Gli Oscar di Linea20: Il Filo Nascosto

Inghilterra, anni ’50: qui si svolge Il filo nascosto, ultimo lavoro di Paul Thomas Anderson. Cronaca di una relazione tumultuosa fra una giovane cameriera immigrata e un ossessivo, egocentrico stilista d’alta moda, la storia devia dal corso di eventi che più ci si aspetterebbe da una tale premessa, rivelando toni più cupi. Protagonisti sono Daniel Day-Lewis, già diretto da Anderson in un altro ruolo da Oscar ne Il Petroliere, e Vicky Krieps, affiancati da una Lesley Manville che si accaparra una nomination come Miglior Attrice Non Protagonista.

La trama: voto 3/5

Voto3

Reynolds Woodcock vive secondo una routine ferrea, circondato da sarte e domestiche che gli garantiscono l’ambiente ideale per focalizzare tutta la sua attenzione sulla sua arte. Stilista geniale, Reynolds è però narcisista e distaccato nelle relazioni, a eccezione che con la sorella e compagna di affari Cyril, unica che lo sappia gestire, ma anche che, insieme al suo entourage, asseconda e amplifica i suoi peggiori atteggiamenti. Cyril riveste per lui il ruolo di moglie che Reynolds rifiuta di trovare fra le sue fiamme — Cyril fa da mediatrice fra queste e il carattere mutevole e impaziente del fratello, e arriva persino a liquidarle al suo posto (“Le regalerò il vestito di ottobre” concede in una delle prime scene al fratello, dopo avergli proposto di sbarazzarsi della sua attuale frequentazione con tono adatto a un business meeting).

Un mattino, in un caffè sulla ventosa costa britannica, Reynolds conosce quella che sembra essere solo l’ultima di queste donne passeggere, la cameriera Alma, che con i suoi modi assolutamente non inglesi romperà l’equilibrio nella casa (house come dimora, ma anche come maison). In un’alternanza di apparenti momenti risolutivi di compromesso e complicità e confronti più o meno violenti, Alma si rivelerà ingenua solo in apparenza e la sua storia svierà da quella dell’archetipo della moglie vittima di un artista geniale e prepotente.

La combinazione che ne consegue di intimi character studies, sviluppi sinistri, e persino note comiche, risulta interessante ma non sempre azzeccata, come nel caso di alcuni risvolti nella trama che appaiono più improvvisi di altri, forse in virtù di alcune scelte di montaggio.

La regia: voto 3,5/5

Voto3.5

La pellicola ci regala splendidi scorci della campagna inglese e delle Alpi come dei raffinati interni della villa Woodcock. La fotografia ben curata rende Il filo nascosto una piacevole esperienza estetica, girata nei toni freddi e autunnali che si possono associare all’atmosfera della vita da upper class britannica. Emerge chiaramente la cura per i dettagli, soprattutto nei costumi, per cui infatti Il filo nascosto guadagna una nomination. I vestiti di Reynolds, storicamente accurati rispetto alla moda del periodo, vengono inquadrati e gestiti come attori secondari sulla scena.

A enfatizzare l’idea di star guardando tre differenti film incorporati in uno contribuiscono vari escamotage del regista che portano a cambi via via sempre più frequenti di atmosfera, ma che a conti fatti non risultano sempre armonici. Il ritmo della storia esaspera questo equilibrio imperfetto, risolvendo il finale in meno tempo di quanto gli si sarebbe potuto dedicare.

Il cast: voto 4/5

Voto4

A reggere la storia nei momenti di debolezza sono le efficaci performance di Daniel Day-Lewis e Vicky Krieps. Lewis, per quella che ha dichiarato essere la sua ultima performance, si è preparato imparando persino l’arte sartoriale, riuscendo a portare il giusto livello di espressività all’affascinante Reynolds, pacato e contenuto fino ai suoi forti scatti di emozione — personaggio esigente ma sorprendentemente fragile, ancora perseguitato dall’idea della madre defunta. Sorprendente la semi-sconosciuta Krieps, che si muove in perfetta armonia con Lewis e riesce a rendere quasi alla perfezione lo svelarsi ed evolversi (in un lato del film che funziona quasi come coming of age) della personalità più forte di Alma. La Krieps non ha avuto fortuna presso l’Academy, che ha però riconosciuto la performance di Lewis con la nomination a Miglior Attore come anche quella di Lesley Manville, che, interpretando la sorella Cyril, completa la complessa dinamica del trio e fornisce la maggior parte delle linee umoristiche del film.

Conclusione

Il filo nascosto è sicuramente una prova recitativa interessante, difficilmente incasellabile in un singolo genere e visivamente godibile. Vari punti deboli della regia gli rendono però arduo il confronto con gli altri film della categoria, rendendo la sua vittoria (o quella di Anderson) non molto probabile. Migliori prospettive le ha sul fronte costumi, come sull’eventuale quarto Oscar per Daniel Day-Lewis — anche lui, però, in ottima compagnia nella sua categoria.

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