Arnulf Rainer e l’Azionismo Viennese

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Quando si pensa all’arte degli anni ’50 e ’60 (ma anche oltre) è difficile che qualcuno, storici dell’arte compresi, pensi all’attività e produzione artistica dell’Austria di quegli anni; spesso, infatti, si ricordano solo (con modalità più appropriate a riviste scandalistiche piuttosto che a pubblicazioni scientifiche) le azioni messe in atto dai Wiener Aktionisten, dimenticando tutta la produzione parallela a questo gruppo di maggiore notorietà.
Arnulf Rainer è un po’ il grande dimenticato di questo periodo, perché ha realizzato opere meno efferate, ha sperimentato forse di meno con determinate tematiche e modalità di attirare lo sdegno del pubblico.

Per capire meglio la sua attività bisogna dunque delineare meglio il profilo degli Azionisti, senza incorrere in giudizi affrettati o parziali. Gli azionisti sono un gruppo spontaneo e creato spontaneamente, senza riferimenti a linee guida scritte o a un manifesto, da quattro artisti austriaci, attivi a Vienna principalmente negli anni ’60. Il loro operato, di stampo fortemente rivoluzionario anche se politicamente agnostico, puntava allo smantellamento della morale cattolica-reazionaria della “Vienna bene” del tempo, attraverso azioni scandalose e volutamente “degenerate”, in opposizione alla censura nazista che fu messa in atto durante gli anni del Terzo Reich, attraverso la mostra itinerante “Entartete Kunst” (arte degenerata).

La loro prassi si consolidò in stili diversi che tenevano conto di una differenza specifica legata all’individualità creatrice di ciascun artista anche se alcuni approcci o tematiche erano ricorrenti. Temi come l’autolesionismo, l’erotismo esibito, il sangue e la violenza, la degradazione del corpo attraverso pratiche violente erano spesso al centro delle azioni del gruppo viennese. Qualcuno più autoriflessivo e organizzato, come Rudolf Schwartzkogler che performava sempre in luoghi privati esclusivamente per la macchina fotografica, altri come Nitsch e Muehl che prestavano maggiore attenzione nel coinvolgimento emotivo del pubblico che avevano di fronte, mai disdegnando la presenza della macchina fotografica a documentare il tutto. Infine Gunther Brus, diviso a metà tra le pubblico e documentazione fotografica.

In questo ecosistema di apparente follia incontrollata operava anche Rainer, più anziano di una generazione e radicato maggiormente nelle esperienze artistiche precedenti come l’arte informale o l’automatismo surrealista. Iniziò a interessarsi come gli Azionisti a un’arte del corpo, escludendo però l’attenzione al materiale, niente più sangue ma nuovamente vernice dunque. Il suo scopo era di unire la pittura più riuscita della sua maturità, ovvero la Übermalung (sovrapittura), con i nuovi linguaggi degli azionisti che a loro volta avevano appreso dalle esperienze artistiche delle generazioni precedenti.

Il risultato ottenuto da Rainer è una produzione molto originale, che unisce più media tra loro.
Spesso, in realtà, le opere consistono in una fotografia rielaborata con interventi pittorici ma anche di abrasione della superficie della stessa. L’origine di queste opere si ha nel 1968 con la serie Faces Farces, in cui egli iniziò a sperimentare in una cabina fotografica presso la stazione ferroviaria Westbahnhof la propria reazione fisiognomica tramite l’utilizzo di alcol a degli stati emotivi forzatamente indotti. Il risultato sono delle immagini, apparentemente simili tra loro, in cui Rainer acquisisce consapevolezza sui propri muscoli facciali creando delle smorfie che saranno in seguito la base per una loro enfatizzazione tramite la sovrapposizione di linee e pennellate in prossimità delle curve del volto.

Questa pratica verrà poi estesa nel 1972, anche a seguito della sperimentazione di droghe allucinogene, a tutto il corpo, studiando pose, espressioni facciali e, successivamente, contrasti cromatici vivaci, in opposizione e contrasto al bianco e nero della fotografia sottostante, sempre seguendo l’idea di una sovrapittura che è in grado di modificare, censurare, enfatizzare quanto di pre-esistente, sia esso un dipinto o un proprio autoritratto fotografico.

Questo concetto di Übermalung,  vera cifra stilistica di Rainer, fu preso in prestito inoltre da Brus per la sua azione più nota, la Wiener Spaziergang (camminata viennese) in cui l’artista camminò totalmente ricoperto di vernice bianca con una striscia nera lungo l’asse verticale, per le strade di Vienna, cercando il contatto con il pubblico per creare scandalo. Allo stesso modo, a distanza di anni da quella performance, Rainer stesso si dipinse il volto e camminò per le strade della città mimando i gesti e le interazioni di Brus, applicando su di sé il suo stesso concetto, attraverso la mediazione del collega più giovane.

La contaminazione è stata dunque vicendevole, a dimostrazione dell’universalità di alcune caratteristiche della creazione artistica che, seppur rivoluzionaria e dirompente, non riesce a sbrigliarsi da una forma d’arte precedente, a un modello già impiegato, affermato, talvolta, con successo. 

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