muli-colline

Note dal fronte orientale #7

Incontro di nuovo Y., la ragazza dai serpentelli biondi e gli occhi chiari, quando rientriamo da Gerusalemme (leggi “rientriamo dai Territori”). Ci chiede dove siamo stati.

Le annuncio fiero, Betlem… Gerusalemme. Meglio non far cenno di essere stati al di là della Linea Verde del ’49. Non perché ci sia qualcosa di male nell’oltrepassarla, ma menzionare i Territori in Israele può dare nell’occhio. E la prima regola per viaggiare in posti del genere, segnatevi, è tenere sempre un basso profilo.

Betlemme o Gerusalemme?, indaga lei.

Sospiro, entrambi.

Ah, sentenzia, e dove a Betlemme?

Beit Sahour, a voler essere precisi. Ho degli amici là… arabi cattolici, li ho conosciuti in occasione di un incontro scout, ormai due anni fa.

Y. distende le sopracciglia e parla tranquilla, arabi cattolici… sai, è già diverso. Voglio dire, rispetto ai musulmani. La loro è una cultura molto chiusa e antiquata, hanno un attaccamento molto sensibile alla tradizione. Anche qui a Jaffa, pensa a quando esco con il mio ragazzo: si rivolgono a lui. Capisci? Io li guardo dritti in faccia, gli arabi, parlo a loro, e questi rispondono al mio ragazzo, perché sono una donna. Come se non mi considerassero, come se non ci fossi.

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