Gli Oscar di Linea20: The Post

The Post è l’ultimo capolavoro di Steven Spielberg: un film che nell’epoca delle fake news, della forte opposizione tra politica e stampa (basti pensare all’America di Trump) e della crisi dei giornali cartacei con una redazione e un serio controllo delle fonti, ci riporta all’epoca in cui una testata giornalistica aveva un preciso e impellente compito: “to serve the governed, not the governors”. Candidato per due Oscar, Miglior Film e Miglior Attrice protagonista a Meryl Streep, The Post è un film storico eppure incredibilmente attuale, con tutte le carte in regola per diventare un classico.

La trama: voto 5/5

Lo ammetto candidamente: guardando The Post, mi sono emozionata. Mi sono emozionata come una formica che guarda in alto e vede un gigante. La nuova pellicola di Spielberg provocherà la stessa reazione a chiunque abbia mai rincorso una deadline per un articolo o fatto parte di una redazione, per quanto piccola, studentesca, con scarso seguito e temi molto meno scottanti della divulgazione di documenti governativi top secret.

La trama è un fatto storico: la divulgazione da parte del New York Times e del Washington Post dei Pentagon Papers, documenti segreti contenenti le menzogne raccontate dal governo americano riguardo alla guerra del Vietnam. Siamo nel 1971, un anno prima dello scandalo Watergate, e Nixon per la prima volta si trova in guerra con la stampa, in un processo che verrà vinto, come noi spettatori già sappiamo, dalle due testate giornalistiche: una storica riaffermazione della libertà di stampa e del diritto di pubblicazione, che, come ci ricorda Tom Hanks nei panni del caporedattore del Post Ben Bradlee, può essere difeso in un solo modo – pubblicando. In questo scenario, assistiamo alla vicenda estremamente umana di Katharine Graham, proprietaria del Post, interpretata da una magistrale (come sempre, d’altronde) Meryl Streep: unica donna in un mondo di soli uomini, catapultata in una posizione di potere dopo il suicidio del marito, innamoratissima del suo giornale eppure insicura, sottovalutata, poco considerata da colleghi e sottoposti. La Graham si troverà a dover prendere una decisione fondamentale: pubblicare o meno i Pentagon Papers, rischiando la prigione e il crollo finanziario, mettendo a rischio la sua vita e la quotazione in borsa del Post.

The Post mette in scena una collettività di esseri umani capaci, insieme, di cambiare la storia: due meccanismi dagli ingranaggi oliati e perfettamente funzionanti, quello governativo e quello giornalistico. Da una minuscola falla nel primo, rappresentata dal furto dei documenti da parte di Daniel Ellsberg, nasce la battaglia con il secondo: una corsa contro al tempo, in bilico tra fattori in conflitto come l’opinione pubblica, i problemi finanziari, la giustizia, la reputazione dell’individuo e del governo e la sicurezza nazionale.

La regia: voto 4.5/5

Che Steven Spielberg sia un mago dietro la cinepresa non è una novità: in questo film il celebre regista lascia da parte gli effetti speciali e ci regala, con l’aiuto del direttore della fotografia Janus Kaminski, un film che si concentra sulla dimensione umana e realistica del racconto. Le inquadrature sono estremamente fluide e disinvolte: seguono i personaggi negli ambienti chiusi in cui si muovono freneticamente, nervosamente, imperiosamente nel caso di Bradlee o timidamente come Kay Graham, introducendoci al loro campo visivo e portandoci all’immedesimazione.

Lasciando la parola a Paul Thomas Anderson, regista di Il filo nascosto (Phantom Thread), altro film in lizza per il titolo di Miglior Film:

“Have you seen ‘The Post’? I’d say Steven Spielberg is as good with the camera as anybody in film history. I saw it the other day, and I couldn’t believe how good he is at dealing with a lot of people in that small a space. He’s got 10 people in a living room, and everybody’s moving around, and everything seems natural, and the camera’s dancing around them, and that thing is a miracle of staging and camerawork.”

I momenti in cui la regia di Spielberg dà il suo meglio, però, non riguardano i personaggi; anzi, non includono proprio esseri umani, se non come figure di sfondo. Sto parlando dell’esaltante danza delle macchine da scrivere, dei nastri trasportatori, delle rotative, delle pagine fumanti fresche di stampa: una macchina indistruttibile e inarrestabile. In un certo senso, tutto il film di Spielberg è un‘esaltazione al processo di creazione di un giornale: nostalgico, forse struggente, ma che non può non emozionare.

Meryl Streep e Tom Hanks in redazione

Il Cast: voto 5/5

Gli attori scelti rendono perfettamente giustizia alla complessità dei personaggi narrati sullo schermo: a partire dalla quasi leggendaria Meryl Streep, che dà voce a una Kay Graham diversa dalla donna forte e sicura di sé che viene spontaneo immaginare quando pensiamo al ruolo storico che ha avuto. Meryl Streep interpreta una Graham pre-Watergate, presa poco sul serio dai colleghi e considerata poco più che una figura rappresentativa: una donna lanciata in un mondo di uomini dopo il suicidio del marito, tormentata da complessi di inferiorità. Come dice Sarah Paulson nei panni di Tony Bradlee, una donna che si è sempre sentita dire di non essere all’altezza, le cui opinioni sono sempre state sorpassate da quelle degli uomini intorno a lei (triste quanto realistica la scena in cui le frasi di Kay sembrano inudibili ai suoi colleghi in riunione, ma vengono prese in considerazione quando ripetute da Ben Bradlee), comincia a crederci. La Streep è abilissima nell’esprimere esitazione, disagio e insicurezza: il suo linguaggio corporeo dice più delle sue parole, quando cammina a spalle basse e passi indecisi dietro a un corteo esclusivamente maschile, o quando prende la parola a voce bassa o fissa il suo foglio di appunti in lunghi silenzi carichi di tensione. Il suo merito più grande, però, risiede nella crescita che ha saputo dare al suo personaggio: da un “whatever” mormorato al telefono assistiamo alla presa di consapevolezza della direttrice del Washington Post, che decide di andare contro tutti facendo la scelta più coraggiosa, mettendo a rischio tutto per l’etica giornalistica. Da quel momento in poi, Kay lentamente si trasforma, rendendosi conto di essere anche lei capace di prendere decisioni dal valore uguale, se non maggiore, di quelle degli uomini che la circondano: “And this is no longer my father’s company. It is no longer my husband’s company. It is my company”.

A fianco di Kay Graham troviamo la sua spalla, amico, collega e consigliere Ben Bradlee, interpretato da Tom Hanks: uomo tutto d’un pezzo, che fin dalla prima scena si impone come leader naturale, quasi in antitesi con la sua insicura superiore. Il rapporto trai due personaggi, pur rimanendo sempre confidenziale e amichevole, cambia parallelamente alla presa di coscienza di Katharine: mentre nelle scene iniziali assistiamo a una direttrice che fatica a imporre le sue decisioni al caporedattore, che rifiuta apertamente le sue direttive con una fastidiosa condiscendenza, dopo la decisione di Katharine assistiamo a un Tom Hanks meno arrogante, che guarda all’amica con un nuovo rispetto.

Meryl Streep

Conclusione

Il film di Spielberg è un capolavoro da non perdere: un gioiello che tiene i suoi aspettatori incollati allo schermo dal primo all’ultimo minuto, intrattenendo senza mai scivolare nella leggerezza superficiale. L’ennesima dimostrazione che la Storia è sempre attuale; e per citare una frase del film, ogni notizia è  la prima bozza della Storia.

Katharine Graham e Meryl Streep

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.