglie veneziane, i Dandolo. Anzi, in realtà non è solo quello: da quasi vent’anni, infatti, Palazzo Dandolo è diventato la dimora fissa dell’ambasciatore di Francia. È un’usanza che si sta sviluppando da un po’ di decenni, ormai, quella delle potenze europee di far risiedere stabilmente degli ambasciatori nelle capitali degli altri stati. Questo però non è un ambasciatore qualunque: in questi anni la Francia è infatti uno dei regni più vicini alla Serenissima, la quale, seppure sia solitamente neutrale nelle guerre tra Francesco I e Carlo V, è sempre interessata a contenere l’avanzata di quest’ultimo e del suo Impero, ormai egemone nella penisola italiana. 

Per farlo, si appoggia quindi a Francesco I, il cui ambasciatore è uno dei “forèsti” più importanti della città: la Francia, d’altronde, ha a sua volta interesse nel mantenere dei rappresentanti in laguna. Venezia è infatti uno snodo fondamentale per la politica francese, è la porta d’Europa all’Oriente; e per la Francia, Oriente significa Impero Ottomano, l’alleato principale di cui Francesco si sta servendo per mettere in difficoltà Carlo. Per Venezia passano spie, informatori, messaggeri e ambasciatori, tutti diretti nei territori turchi, a volte verso i tanti regni vassalli dell’Impero, a volte verso Costantinopoli stessa. Naturalmente si sa che c’è questo andirivieni, e tutti hanno un proprio ruolo e propri obiettivi; ma non parlo solamente delle tante potenze in gioco, degli Asburgo, dei Valois, del Papa o di Venezia, ma anche delle singole pedine, degli ambasciatori e delle spie, che vivendo a grande distanza dai propri superiori possono permettersi un’enorme autonomia decisionale, magari con l’appoggio di persone influenti a corte.

Tutto ciò però cosa c’entra con la confusione che vediamo davanti a Palazzo Dandolo? Be’, si dà il caso che a volte questo sistema si inceppi, magari perché un funzionario ha detto una parola di troppo alla persona sbagliata, o perché qualcuno ha origliato una storia che non doveva conoscere. A quel punto, il sistema può crollare, e intere reti di spie venire di colpo allo scoperto, lasciando i principali responsabili in balia di vendette e ritorsioni.

Qui è successo qualcosa di simile, qualche giorno fa: all’interno delle magistrature veneziane si è scoperta una rete di spie, che faceva capo all’ambasciatore francese, Pellicier. Nulla di particolarmente strano, sia chiaro, è qualcosa che potrebbe capitare in qualunque altro paese. Ciò non significa che Venezia ne sia contenta, anche perché uno dei principali sospettati, Agostino Abbondio, è riuscito a scampare all’arresto entrando proprio qui, a Palazzo Dandolo, nella casa dell’ambasciatore. Per arrestarlo, tre giorni fa la Serenissima ha inviato l’avogadore (una delle maggiori cariche con poteri giudiziari) Bernardo Zorzi, accompagnato da alcuni armati: questi sono entrati dentro il Palazzo, che qualcuno aveva lasciato aperto, ma, alla richiesta di incontrare Pellicier, un servitore ha dato l’allarme, attirando soldati dell’ambasciatore che, nello scontro, hanno ferito cinque veneziani.

Ora la Repubblica è furiosa, e come vedete qui si è messa ad assediare l’intero palazzo, dalle calli e dal canale, chiedendo la consegna dell’Abbondio e di chiunque si sia opposto al suo arresto: ci sono oltre seicento armati schierati contro l’entourage dell’ambasciata, che ne ha sbarrato le porte e la difende dalle finestre e dai tetti. Insieme ai soldati, si affolla sempre un po’ di gente ogni giorno, curiosa di vedere questo evento strano o arrabbiata con i francesi, responsabili di questo marasma. Per loro è abbastanza pericoloso farsi vedere da queste parti: la gente è parecchio minacciosa, e i soldati non sono da meno, avendo l’ordine di arrestare chiunque scelga di entrare o uscire dal palazzo.

Pellicier non ha alternative. Anche se Venezia teme che possa fare pressioni sui suoi alleati,  o persino chiamare rinforzi, l’ambasciatore ha già preso la sua decisione, anche su consiglio del vescovo di Lodi: tra poco tempo, consegnerà l’Abbondio alle autorità veneziane, che tra meno di un mese lo condanneranno all’impiccagione tra le due colonne di San Marco. L’evento ovviamente non sarà senza ripercussioni, sia per Pellicier, sia per i suoi collaboratori: il primo, tra un paio di mesi, verrà sostituito su ordine di Francesco I, decisamente irritato per questa macchia nelle relazioni con Venezia; i secondi, invece, nei prossimi giorni dovranno fare attenzione nel girare per la città, rischiando sempre di essere linciati da qualche veneziano un po’ troppo patriottico, o semplicemente ancora arrabbiato per le ore di lavoro perse a causa di tutto questo parapiglia.

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