Marriage Story

Marriage Story racconta un dolore infinito, racconta difficoltà, ma soprattutto racconta paure. Il film narra in maniera straziante la storia di un divorzio. Charlie, interpretato da uno strepitoso Adam Driver, è un celebre regista teatrale a New York, mentre Nicole, ovvero l’eterea Scarlett Johansson, è un’attrice dall’immenso talento nella stessa compagnia che decide di accettare una proposta di lavoro a Los Angeles, trasferendosi così con il figlio, Henry. Lei decide di divorziare, arroccata su posizioni che non le permettono di continuare più la storia d’amore e la storia di una famiglia unita. Tra queste, la rabbia nel non essere ascoltata dal marito, che si è sempre rifiutato di trasferirsi per un periodo a Los Angeles nonostante l’interesse dimostrato più volte. Poi, un tradimento. Una cosa da una notte, nulla di più dice lui, che pesa però come un macigno sul matrimonio.

Le ragioni di entrambi sono analizzate nel corso di tutto il film, con particolari e dettagli che emergono man mano. La svolta si ha quando una separazione consensuale si trasforma un vero e proprio caso legale, con tanto di assunzione di avvocati che cercheranno di far valere le ragioni della parte rappresentata riducendo il matrimonio a una pura questione di denaro. Non valgono più le parole e i litigi della coppia, il film si sposta su una dimensione silenziosa e dolorosamente economica: per lui, Charlie, il divorzio si riduce a un’incessante corsa da un avvocato all’altro, da New York a Los Angeles, per cercare in tutti i modi di ottenere la custodia del figlio e di tenere in piedi la sua brillante carriera che presto approderà a Broadway. Lei, Nicole, rappresentata dalla temuta Nora, si fa prendere dai meschini giochi del divorzio, mettendo Charlie in una situazione di stress fisico ed economico senza paragoni. La scena più surreale avviene quando l’assistente sociale che avrà il compito di decidere sull’affido trascorre una giornata con Charlie ed Henry. Baumbach sprigiona in questi 5 minuti di film una tenerezza e una tristezza indicibile: un padre costretto a fare di tutto per dimostrare a un estraneo che conosce il figlio, che sa trattarlo, che sa giocarci. Un padre ridotto a mostrare giochini pericolosi che fanno ridere il figlio ma che lo porteranno poi a sanguinare fino quasi allo svenimento. Il silenzio di questa situazione assurda scoppia in un pomeriggio, quando lei e lui si ritrovano finalmente in una casa, da soli, senza avvocati, senza figlio, in un momento di confronto che fa uscire furiosamente tutte le sensazioni e le emozioni soffocate nella prima parte del film, che avrà un prima e un dopo questa scena. La lite tra i due è paurosa, parole di odio sgorgano tanto da lasciare attonito lo spettatore davanti a questa tragedia. Come possono due persone che si sono amate, che si sono sposate, che hanno avuto un figlio insieme, augurarsi la morte? Come possono guardarsi negli occhi e dirsi che si odiano? Come si può arrivare a tale punto di non ritorno?

Baumbach, però, fa perdere improvvisamente qualunque brandello di speranza si possa ancora avere nell’amore, facendoci vedere un lato doloroso, arrogante, irato. Il processo per il divorzio, la battaglia per l’affidamento continuano, in un climax di giochi di potere e cattiverie tra avvocati manipolatori e avvocati fin troppo genuini, tra serate di Halloween annullate e tra nuovi compagni all’orizzonte. Si arriva alla fine del film esausti, mentalmente e fisicamente, cercando ancora di trovare un appiglio, un barlume di speranza, un piccolo gesto che ci faccia ancora credere in qualcosa, credere nel fatto che nonostante la rabbia, il dolore, i tradimenti, la sfiducia, il mancato ascolto, qualcosa nel fondo del cuore rimanga. Un barlume di affetto che ci spinga a compiere una piccola azione per il bene dell’altro, come allacciare una scarpa o dirsi di stare attenti mentre si guida.

Per questi Oscar 2020, Marriage Story ha ricevuto ben sei nomination, tra cui miglior film, migliore attore protagonista per Adam Driver, miglior attrice protagonista per Scarlett Johansson e miglior attrice non protagonista a Laura Dern, che interpreta l’avvocato di Nicole, Nora, e che è già stata premiata ai Golden Globe 2020. Non ci resta che attendere, per vedere se un film così carico di emozioni e riflessioni potrà spodestare grandi film in gara per questi Oscar 2020.

Un pensiero su “Marriage Story

  1. La migliore competizione cinematografica di quest’anno sarà molto competitiva, tuttavia ho avuto l’opportunità di guardare il film e mi sembra che i suoi concetti si adattino a ciò che esprimi nel tuo articolo. Spero che il film sia fortunato per i premi. Il problema è molto attuale e le rappresentazioni degli attori principali sono convincenti. Buona la tua esposizione. godimento

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