Scorci di Belgrado – Kalemegdan

Per me è impossibile iniziare una nuova avventura senza annotare storie, emozioni e scattare foto dei mondi che incontro. Stavolta la protagonista è la città di Belgrado, capitale della Serbia. Vi dono qua i miei “scorci di Belgrado”.

Belgrado, Beli Grad, città bianca, prende il nome dal marmo bianco utilizzato per la costruzione del forte di Kalemegdan. E’ perciò impossibile inoltrarci alla scoperta di questa città senza iniziare dalla sua parte più antica.

La cittadella di Kalemegdan è il cuore antico di Belgrado, una fortezza circondata da un parco dove i belgradesi e i turisti amano passeggiare in ogni stagione, dati i musei, i bar, le aree relax e le statue che vi sono disseminate. Un luogo che è rimasto indietro nel tempo, dove vi sembrerà di cambiare epoca e tornare alla magnificenza medievale della città. Fu infatti menzionata per la prima volta in una lettera di Papa Giovanni VIII nel 878. Kalemegdan è ancora più antica in realtà, infatti nasce sui resti dell’antica fortezza romana di Singidunum, costruita sulla collina che si erige sulla confluenza della Sava e del Danubio per proteggere la città, poi distrutta dagli Avari e dagli Unni.

Quello che è visitabile oggi del forte fu ricostruito nel XVIII secolo, ma gli enormi bastioni, le mura e il fossato della cittadella alta ricordano la sua passata magnificenza e mantengono ancora un’aurea di mistero e solennità.

Il momento della giornata in cui questi luoghi pullulano più di persone di tutte le età è il tramonto. Lo si osserva seduti sull’erba, sulle mura, vicino alla statua della Vittoria, che rappresenta la vittoria nella Prima Guerra Mondiale contro l’impero austro-ungarico. I giochi di colore che si stagliano sulla nuova Belgrado e sulla Sava carpiscono l’attenzione di tutti, come un immenso spettacolo teatrale, mentre le luci sulla fortezza si affievoliscono e si fanno gialle, per rendere l’atmosfera ancora più romantica.

Ormai è calata la notte e il vento si fa freddo, la fortezza resta silente mentre i chiacchiericci e i respiri la abbandonano, lì, dove ormai da tempo, sorveglia la città.

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