Non possiamo, signore, è cultura

“Gli studenti di storia” (The History Boys, 2004), è un’opera teatrale di Alan Bennett, prolifico drammaturgo inglese. La piéce racconta di un gruppo di ragazzi della tradizionalista Sheffield degli anni ’80. Orgoglio della loro scuola, una volta completati gli esami si preparano per entrare a Oxbridge. Tra gli insegnanti dei corsi preparatori si scontreranno ben presto il professor Hector – che, non un modello di virtù, insegna ai ragazzi a imparare a memoria brani di libri, poesie, film, canzoni senza un metodo preciso – e il nuovo arrivato, il professor Irwin, fresco di laurea, pare, proprio a Oxford e deciso a dare ai ragazzi una preparazione mirata a superare la prova e basata, in particolare, sull’originalità delle tesi e l’efficacia delle argomentazioni.

Dalla commedia è stato tratto un film (2006), che ha mantenuto regista e cast della produzione originale e la cui sceneggiatura è stata scritta dallo stesso Bennett (che tuttavia ha modificato la vicenda in alcuni punti).

Il brano è tratto dal primo atto.

SCRIPPS: Quando Irwin divenne conosciuto come storico, fu perché riusciva a inerpicarsi dal lato sbagliato del dondolo, concentrandosi su un qualche presupposto storico fino a quel momento mai messo in discussione e provandone poi l’opposto. Avrebbe un giorno notoriamente dimostrato in televisione che quelli che erano stati colti impreparati dall’attacco a Pearl Harbour erano, in realtà, i giapponesi, e che il vero colpevole era il presidente Roosevelt.

Trovare una proposizione, invertirla, poi guardarsi intorno alla ricerca di prove: questa era la tecnica, ed era a suo modo tanto formale quanto le discipline dei maestri medievali.

IRWIN: Una domanda è su ciò che sapete, non su ciò che non sapete. Una domanda su Rembrandt, per esempio, può suggerirvi una risposta su Francis Bacon.

RUDGE: E se non sappiamo niente neanche su di lui?

IRWIN: Allora su Turner, o Ingres.

RUDGE: È uno dei maestri del passato, signore?

TIMMS: “Sulla sofferenza non si sono mai sbagliati, gli antichi maestri”, signore, su “come sopravviene mentre qualcun altro mangia o spalanca una finestra…”¹

IRWIN: L’avete fatta con il professor Hector?

TIMMS: Fatto cosa, signore?

IRWIN: La poesia. Stavi citando qualcuno. Auden.

TIMMS: Davvero, signore? A volte le citazioni vengono fuori da sole, traboccano.

IRWIN: Perché chiude a chiave la porta?

Si guardano l’un l’altro fingendo sorpresa.

AKTHAR: A chiave? Chiude a chiave la porta?

LOCKWOOD: È sbarrata contro le Forze del Progresso, signore.

CROWTHER: Lo spettro della Modernità.

AKTHAR: È sbarrata contro il futuro, signore.

POSNER: È solo che non gli piace essere interrotto, signore.

CROWTHER: Schifoso.

AKTHAR: Si devono sbarrare le porte, signore. Siamo una nazione di ladri, signore.

LOCKWOOD: Sono escrementi, signore. Una marea.

TIMMS: E ci sono anche i rapporti sessuali, signore. Li hanno alle fermate dell’autobus, tutti quei giovani giù per l’eterna discesa verso la felicità, signore.

AKTHAR: Liberi come dannati uccelli, signore.

CROWTHER: Disgustoso.

IRWIN: Segue un programma? O è tutto a caso?

RAGAZZI: Lo chieda a lui, signore. Noi non lo sappiamo, signore.

AKTHAR: È solo conoscenza, signore.

TIMMS: La ricerca per il gusto della ricerca, signore.

POSNER: Non utile, signore. Non come le sue lezioni.

AKTHAR: Spezzare il pane con i morti, signore, ecco quello che facciamo.

IRWIN: Una volta queste cose si chiamavano “ampie letture”.

LOCKWOOD: Oh no, signore. Possono anche essere letture ridotte. Il professor Hector dice che purché sappiamo un libro a memoria non importa se è una schifezza. The Prayer Book, signore, Il MikadoLa gazzetta dell’allevatore di piccioni… purché si tratti di parole, signore. Parole e mondi.

CROWTHER: E il cuore.

LOCKWOOD: Oh sì, signore. Il cuore.

“Il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce”, signore.

CROWTHER: Pascal, signore.

LOCKWOOD: È più alta della sua roba, signore. Più nobile.

POSNER: Solo non utile, signore. Il programma del professor Hector non è così focalizzato.

TIMMS: No, proprio non è focalizzato, signore. È più, tipo, confuso, signore.

AKTHAR: Il suo è molto più focalizzato, signore.

CROWTHER: E noi sappiamo cosa stiamo facendo con lei, signore. Con lui la metà del tempo non abbiamo idea di cosa stiamo facendo. (Mima perplessità)

TIMMS: Siamo povere pecorelle che hanno smarrito la via, signore. Dove siamo?

AKTHAR: Lei è molto giovane, signore. Questo non è il suo anno sabbatico, vero, signore?

IRWIN: Vorrei che lo fosse.

LOCKWOOD: Perché, signore? Non le piace farci da insegnante, signore? Non siamo un singhiozzo tra la fine dell’università e l’inizio della vita, come Auden, vero, signore?

DAKIN: Le piace Auden, signore?

IRWIN: Alcune cose.

DAKIN: Al professor Hector piace, signore. Noi conosciamo Auden. È stato preside per un po’, signore.

IRWIN: Credo lo sia stato, sì.

DAKIN: Lo è stato, signore. Crede che fosse più come lei o come il professor Hector?

IRWIN: Non ne ho idea. Perché dovrebbe essere come uno di noi?

DAKIN: Credo fosse più come il professor Hector, signore. Un po’ un macello. Pomiciava con gli studenti. Auden, signore, non Hector.

IRWIN: Ne sapete più voi di me.

DAKIN: “Posa, amore mio, il capo addormentato / umano sul mio braccio senza fede.” ² Era uno studente, signore. Scioccante, non è vero?

IRWIN: Quindi sapreste rispondere a una domanda su Auden?

RAGAZZI: E come, signore? No, signore. È un esame, signore.

TIMMS: La roba del professor Hector non è per l’esame, signore. È per renderci esseri umani più completi.

IRWIN: Questo esame sarà su ogni e qualunque cosa conosciate e siate. Se c’è una domanda su Auden o chi per lui e voi lo conoscete, dovete rispondere.

AKTHAR: Non potremmo farlo, signore. Sarebbe un tradimento della fiducia. Mettere a nudo le nostre anime, signore.

LOCKWOOD: Non c’è proprio più religione, signore? Siamo scioccati.

POSNER: Io lo farei, signore.

E lo farebbero tutti. Stanno sfottendo.

LOCKWOOD: “Inghilterra, qui troppo a lungo sei stata / E canti canzoni che già hai cantato / In giorni più prodi. Ora sono errori.”³

IRWIN: Chi è?

LOCKWOOD: Non lo sa, signore?

IRWIN: No.

LOCKWOOD: Signore! È Stevie Smith, signore. Di fama “che non fluttua ma annega”.³

IRWIN: Beh, non ditemi che è conoscenza inutile. Se avete un saggio sul declino post-impero, sul perdere un impero e trovare un nuovo ruolo, su tutto questo genere di cose, questa citazione è perfetta per chiudere.

AKTHAR: Non potremmo, signore. Non è istruzione, è cultura.

¹ Citazione parziale dei primi versi di Musée des Beaux Arts di W. H. Auden: “About suffering they were never wrong, / The old Masters: how well they understood / Its human position: how it takes place / While someone else is eating or opening a window or just walking dully along”

² Primi versi di Lullaby: “Lay your sleeping head, my love, / Human on my faithless arm”

³ Citazioni da due poesie di Stevie Smith, in particolare:

  • da Voices Against England in the Night: “England, you have been here too long, / And the songs you sing are the songs you sung / On a braver day. Now they are wrong.”
  • da Not Waving but Drowning; in quest’ultimo caso, la polisemia del termine inglese “waving” (nella poesia originale da interpretarsi come “salutare”, “far cenni di saluto”) permette il gioco di parole sulla fama (“waving” come “ondeggiante”, “fluttuante”, “altalenante”). Si è qui scelto di adottare un termine che favorisse la comprensione della battuta.

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