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Vide e udì e sentì la Primavera

Il giardino segreto è un romanzo della scrittrice Frances Hodgson Burnett (1849-1924), pubblicato per la prima volta nel 1909. Racconta la storia di Mary Lennox, una ragazzina viziata e scorbutica che, a causa della morte dei genitori, è costretta a trasferirsi dall’India allo Yorkshire. Qui si scontrerà con una realtà diversa da quella cui è abituata, e, grazie alla vita all’aria aperta alla ricerca di un misterioso giardino segreto e a nuovi amici (quali Dickon e sua sorella Martha, cameriera di Mary), riuscirà non solo a cambiare se stessa, ma anche a mutare la situazione del cugino Colin in modo inaspettato.

Il romanzo è quasi autobiografico sotto certi aspetti – da giovane la Burnett si era dovuta trasferire da Manchester agli Stati Uniti in seguito alla morte del padre e alla conseguente caduta in povertà della famiglia -, ma venne anche scritto mentre l’autrice era sotto l’influenza del New Thought, della teosofia e del movimento della Christian Science. L’autrice fuse queste correnti di idee in un pensiero che considerava Dio come una mente o uno spirito unico e gentile, con cui chiunque potesse entrare in contatto; questo spirito si trovava ovunque, ma in particolare nella natura. La Burnett scrisse il romanzo poco dopo il proprio ritorno in Inghilterra (1898), dove aveva preso in affitto un cottage e si era dedicata alla propria passione per il giardinaggio. Fu nel roseto cintato di questo cottage che venne composta buona parte de Il giardino segreto.

Dal Capitolo 21: Ben Weatherstaff

«Una delle stranezze della vita è che solo saltuariamente si è abbastanza certi che si vivrà per sempre e sempre e sempre. Lo si sa, a volte, quando ci si alza all’ora tenera e solenne dell’alba, si esce soli e si alza la testa piegandosi all’indietro e si guarda su, su, e si vede il cielo pallido che lentamente cambia e arrossisce, e si vedono accadere ignote meraviglie, fino a che l’Est non fa quasi gridare a gran voce e il cuore rimane immobile di fronte alla strana, immutata grandiosità del sorgere del sole – cosa che accade ogni mattina da migliaia e migliaia e migliaia di anni. Lo si sa, allora, per un momento o quasi. E lo si sa, a volte, quando si sta da soli in un bosco al tramonto e l’immobilità dell’oro profondo che si inclina attraverso e sotto i rami sembra star dicendo lentamente, ancora e ancora, qualcosa che non si riesce a sentire bene, non importa quanto ci si provi. Poi, a volte, l’immensa quiete del blu scuro della notte, con milioni di stelle che attendono e guardano, ne rende certi; e, a volte, lo sguardo negli occhi di qualcuno.

E fu così per Colin, quando vide e udì e sentì la Primavera tra le quattro alte mura di un giardino nascosto. Quel pomeriggio il mondo intero sembrava essersi dedicato a essere perfetto e radiosamente bello e gentile verso un ragazzo. Forse per pura bontà divina la primavera era arrivata e aveva incoronato tutto ciò che poteva in quel singolo luogo. Più di una volta Dickon interruppe ciò che stava facendo, stando immobile con una sorta di crescente meraviglia negli occhi e scuotendo piano la testa.

[…]

Portarono la sedia a rotelle sotto il pruno, che era bianco come la neve per i fiori e risuonava del ronzio delle api. Era come la chioma di un re, un re delle fate. Vicino c’erano dei ciliegi in fioritura e dei meli i cui germogli erano rosa e bianchi, e qui e lì se n’era aperto qualcuno. Tra i rami in fiore della chioma degli alberi pezzetti di cielo blu guardavano in basso come occhi meravigliosi.

Mary e Dickon lavorarono un po’ qui e là, e Colin li guardava. Gli portavano cose da vedere – gemme che si stavano aprendo, gemme ancora ben chiuse, pezzetti di ramoscelli le cui foglie avevano appena cominciato a mostrare il verde, la piuma di un picchio che era caduta sull’erba, il guscio vuoto di un qualche uccello che si era schiuso in anticipo. Dickon spingeva la sedia lentamente intorno al giardino, fermandosi in qualunque momento per lasciarlo ammirare le meraviglie che spuntavano dal terreno o scendevano giù per gli alberi. Era come essere condotti in visita ufficiale nel paese di un magico re e della sua regina, e vedersi mostrare tutti i misteriosi tesori che conteneva.»

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