Mikael Niemi (Svezia) – INCROCI DI CIVILTÀ 2019

Tempo di lettura: 6 minuti

Mikael Niemi (1959) è originario di Pajala, piccolo villaggio della Svezia settentrionale, poco distante dal confine con la Finlandia. Sua nonna materna era sami, suo padre invece tornedaliano (dalla valle del fiume Torne, che costituisce il confine naturale tra i due stati, e i cui abitanti parlano il dialetto finlandese meänkieli): nel suo sangue, come nelle sue opere, coesistono dunque i due elementi etnici e linguistici.

Autore di poesie e racconti sin dall’adolescenza, inizia a coltivare il sogno di diventare scrittore; nel frattempo studia tecnologia delle telecomunicazioni e, trasferitosi a Luleå, inizia a lavorare come supplente e poi insegnante, continuando però sempre a scrivere. Nel 1988 riesce infine a pubblicare la sua prima opera, la raccolta poetica Näsblod under högmässan (Sangue dal naso durante la santa messa). Da quel momento ha prodotto sia prosa sia poesia, e in particolare tre romanzi per ragazzi, Kyrkdjävulen (Il diavolo di chiesa), Blodsugarna (Sanguisughe) e Skjut apelsinen (Spara all’arancia), e i romanzi per adulti Svålhalet (Il manifesto dei cosmonisti, Iperborea 2007), Mannen som dog som en lax (L’uomo che morì come un salmone, Iperborea 2011), Fallvatten (La piena, Iperborea 2013) e l’ultimo romanzo Koka björn (Cucinare un orso, Iperborea 2018).

Il suo capolavoro e opera centrale rimane tuttavia Populärmusik från Vittula (Musica rock da Vittula, Iperborea 2002), romanzo pubblicato nel 2000 che, potendo vantare più di 800.000 copie vendute in Svezia, è sicuramente uno dei più distribuiti e letti di sempre nel paese. Come sostiene Thomas Mohnike (docente di studi scandinavi presso l’Università di Strasburgo) nel saggio The Joy of Narration. Mikael Niemi’s Popular Music from Vittula, il romanzo fu quello giusto al momento giusto: tra la fine degli anni Novanta e i primi tempi del nuovo millennio la Svezia sentiva l’esigenza di ricostruire la propria identità, dopo aver visto il suo ruolo di middle way venir meno con la fine della guerra fredda e il sistema di welfare state apparentemente perfetto rivelare le sue crepe e le sue contraddizioni; in una nuova Svezia che voleva autodefinirsi come stato multiculturale e aperto, il romanzo di Niemi fu letto come il tentativo di dar voce ad una minoranza culturale e linguistica presente nello stato ben prima dell’arrivo di immigrati.

Tuttavia, è forse possibile ridurre Musica rock da Vittula soltanto ad un’opera che presenti, con passione quasi etnografica, usi e costumi della popolazione di una regione semi-sconosciuta anche all’interno del proprio stato?

Sicuramente è innegabile il desiderio dell’autore di far conoscere gli aspetti più realistici della vita nei dintorni di Pajala, dalla questione linguistica alle gare di bevute; ma questo tema si intreccia ad altri più profondi, tra cui quello centrale dell’identità, declinato in tutti gli ambiti della vita dei giovani protagonisti, che cercano la loro strada attraverso la musica rock in un faticoso percorso di emancipazione e liberazione personale. In questo processo ovviamente la marginalità della loro infanzia nel Tornedal ha un ruolo preponderante, ma non è l’unico elemento da prendere in considerazione, rischiando in tal modo di banalizzare un romanzo molto più complesso e ricco.

Lo stile di Niemi rende la scrittura fluida e difficile da inserire in costrittive categorie: fin dalla struttura stessa dell’opera, costituita da un prologo e un epilogo che incorniciano venti capitoli, si può cogliere che il procedere della narrazione non sarà lineare. Nel prologo, infatti, troviamo il protagonista in Nepal dove, in seguito a un ricordo d’infanzia suscitato da una forte sensazione fisica, inizia a raccontare la vicenda che costituirà il centro del romanzo, narrata interamente come un’analessi; nell’epilogo invece il protagonista torna in visita a Pajala, ormai adulto e sistemato, e rievoca la sua giovinezza e i suoi amici.

Nel corso del romanzo è facile notare un’alternanza quasi matematica di toni e stili nei capitoli, talvolta realisticamente crudi e brutali, talvolta lievi, di gusto quasi romantico e carichi di linguaggio immaginifico. In più di un’occasione, inoltre, il narratore si dimostra inaffidabile, complicando ulteriormente il procedere degli eventi narrati. Tutti questi elementi della scrittura di Niemi conferiscono a Musica rock da Vittula una varietà tale da permettere molteplici livelli di lettura e interpretazione, e la possibilità di immedesimarsi con i protagonisti, indipendentemente dal contesto socioculturale di provenienza: infatti, come scrive Mohnike nel già menzionato saggio, ciò che l’autore vuole trasmettere ai suoi lettori è in prima battuta la “gioia della narrazione”, sia che essi siano tornedaliani, svedesi o di qualsiasi altri origine.

Anche il romanzo più recente di Mikael Niemi, Cucinare un orso, è ambientato nei pressi di Pajala, dove il pastore di origine sami Læstedius fondò nel XIX secolo un rivoluzionario movimento religioso, che riscosse un notevole seguito. La voce narrante non è tuttavia il pastore, noto per il suo sottile intelletto e i cui pensieri, come Niemi stesso ha dichiarato in una recente intervista, sarebbero stati troppo difficili da immaginare, bensì il giovane Jussi, pupillo lappone raccolto dalla strada che egli ha riportato all’esistenza e allevato come un figlio.

La madre di Niemi era appassionata della figura affascinante e quasi leggendaria di Læstedius, studiato a fondo a tal punto che raccontare un aspetto innovativo della sua parentesi esistenziale costituiva per l’autore una sfida di non facile risoluzione: tuttavia lo scrittore del Tornedal riesce nell’impresa rendendolo un abile investigatore alla ricerca della verità anche a costo di scontrarsi con le autorità locali, in ambientazioni che ricordano Il nome della rosa di Umberto Eco.

In questo romanzo storico e di formazione ritornano i temi di Musica rock da Vittula, la passione nel descrivere lo stile di vita locale, la ricerca dell’identità culturale e individuale, il recupero di una tradizione troppo a lungo ignorata, e soprattutto l’amore per la natura.

Per quanto riguarda proprio quest’ultimo aspetto dei romanzi di Niemi, sembra lecito parlare di “realismo magico”, con riferimento diretto alla letteratura sudamericana: la natura scandinava viene descritta in tutto il suo carattere meraviglioso con grande spontaneità, accostamenti ed espressioni spesso arditi che al lettore “non nordico” sembrano bizzarri e assurdi colgono in realtà la vera essenza dei paesaggi rappresentati. Nel solco della lunga tradizione letteraria incentrata sul viandante scandinavo che vive in armonia con la natura circostante fino a diventare parte di essa, cogliendone ogni creatura vivente, ogni fiore, anche il più umile, ogni minima variazione stagionale (ricordiamo tra gli altri il norvegese Knut Hamsun e lo svedese Harry Martinson), i protagonisti dei romanzi di Niemi sperimentano la comunione con l’ambiente circostante fino a veri e propri momenti di compenetrazione, fusione l’uno nell’altro, totale identificazione, che portano ad attimi epifanici.

Concludiamo dunque questa breve presentazione di un autore molto prolifico con una sua citazione a proposito del suo personale rapporto con la natura:

“Qui al Nord la natura è così enorme e impressionante che non può non diventare personaggio. Trascorro molto tempo a caccia di alci e uccelli, vado a pesca e faccio trekking con i miei figli in montagna. Proprio ora c’è un fantastico strato di ghiaccio sul grande fiume Torne, ci pattino per molti chilometri nella breve luce del giorno. Mi sembra di volare, o di ballare su una pista gelata e provo una tale felicità, uno stato di non-mente, di meditazione, di sogno…”

di Renata Maria Gallina

Mikael Niemi sarà ospite a Incroci di Civiltà venerdì 5 Aprile alle 17:30 (Auditorium Santa Margherita)Gli autori converseranno con il professor Massimo Ciaravolo. Per maggiori informazioni sull’evento, potete visitare la pagina web di Incroci.

Foto: Peter Knutsson

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