Buoni motivi per cantare la Marsigliese

Mi presento. Sono uno studente generico medio che segue con trasporto ed estrema ignoranza gli eventi che in questi giorni si sono verificati a Parigi e che continuano a verificarsi nel resto del mondo. Ho visto profili Facebook con la bandiera francese, striscioni con il motto della rivoluzione, artisti di fama internazionale che cantavano l’inno, ecc…Tutte manifestazioni di vicinanza e solidarietà che condivido e appoggio, ma che a me sembrano il frutto (più che legittimo) della fobia che gli attentati hanno generato in noi e non il risultato di una riflessione più ampia e ponderata. Qui vi voglio presentare una mia visione (e non troppo mia) del perché la vicinanza alla Francia debba vestirsi di un profilo sostanziale e soggettivo molto più forte. Il 13 novembre, durante l’evacuazione dello stadio, i cittadini hanno cantato la Marsigliese. Questo è stato un simbolo di civiltà che è andato ben oltre al puro e semplice nazionalismo, in quanto il testo e la storia che ne accompagna la nascita sono veramente l’emblema della nostra società “moderna”. La Marsigliese, a mio parere, dovrebbe essere l’inno di ogni cittadino libero: dovremmo cantarlo più spesso anche noi italiani e, insieme a noi, tutti i popoli che si considerano democratici.

Non vi voglio tuttavia filo francesi…ancora ricordo la testata di Zidane a Materazzi e comunque, in fondo, ci hanno fregato la Gioconda; ma qui i valori in gioco sono più importanti, per cui il discorso deve essere preso più alla larga e vi deve essere dato maggior respiro.

Come tutti ben sapete, la Marsigliese è il canto della rivoluzione francese adottato nel 1795 e concepito come inno (per soldati) di risposta al precedente “Vive Henri IV”, riferito a Enrico III di Navarra (o IV di Francia). Paragonando i due testi si riconosce subito come il nazionalismo francese sia comunque preponderante (ed è un eufemismo). Nel testo antico si fa riferimento al re dei francesi come il più figo di tutti: “un diavolo a quattro con tre talenti: bere, combattere e ammaliare belle fanciulle…”. Nel testo del ’95 senza troppi complimenti si dice, invece, “che il sangue impuro [degli oppressori] bagni i nostri campi…” (fate i dovuti raffronti con l’inno di Mameli: il nostro è molto più mite). È chiara dunque la matrice nazionalistica di tutti e due i testi, ma appare anche subito evidente che il secondo è ben diverso dal primo in quanto, se si legge tra le righe (e per noi figli della democrazia non è difficile), afferma che i valori e le ricchezze che il popolo in armi deve tutelare dalle barbarie sono le libertà e i diritti di origine illuministica sui quali tutt’ora si impernia il nostro ordinamento.

Con la rivoluzione francese cambiò l’Europa. Vennero recepite numerose istanze di natura illuministica e giusnaturalistica che introdussero il concetto di “diritti fondamentali”. Pensate che i francesi credevano (e ci credono ancora, vedasi la costituzione del 1958 di De Gaulle) così tanto ai diritti fondamentali che nella Costituzione del 1791 non li citavano nemmeno…come? Si! Non parlavano di diritti nella Costituzione perché pensavano che fossero una caratteristica così intrinseca dell’essere umano che nemmeno la legge poteva porli in essere. Essi esistevano e basta. La loro trattazione era riservata alla “Dichiarazione dei diritti” del 1789 che li enunciava solamente. Un po’ come una lista della spesa: se tu ci scrivi “comprare un litro di latte” non vuol dire che il latte esista solo perché tu l’hai scritto. Esso esisteva prima ed esisterà dopo. Tu hai solo scritto che per la tua colazione e quindi per la tua sopravvivenza è indispensabile il latte! Guardate, per esempio, ‘sti francesi cosa hanno messo in questa “lista della spesa”:

Articolo 5 – La Legge ha il diritto di vietare solo le azioni nocive alla società. Tutto ciò che non è vietato dalla Legge non può essere impedito, e nessuno può essere costretto a fare ciò che essa non ordina.”

“Articolo 8 – La Legge deve stabilire solo le pene strettamente ed evidentemente necessarie e nessuno può essere punito se non in virtù di una legge stabilita e promulgata anteriormente al delitto e legalmente applicata.”

Cose che, se ci fate caso, sono scritte anche nella nostra Costituzione. Il suddito con la Rivoluzione divenne uomo libero. Guardate l’immagine qui accanto: vi riconoscete? Spero di no. I simpatici signori che stanno in groppa al povero vecchietto raffigurano le caste sociali che schiacciavano la plebe. Adesso è solo storia. Al di là di ogni facile e sadica battuta, si tratta veramente di storia passata.

Da sudditi a uomini liberi e ora da cittadini a vittime oppresse dal terrore (non dal “terrorismo”, che è un argomento molto più ampio e profondo). Pensate ancora che la Marsigliese non faccia per noi? Vi propongo le prime strofe del testo. Leggetele con calma e immaginate tutto quello che vi ho scritto fin qui. Guardate come sono contenti gli allegri signorotti che cavalcano la plebe e pensate che al giorno d’oggi esistono i tribunali penali, civili e amministrativi ecc. che ci tutelano (ed è vero: nonostante tutto, ci tutelano), pensate al 13 novembre e a quei Francesi che lo hanno cantato allo stadio…

Allons enfants de la Patrie,
Le jour de gloire est arrivé!
Contre nous de la tyrannie,
L’étendard sanglant est levé!
L’étendard sanglant est levé!
Entendez-vous dans les campagnes
Mugir ces féroces soldats?
Ils viennent jusque dans nos bras
Egorger nos fils et nos compagnes!

Aux armes, citoyens!
Formez vos bataillons!
Marchons! Marchons!
Qu’un sang impur
Abreuve nos sillons!

Andiamo figli della Patria,
il giorno della gloria è arrivato!
Contro di noi si è alzata
La bandiera insanguinata della tirannia !
La bandiera insanguinata della tirannia!
Sentite nelle campagne
Ululare questi feroci soldati?
Vengono fino alle nostre braccia
Per sgozzare i nostri figli e i nostri compagni !

Alle armi, cittadini !
Formate i vostri battaglioni !
Andiamo ! Andiamo !
Che un sangue impuro
Bagni i nostri campi !

Contributo esterno di Marco Busetto

Per leggere il testo completo scarica il PDF.

Oggi, venerdì 27 novembre, a Parigi si svolge la cerimonia solenne delle 130 vittime degli attentati a Parigi del 13 novembre 2015. Per avere maggiori informazioni:

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