Caro Collegiale che sta per entrare

Caro Collegiale che sta per entrare,

ti saluto da Collegiale che sta per uscire. Penso non ci sia bisogno di presentazioni, al momento del tuo sbarco sull’isola tutti conosceranno di sicuro il tuo volto e molto probabilmente sapranno anche qualcosa di più. Non preoccuparti, è già successo a me e succederà a chi verrà dopo di te, sarà sempre e solo un po’ di sana curiosità. Tornando a noi, voglio portarti il mio più caloroso benvenuto. Dall’alto della mia esperienza triennale, mi assumo il compito di fare gli onori di casa.

Il Collegio è in primo luogo un onore e un onere. È un onore partecipare di una comunità così stimolante e propositiva, è un onere pulire i pavimenti della Common Room. È un onore risiedere su un gioiello della Laguna come l’isola di San Servolo, è un onere sopportare ogni giorno almeno quarantacinque minuti di trasferimento verso l’università (garantisco io, ne vale la pena!). È un onore essere immerso in un ambiente culturale e rassicurante, è un onere mantenere la media universitaria superiore ad una certa soglia.

Il Collegio provvederà a fornirti una ciclo di esperienze formative uniche, una serie di competenze trasversali da sviluppare e un alloggio di spessore. La comunità collegiale, inoltre, ti garantirà un supporto emotivo e accademico costante, un confronto costruttivo continuo e un legame inossidabile nel tempo. Nel caso ti stessi chiedendo cosa tu possa fare per il Collegio e la sua comunità, hai la più nitida delle carte bianche. Per esempio, io in questi tre anni ho portato un DJ per le feste, un rifornimento di piadine e il video di Public Speaking proiettato alla cerimonia di chiusura dello scorso anno: sono soddisfazioni!

Ti prego, però, di non cadere nella trappola dell’eccellenza che eccelle ma non fa eccellere. Rifuggi con tutte le tue forze la retorica del migliore. Diffida di chi ti promette un luminoso futuro solo se riesci ad arrivare prima degli altri. Sono tutti incondizionatamente concetti vuoti.

L’eccellenza che eccelle ma non fa eccellere non può arrogarsi il privilegio di chiamarsi eccellenza. Le persone veramente eccellenti, infatti, non seguono egoista virtute e canoscenza, ma tornano nella cupa caverna come messaggeri della lieta novella. Le persone veramente eccellenti interiorizzano le parole di Confucio: “Mettetemi insieme a due persone a caso, avranno qualcosa da insegnarmi. Le loro qualità mi faranno da modello e i loro difetti mi saranno di ammonimento”. La vera eccellenza è allora scambio inclusivo di opinioni, confronto costruttivo di idee, dibattito pacato di menti. In fondo, chiudersi nella propria torre d’avorio è molto facile, aprirsi al mondo e collaborare con gli altri è più difficile ma più bello.

La retorica del migliore non esiste, il migliore non è quantificabile. Serve solo a coltivare il ghigno e l’ignoranza dei primi della classe, a gonfiare l’orgoglio di chi ancora non ha chiara la complessità del mondo. Guardiamo, invece, a chi si trova in difficoltà, forniamo loro una mano sincera e ne usciremo arricchiti entrambi. E poi, detto tra noi, ci sarà sempre un bambino asiatico migliore di noi due.

Infine, arrivare prima degli altri nel campo della conoscenza è un successo effimero. La conoscenza non possiede un traguardo, a tappa seguirà inesorabilmente una nuova tappa. Conquistare una tappa in solitaria avendo sabotato gli altri, poi, è una ripugnante viltà. Non è il conseguimento stesso della tappa a determinare il successo, ma sono le motivazioni e il percorso che lo accompagnano. Chi afferma il contrario ha come unico scopo il contrasto e la divisione. Piuttosto, seguiamo l’esempio di Nikki Hamblin e Abbey D’Agostino. Torniamo indietro e sosteniamoci a vicenda, conquistiamo tutti insieme la tappa e festeggiamo sinceramente uniti.

Solo così potremo mantenere lo spirito collegiale a cui mi sono tanto affezionato e a cui ti affezionerai presto.

Augurandoti una proficua permanenza in Collegio,

Cheng Hao

 

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