I “forèsti” a Venezia

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Rialto, 1 agosto 1508

Anche oggi la nostra escursione ci porta qui, a Rialto: sarà l’ultima volta per un po’, perché prossimamente vorrei riportarvi fuori da Venezia, magari nelle sue isole o in luoghi di avvenimenti particolari. La data che ho scelto non è casuale: come vedete, c’è più fermento del solito in queste calli, in particolare attorno a un edificio quasi adiacente al ponte di Rialto. Forse l’avete riconosciuto, è il Fondaco dei Tedeschi, e oggi sta venendo benedetto, essendone finalmente terminata la ricostruzione iniziata dopo l’incendio che l’aveva distrutto tre anni fa.

Il viaggio di oggi riparte da qui perché parleremo di quella fetta molto consistente dellla popolazione veneziana che sono i forestieri. Innanzitutto, quanto è effettivamente consistente in questi anni? Non abbiamo i numeri precisi, anche perché si tratta di persone che vanno e vengono continuamente dalla città, però abbiamo testimonianze di uomini come Philippe de Commynes, ambasciatore francese e cronista, che arrivano a dire che gli stranieri sono “la maggior parte del popolo”; un po’ esagerato, forse, ma nemmeno troppo, in una città cosmopolita come Venezia, dove arrivano mercanti e navigatori dal resto dell’Italia, dell’Europa e del Mediterraneo.

Gli stessi abitanti dello Stato da mar e dello Stato da tera (cioè delle colonie veneziane e dei territori di terraferma) sono considerati “foresti” e, come coloro che provengono da fuori della Serenissima, hanno a Venezia delle scuole dedite all’assistenza nei confronti dei compatrioti (la Scuola di San Giorgio degli Schiavoni, la Scuola dei Bergamaschi e così via) e sono soggetti a leggi che regolano la cittadinanza veneziana e la naturalizzazione dei non veneziani. Non sono questi, però, i nuclei di stranieri più importanti all’interno della città e della sua vita economica: uno dei maggiori, per esempio, è proprio quello dei Tedeschi, a cui accennavamo prima.

Il rapporto tra Venezia e il Nord Europa è sempre stato molto importante per la Repubblica: in particolare, attraverso il Brennero salgono verso Nord le spezie importate dall’Oriente e scendono i metalli delle miniere della Stiria, della Boemia e della Renania, ma si spostano pure coloranti per i tessuti, cera, cuoi, pellami e pellicce varie, seta, cotone, oggetti di vetro e molto altro, per un giro d’affari che costituisce una delle entrate maggiori di Venezia, anche dopo l’apertura della nuova rotta portoghese per le Indie. A questo scambio di merci si aggiunge quello di uomini e di capitali: i primi nella forma di uomini d’affari, diplomatici e artigiani (tra i quali, in particolare, orafi, stampatori e artisti come Tiziano e Dürer); i secondi nella forma di lettere di cambio, circolanti tra grandi banchieri come i Fugger (italianizzati in “Foccari”), che a Venezia hanno una sede proprio all’interno del Fondaco.

Ora, nonostante siano già iniziati gli scontri tra la futura Lega di Cambrai (nella quale si troverà anche il Sacro Romano Impero), tutto questo viavai continua e continuerà florido, anche grazie alla concessione di salvacondotti speciali da parte della Repubblica; vi saranno altri momenti di crisi, soprattutto durante e dopo la Guerra dei Trent’anni, però il giro di affari resterà notevole, tanto da avvicinarsi ai 280.000 ducati all’inizio del ‘700.

Tornando a noi, un’altra grande comunità era ovviamente importante a Venezia: parlo dei Greci, presenti in città praticamente fin dalla sua nascita e, per questo motivo, molto tollerati. Pure la loro religione “scismatica” non crea particolari problemi, da un lato perché spesso i Greci a Venezia si professano cattolici, per poi tornare ortodossi in patria; dall’altro, perché lo stato veneziano li protegge contro l’ostilità della Chiesa, generando sdegno nei papi soprattutto in epoca controriformistica.

Infine, non bisogna dimenticare i Fiamminghi, importanti soprattutto nell’ambito commerciale, nella produzione di arazzi e in campo musicale; gli Spagnoli, con la presenza di mercanti e il passaggio di religiosi importanti come Ignazio di Loyola (futuro fondatore dei Gesuiti); le varie comunità orientali, provenienti dall’Impero Ottomano, dall’Egitto, dall’Armenia e dalla Persia; in conclusione, i tantissimi forestieri di passaggio, che arrivano per motivi politici e diplomatici o per spionaggio, ma anche per semplice turismo: non dobbiamo dimenticarci infatti che, già in questi anni, Venezia è pur sempre una delle città più affascinanti d’Europa.

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