Joker

Tempo di lettura: 5 minuti

TRAMA: 3 ½ 

Il Joker di Todd Phillips ha fatto parlare di sé incessantemente dalla sua presentazione alla 76a edizione della Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia fino alla notizia recente delle undici candidature agli Oscar. Non è il primo caso di cinecomic candidato come miglior film né la singolarità della pellicola consiste nel narrare la genesi di un cattivo: il motivo di tanta risonanza è forse da ricercare nelle numerose intersezioni tra il film, ambientato agli esordi degli anni Ottanta, e il presente attuale, di cui potrebbe considerarsi un inaspettato commento critico.

Arthur Fleck vive assieme all’anziana madre nella periferia di Gotham City. L’uomo, afflitto da un particolare disturbo che lo induce a una risata incontrollata quando si trova in situazioni di disagio, sogna di diventare un cabarettista e nel frattempo lavora come pagliaccio su ingaggio in alcune insulse performance. La difficile vita di Arthur, scandita dalle continue vessazioni inflittegli da colleghi e sconosciuti e dalla precarietà dei servizi di assistenza sociale di cui si avvale, svolta per il peggio quando il protagonista viene licenziato e, nella stessa sera, risponde alle angherie di alcuni yuppie uccidendoli. La latitanza di Arthur è aggravata dalla scoperta di essere figlio di Thomas Wayne, miliardario e candidato sindaco di Gotham, con cui sua madre avrebbe intrattenuto una relazione clandestina trent’anni prima. Scoprirà in seguito di essere stato adottato dalla donna, psichiatricamente instabile, e picchiato dal suo partner, evento all’origine del suo disturbo mentale. Questa rivelazione indurrà Arthur ad uccidere sua madre per poi rifugiarsi da Sophie, sua vicina di casa, con cui intrattiene da poco una relazione che in seguito realizzerà essere completamente frutto della sua immaginazione. Un’occasione di riscatto gli si presenta quando Murray Franklin, celebre conduttore televisivo nonché idolo di Arthur, lo invita ad apparire nel suo programma, nel corso del quale il protagonista denuncia la discriminazione e l’isolamento che la società riserva agli outsider come lui, finendo per uccidere Murray in diretta televisiva e fuggire in strada, dove la massa di reietti di Gotham si sta riversando per protestare contro un sistema di sfruttamento, al viso una maschera da clown, simbolo dell’anti-eroismo di cui Arthur Fleck, ormai Joker, è diventato portavoce.

Il film si inserisce nel recente ma consolidato trend di pellicole concentrate non sulle imprese di un supereroe ma sulla storia del rispettivo antagonista. A distinguere la pellicola dalle altre dello stesso genere è il fatto che le vicende che conducono alla nascita di Joker siano narrate con un realismo apprezzabile, tale da sovrapporsi spesso alla dimensione irreale della saga di Batman. Infatti, nonostante la scena finale ricalchi l’ormai celebre evento all’origine della missione di Bruce Wayne, per la maggior parte della sua durata, il film si presenta come la narrazione degli eventi e dei soprusi catalizzatori dello sviluppo di un comportamento degenerato in un inetto qualsiasi della periferia urbana.     

REGIA: 3

Conosciuto ai più per Una notte da Leoni (2009), Todd Phillips ha dovuto confrontarsi con due celebri registi, Tim Burton e Christopher Nolan, che in passato hanno diretto pellicole incentrate sulla figura del Joker.  A differenza dei suoi predecessori, Phillips (che si è occupato anche della sceneggiatura) decide di raccontare la nascita del famigerato antagonista di Batman ponendo Bruce Wayne al margine della vicenda, in cui appare solo due volte, ancora bambino e indirettamente legato al Joker tramite suo padre, quest’ultimo nient’altro che uno strumento narrativo funzionale allo sviluppo della figura del Joker più per il suo ruolo di padre mancato e miliardario influente che in quanto genitore del futuro supereroe.

Sebbene la regia di Phillips non sia magistrale né tanto originale da competere con alcuni fra gli altri nomi nella lista dei nominati all’Oscar, nel complesso risulta interessante e accurata. Il maggior merito del regista risiede nella fortunata intuizione di raccontare Joker non come nemesi già formata e sviluppata in funzione dello scontro con Batman ma come un qualsiasi Arthur Fleck. Nel percorrere il passaggio del protagonista da povero emarginato a omicida sovversivo, il regista non mette mai in secondo piano l’implicazione essenziale a comprendere l’intera pellicola: Fleck diventa Joker, lo svantaggiato diventa degenerato, soprattutto in reazione all’ingiustizia sociale di cui è vittima. Questo concetto è espresso attraverso una serie di sequenze in cui vengono riprese le riflessioni provocatorie scritte dal protagonista sul suo quaderno-diario e dalla scelta di macchiare d’irrazionale anche i “sani” con cui Arthur interagisce, dal datore di lavoro che lo accusa di nascondere un cartello al collega che finge di avergli procurato una pistola su sua richiesta. 

CAST: 4 ½

Nella pellicola qualsiasi performance, persino quella inappuntabile ma poco rilevante di De Niro, è eclissata dall’interpretazione di Joaquin Phoenix, candidato agli Oscar come miglior attore protagonista e già vincitore di un Golden Globe e di un premio BAFTA. Phoenix è abilissimo nel lasciar trasparire Joker mentre ancora veste i panni di Arthur Fleck: allo sguardo smarrito ma bonario rivolto alle poche persone che gli riservano un trattamento gentile si sostituisce un pericoloso luccichio nel vendicare i soprusi subiti. Degna di nota la risata patologica, tanto impressionante da essere stata riproposta in versione originale anche nella distribuzione italiana, tutt’oggi ancorata al doppiaggio. Il Joker di Phoenix non è mai completamente malvagio, in ogni frase sofferta e in ogni suo gesto si percepisce una sofferenza che rende quasi impossibile marchiare di colpevolezza un personaggio che si percepisce a tutti gli effetti come un emarginato spinto alla follia dalla violenza subita.  

CONCLUSIONE

A un’attenta analisi del film non può sfuggire l’evidente volontà di attuare una critica a un sistema che emargina gli insani senza aiutarli, a uno stato che sembra preoccuparsi della violenza ma non limita il possesso di armi da fuoco ai suoi cittadini e a una società marcata da nette differenze. Nel corso della storia Arthur “Joker” Fleck, guidato dall’irrazionale, diventa ben presto il simbolo di una protesta politica e sociale che scuote gli spettatori nel riconoscere la sua razionalità, le chiare e persino lecite motivazioni e il suo amaro richiamo alle proteste che attualmente hanno luogo in tutto il mondo, dal Cile alla Bolivia, da Hong Kong alla Francia, dove di recente i manifestanti hanno protestato truccati alla maniera del celebre antagonista di Batman, a dimostrazione di come la degenerazione di Joker e dei suoi seguaci sia specchio di una reale ingiustizia sociale.

Di Sara Sicolo

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