Gianfranco Reverberi racconta #4: l’amicizia con Luigi Tenco

Gianfranco Reverberi è stato uno dei migliori amici di Luigi Tenco, uno dei più grandi cantautori della musica italiana. Nelle scorse puntate di questa rubrica l’abbiamo visto ragazzino, impegnato a suonare per i vicini di casa dei Reverberi sul terrazzo del loro appartamento o nelle cantine di Milano; pochi anni dopo, Tenco raggiunse il successo internazionale grazie alla canzone “Ho capito che ti amo”, che diventò la sigla di uno sceneggiato televisivo argentino rendendo Tenco una star in Sudamerica. Per presentarlo al pubblico argentino, Tenco venne invitato per un tour in occasione dell’ultima puntata della serie: è qui che comincia l’ultimo racconto di Reverberi.

Qualche anno dopo ho accompagnato Tenco nel suo tour in Sudamerica. Noi non saremmo potuti partire in teoria: Tenco era in servizio militare, e non aveva il visto. Quello per partire l’ha ottenuto tramite agganci, ma ancora non aveva il visto per scendere dall’aereo. Alle dieci di sera in aeroporto abbiamo telefonato all’impresario argentino: “Senza il visto cosa partiamo a fare?” Loro ci dissero: “Voi partite: è sufficiente che Tenco si affacci dalla scaletta dell’aereo e un giornalista gli faccia una fotografia e noi siamo tranquilli, ma se voi non partite il pubblico penserà che abbiamo bluffato e come minimo ci linciano!”. Per cui siamo partiti, ventiquattro ore di areo, e quando siamo arrivati non c’è stato bisogno di visto: appena è sceso hanno buttato giù le transenne e l’hanno portato in trionfo! Non siamo neanche passati per la dogana, siamo saliti su una macchina e tutte le 14 stazioni radiofoniche trasmettevano “Ho capito che ti amo” e seguivano il nostro itinerario: Luigi in questo momento si trova al ventiquattresimo chilometro…come se fosse stato il Presidente della Repubblica. Siamo arrivati allo studio e c’è stata un’ovazione: non riuscivamo a uscire dalla macchina perché il pubblico in studio ha buttato giù le transenne e ha circondato la macchina, quindi siamo entrati nello studio in auto. Entrati in studio lui si è messo al pianoforte, io mi sono messo all’organo e abbiamo suonato questo pezzo, “Ragazzo mio”: è stato emozionante, sarà stata l’atmosfera ma le note venivano fuori da sole, non ci sembrava neanche di stare suonando. Prima dell’applauso c’è stato un silenzio assoluto, erano tutti ammutoliti, poi è partita un’ovazione.

Luigi aveva trovato una ragazzina molto carina che ci seguiva: l’ultimo giorno prima di partire eravamo in una strada strettissima, che ci passava si e no una macchina, lui ha visto un hotel e ci ha chiesto di fermarci un attimo… sul marciapiede, perché non c’era spazio. Questo attimo è durato un’ora e mezza: quando è finalmente sceso la mia reazione si può immaginare! Però mi sono vendicato: quando siamo ripartiti per l’Italia si poteva fumare in aereo, c’erano 24 ore di viaggio e Luigi non aveva le sigarette…e io continuavo a fumargli in faccia senza offrirgliene nemmeno una. Lui che era molto orgoglioso non me l’ha mai chiesta. Appena scesi abbiamo visto la scritta “Tabacchi”, solo allora gliene ho offerta una: naturalmente la sua reazione è stata simile alla mia quando era sceso dall’Hotel.

Luigi, che in fondo era un ragazzino – eravamo tutti ragazzini in fondo, avevamo 26, 30 anni ma avevamo la mentalità degli undicenni di oggi – in seguito a questo trionfo si è un po’ gasato: quando andavamo a fare le serate faceva dei numeri che neanche Sinatra avrebbe fatto! Tornato dall’Argentina forse ha cominciato a pensare che quel successo che aveva avuto là gli sarebbe piaciuto averlo anche in Italia. Questo è stato forse uno dei motivi che l’ha convinto ad andare a Sanremo…e da questo momento in poi preferisco non parlarne.

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