Trattare gli studenti stranieri come se fossero immigrati non è solo sbagliato, è contrario al buon senso

Ho sempre preferito le politiche basate sui fatti a quelle basate sul pregiudizio. Un buon esempio di queste ultime è il modo in cui i numeri dell’immigrazione vengono presentati. In questo momento la nostra politica non è, purtroppo, fondata su prove e questo fa del male alle nostre istituzioni di istruzione superiore, che stanno già affrontando il problema dell’imminente divorzio dalla principale corrente europea.

Il prestigio delle nostre università ha assicurato il loro essere magneti per alcuni degli studenti e ricercatori più validi ed intelligenti di tutto il mondo. Ciò le ha rese sempre più forti a livello accademico e più competitive nel quadro internazionale. Gli studenti stranieri aiutano a tenere alta la qualità accademica e assistono nel mantenimento di corsi specializzati, non da ultimo nelle scienze. Si trovano al centro delle collaborazioni per la ricerca. A lungo termine, creano legami di amicizia ed interesse comune con altri stati. Gli studenti internazionali, istruiti in Gran Bretagna, sono una parte importante di quello che viene spesso chiamato soft power.

Quando arrivano in Gran Bretagna, questi studenti vengono statisticamente trattati così come se fossero immigrati, anche se ovviamente non lo sono. Non vengono qui per lavorare e vivere, ci sono regole molto rigide a riguardo. La maggior parte di loro torna a casa una volta finiti gli studi. Ci sono stati, in passato, alcuni abusi di questo sistema, con corsi e università fantasma. Il governo di David Cameron se ne è occupato alcuni anni fa, procurando sollievo alla maggior parte delle università e delle istituzioni legittime di istruzione superiore. È anche vero che alcuni studenti decidono di rimanere oltre il loro periodo di studi, ma la cifra è estremamente esigua, ben al di sotto di quello che qualcuno negli Affari Interni ha dichiarato.

Quello dell’istruzione superiore è un mercato che si sta espandendo internazionalmente. In particolare, la crescita di un nuovo ceto medio in Asia assicura l’esistenza di questo fenomeno. È meglio investire il proprio denaro nel trovare una buona istruzione per i propri figli piuttosto che nell’acquistare un nuovo orologio o una nuova automobile. Tuttavia, è un mercato in cui la nostra partecipazione sta diminuendo, nonostante la qualità di ciò che offriamo. Le cifre raccolte all’inizio di questo anno accademico dicono che attiriamo ancora più di 130.000 studenti stranieri. Storicamente, un calcolo approssimato suggerisce che circa un quinto degli studenti iscritti alle università britanniche arriva dall’estero, così come circa un quarto degli studenti iscritti a programmi post-laurea. Queste cifre, però, hanno iniziato a decrescere. Il numero di coloro che è venuto qui a studiare nei tre mesi seguenti al settembre 2016 è stato al livello più basso dal 2002.

Negli Stati Uniti, il numero di studenti stranieri è cresciuto circa del 10% nel 2015 (anche se la cifra potrebbe aver ricevuto un duro colpo lo scorso anno dopo l’elezione di Donald Trump). In Australia, la cifra è aumentata del 9% nel 2015. Nel Regno Unito è salita dell’1%. Le ansie provocate dalla Brexit hanno probabilmente influito in negativo sui valori più recenti, i quali hanno continuato a scendere. Tuttavia, il problema intuitivo è più vasto di così. L’India, per esempio, ha criticato il governo britannico dicendo che non sembrava voler educare i propri giovani, a differenza del Canada, dell’Australia, della Francia e della Germania. Sono rimasto sconvolto nel vedere che nei quattro mesi precedenti allo scorso settembre sono arrivati in Gran Bretagna più studenti dall’America centro-meridionale che dall’Asia meridionale.

Al centro di questo problema di percezione sta il fatto che continuiamo ad insistere nel trattare gli studenti come immigrati. Ogni volta che questo problema viene dibattuto nella Camera dei Lord, l’unica voce che davvero si alza a favore di questa politica è quella del ministro che difende il governo. Tuttavia, sappiamo che nel governo il supporto per questa politica sta progressivamente scemando e in effetti i vari ministri del gabinetto hanno espresso il loro appoggio per un cambiamento di direzione, in alcuni casi anche apertamente.

Molti ministri sono ora chiaramente d’accordo con ciò che l’attuale collega per l’istruzione superiore, Jo Johnson, scrisse nel 2012: “Cambiare il modo in cui gli studenti sono classificati non avrà un grande effetto sulla capacità del governo di controllare migrazioni di medio e lungo termine … il governo ha affrontato vere scelte riguardo alle politiche per gli studenti internazionali. La differenza che apportano alla migrazione a lungo termine è relativamente piccola. La differenza che la loro scelta apporta al settore educativo, al soft power britannico nel mondo e all’economia del Regno Unito, è molto significativa.”

Perché, dunque, questo non è successo? Gli Affari Interni, passati e presenti, sembrano congelati davanti alle potenziali critiche. In primis, tutti i sondaggi suggeriscono che i votanti accettano che ci sia una differenza tra uno studente ed un immigrato. In secondo luogo, dire che stiamo semplicemente seguendo la miglior pratica internazionale non ha alcun senso. “Riprendiamoci il controllo” – ricordate? – dovrebbe certamente renderci capaci di fare esattamente quello che fanno anche gli Americani, i Canadesi e gli Australiani. Nessuno di questi stati include gli studenti negli elenchi migratori.

Allora perché non cambiamo? Perché non seguiamo le prove? Semplice, temo. Il motivo è che alcuni politici anziani si rifiutano categoricamente di contemplare un piano d’azione sensibile che potrebbe essere criticato su base del tutto spuria da alcuni esponenti di destra e forse dalla stampa mediatica, di fronte alla quale si sentono sempre più moralmente obbligati. È abbastanza per far piangere il forte. Se ci rifiutiamo di insistere sulla ragione nel decidere di questo problema, quando e dove esattamente siamo pronti a metterci alla prova?

Traduzione di Giada Vaglietti dell’articolo “Treating overseas students as migrants is not just wrong, it defies common sense” di Chris Patten per The Guardian.

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