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Helmut Newton – Il Voyeur della Bellezza

tempo di lettura: 2 minuti

“L’opinione di un appassionato sulla mostra di Helmut Newton ora ai Tre Oci”

“American women don’t have nipples, they don’t have pussies, they don’t do nothing. That’s how they are to them.” Così esclama Helmut Neustädter, in un video documentario girato dalla moglie, in proiezione all’ultimo piano della mostra. Dice così perché una rivista americana gli ha chiesto un servizio fotografico, ma anche di non mostrare le modelle come lui le vuole: nude, senza celare nulla, se non per gioco. “They asked me to bleep out the nipples!” continua infastidito.

Nonostante, essendo il primo ad avere introdotto l’eros nelle foto di moda, sia diventato famosissimo nei suoi ottant’anni di vita, è molto difficile parlare di un fotografo come Helmut Newton. Dietro le sue foto non ci sono enormi concetti con cui perdersi in lunghe speculazioni, e forse anche per questo piace. Helmut Newton è un fotografo da guardare per il solo piacere di vedere la tecnica e la bellezza umana (sia femminile che maschile) esprimersi come lui vuole. “I have to push people, otherwise they get the photograph they want, not the one that I want”. Una singola fotografia poteva portare via ore e rullini interi, perché lui aveva una foto in testa, e quella voleva. La sua capacità di costruire le immagini che vedeva nella sua mente gli permette di comporre delle fotografie (prevalentemente a luce naturale) in grado di colpire lo spettatore e di racchiudere una bellezza così ricercata che quest’ultimo non poteva nemmeno immaginare. Nonostante la quasi monotematicità della sua opera (fotografie di moda, nudi, ritratti) ogni foto colpisce per un suo proprio motivo: l’ironia, il colpo d’occhio, le linee sapientemente marcate e disegnate con i corpi dei soggetti, i colori quasi smaltati, e ancora, l’utilizzo di manichini, selle, strumenti sadomaso, tutto concorre per creare uno spettacolo di fronte al quale è molto difficile rimanere impassibili.

Una mostra assolutamente da non perdere, che, nonostante un brutto rapporto con i riflessi della luce esterna, riesce a raccontare efficacemente la produzione e la figura del fotografo, presentando su tre piani diversi le tre raccolte da lui curate.

di Pietro Gozzi

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