post-truth

È vero che la nostra è la società della post-verità?

Preferisco pensare che la società del XXI secolo sia della post-fiducia piuttosto che della post-verità.

Ogni filosofo vi dirà che la verità è un concetto carico di significato, tuttavia, per il non-filosofo medio, la fiducia è uno strumento abbastanza efficace per determinarla. Per esempio, non posso dimostrare personalmente ogni singola affermazione avanzata dai fisici, perciò mi fido che la comunità applichi il peer review process con la dovuta diligenza.

In altre parole, la nostra percezione della verità di un’affermazione che non possiamo direttamente verificare sta nella nostra percezione dell’attendibilità della persona o dell’istituzione che l’ha pronunciata.

L’era della post-verità è fondamentalmente l’era in cui l’erosione della fede nelle istituzioni ha raggiunto la massa critica, ma il processo potrebbe essere iniziato già dopo la guerra.

Gli anni ’60 hanno visto una considerevole erosione della fiducia nei politici in tutto il mondo. Lo scandalo Watergate negli anni ’70 ha confermato i peggiori sospetti della controcultura. Nel frattempo, in gran parte del terzo mondo, la speranza e l’entusiasmo dovuti alla fine del colonialismo ha cominciato a lasciare il passo al cinismo davanti alla corruzione e alla cattiva amministrazione.

Gli avidi anni ’80 sembrano aver accelerato il trend: i politici davano l’impressione di glorificare l’egoismo mentre smantellavano varie istituzioni sociali. Il sogno della sinistra parve davvero collassare durante questa decade. Negli anni ’90 il cinismo è diventata un’opinione corrente, esemplificata nella cultura pop dallo (spassoso!) nichilismo di Seinfeld.

E, in tutto il mondo, gli ultimi 50 anni hanno visto un marcato declino nella fede religiosa, in particolare tra le élite colte e ricche.

È vero che molti degli enti che sono andati in rovina non erano degni di fiducia, ma li abbiamo rimpiazzati col nulla. Il puro interesse personale di stampo capitalistico non porta alla costruzione di istituzioni. Guardate che cosa ha portato al giornalismo la ricerca del profitto! Una delle principali ragioni dell’ascesa di Donald Trump è stato il free advertising che molti media liberali gli hanno concesso durante i primi mesi. Hanno cinicamente pensato che la sua stravagante campagna avrebbe attratto il massimo numero di “click” e “visualizzazioni”, senza pensare ai rischi più grandi.

Nel frattempo, la fiducia nella scienza è probabilmente declinata, sebbene sia difficile dire se ci sia mai stata questa fiducia.

Mi colpisce come molte persone pensino semplicemente che tutte le élite siano inaffidabili: le persone con i dottorati, dopotutto, non hanno previsto la crisi finanziaria e sembrano ancora incapaci di articolare una visione del futuro universalmente migliore. Ci vengono promessi algoritmi migliori, ma non esistenze migliori.

Se non è possibile fidarsi dei tradizionali arbitri della verità–giornalisti, accademici, politici e sacerdoti–, in chi si può riporre la propria fiducia?

Si tratta di una corsa dal basso dove uno si fida delle cose basandosi su capricci e fantasie, o su principi estetici e culturali.

L’era della post-verità è nata nel momento in cui il postmodernismo è diventato l’attuale stato del mondo, invece di un argomento oscuro discusso dai professori di studi umanistici.

Il postmodernismo è l’idea che la società sia diventata sospettosa nei confronti delle meta-narrazioni, le tradizioni portanti che legano gruppi di persone insieme. Queste narrazioni includono quelle religiose, quelle politiche (come marxismo, anarchismo, libertarismo…) e, addirittura, quelle estetiche (classicismo, romanticismo, modernismo, “rockismo”)

Così, il far cadere dall’alto un numero maggiore di “fatti” sugli “stupidi” da parte dell’élite acculturata è improbabile che sortisca effetti. Perché le masse dovrebbero avere fiducia nella veridicità di questi “fatti”? L’élite non ha recentemente fatto nulla–o così è spesso sembrato–per aiutarli, perciò queste loro “verità” potrebbero apparire strumentali, come nel caso dei dottori che, nella metà degli anni ’20, vennero pagati per dichiarare innocue le sigarette… Come possiamo sapere che ciò non stia accadendo ogni giorno?

Nell’era della globalizzazione e della comunicazione istantanea da remoto, penso che l’unica soluzione sia ricostruire le nostre reti di fiducia. Inizialmente, il vostro amico che rigetta il cambiamento climatico potrebbe non fidarsi delle vostre argomentazioni scientifiche, ma se vi dimostrerete un amico fidato e affidabile, forse un giorno il vostro punto di vista potrebbe avere un peso. È una cosa reciproca, ovviamente: dovete eventualmente essere aperti a considerare cosa il vostro amico abbia da dirvi.

Perciò, se vogliamo ritornare ad una società in cui le persone concordano più spesso su cosa sia vero, dobbiamo rimboccarci le maniche e cominciare a dare ai nostri vicini e amici ragioni per potersi fidare di noi.

Traduzione dall’inglese della risposta di John Yohan, apparsa su Quora il 19 gennaio 2017.

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