How you dey, man?

In Nigeria, il pidgin sta per diventare il collante di tutta la società.

A Lagos, la megalopoli nigeriana, dove le cinque lingue del paese si intrecciano in un disordine gioioso, il pidgin è la musica della strada. Il paese più popolato dell’Africa è un mélange a volte esplosivo di 160 milioni di abitanti e di 250 comunità. Ma i piccoli delinquenti e i politici diplomati ad Harvard si salutano con lo stesso “How you dey?” o “How body?”. La risposta può variare da un semplice e felice “I dey fine” a un più cupo “Body dey inside cloth” (letteralmente: “Sono ancora in possesso dei miei vestiti”.

Conosciuto ufficialmente con il nome di naija, il pidgin nigeriano conta numerose decine di milioni di parlanti nel paese. I temi di attualità, l’inglese e le lingue locali si mescolano per produrre un linguaggio colorito e allegro, sciorinato con una cadenza da mitragliatrice.

Il naija è la lingua tanto degli slogan scarabocchiati sui muri quanto dei vistosi cartelloni pubblicitari. Lo si può anche sentire su Radio Wazobia, una frequenza trasmessa tanto negli autobus sovraffollati quanto nelle macchine scintillanti e climatizzate.

Così come le sue varianti della Sierra Leone, del Ghana e della Liberia, il pidgin nigeriano era inizialmente una sorta di inglese approssimativo che permetteva alle popolazioni stanziate sulle coste di commerciare schiavi e olio di palma con i mercanti europei. In seguito, in epoca coloniale, l’inglese è diventato la lingua del prestigio. “L’uomo della strada vuole esprimere la sua opinione, ma in inglese teme di commettere dei gbagaun [errori grammaticali]”, osserva Steve Onu, conosciuto come DJ Yaw, presentatore del primo programma della mattina su Radio Wazobia. “E’ perché siamo una radio 100% pidgin che i mercanti, gli autisti dei bus e i meccanici, senza formazione scolastica, possono ascoltarci e capire anche loro cosa succede in politica”.

A tre ore di strada da Lagos, nel villaggio di Oniparagba, una decina di agricoltori sono riuniti attorno ad una radiolina. Non vi è elettricità nel villaggio, ma ogni famiglia possiede una radio. “La lingua di Radio Wazobia è chiara”, afferma Sunday Ayodele, un produttore di gomma, passando dallo yoruba, la sua lingua materna, al pidgin. “Da quando è stata creata Radio Wazobia, è un puro piacere. Prima, non erano che belle parole”, afferma alludendo all’inglese pomposo dei discorsi politici.

La vis del pidgin è tale che le autorità adottano regolarmente delle misure per limitare il suo uso.  “Fela lo aveva detto che l’unica lingua in grado di unire tutti i nigeriani era il pidgin”, ricorda Funsho Ogundipe, che ha suonato insieme al più celebre dei musicisti della Nigeria [soprannominato il re dell’afrobeat, Fela Anikulapo Kuti è morto nel 1997]. Le canzoni di Fela che accusano i politici corrotti che “paddy paddy” [che praticano il clientelismo] gli sono valsi alcuni momenti in prigione negli anni 1980. Più di recente, nel 2004, il presidente Olusegun Obasanjo ha fatto vietare una canzone rap in voga intitolata Jaga Jaga (“marcio marcio”), che se la prendeva con i responsabili politici che “scatter scatter” (portano alla rovina) il paese.

Ma alcuni vedono nella persistenza del pidgin un simbolo flagrante del fallimento del sistema educativo, in un paese dove quattro adulti su dieci sono analfabeti. “Il cattivo inglese ci sta quando si vive di mezzucci, ma assumereste qualcuno che non sa parlare che quel tipo di inglese?”, si interroga un linguista nigeriano. Altri, e in particolare i docenti universitari che dirigono la Naija Langueji Akademi, che ha sede a Lagos, lo considerano invece come una lingua che merita di essere studiata e come un mezzo in grado di ridurre una voragine educativa completamente spalancata. “Il pidgin è spesso utilizzato all’università quando gli studenti provengono da diversi ambienti sociali. In quei casi, è il miglior modo di comunicare”, asserisce Godwin Iwuchukwu, linguista all’università di Calabar.

La popolarità di Radio Wazobia non si affievolisce. “Stranamente, la nostra udienza cresce anche tra quelli che potremmo considerare l’élite, osserva DJ Yaw. Quando mi vedono, la prima cosa che mi dicono è: “Yaw, how you dey man?” Si rivolgono a me in pidgin, anche se dopo passiamo all’inglese corretto”.

Articolo di Monica Mark, tratto da Courrier International Marzo-Aprile-Maggio 2013. Pagine 34-35

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