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15. They Can’t Take That Away From Me

They Can’t Take That Away from Me riceve una nomination all’oscar come Miglior Canzone  nel 1937. Da allora, anche grazie a numerosissimi rifacimenti, si è affermata come uno dei grandi classici del jazz. La canzone venne composta da George e Ira Gershwin (l’uno si occupò della musica, l’altro del testo) per il film Shall We Dance (1937) con Fred Astaire e Ginger Rogers.

Parlato: Our romance won’t end on a sorrowful note,
                Though by tomorrow you’re gone
                The song is ended, but as the songwriter wrote,
                The melody lingers on.
                They may take you from me, I’ll miss your fond caress.
                But though they take you from me, I’ll still possess…

The way you wear your hat
The way you sip your tea
The memory of all that
No, no, they can’t take that away from me

The way your smile just beams
The way you sing off key
The way you haunt my dreams
No, no, they can’t take that away from me

We may never, never meet again
On the bumpy road to love
Still, I’ll always, always keep the memory of

The way you hold your knife
The way we danced till three
The way you changed my life
No, no, they can’t take that away from me
No, they can’t take that away from me

We may never, never meet again
On the bumpy road to love
Still, I’ll always, always keep the memory of

The way you hold your knife
The way we danced till three
The way you changed my life
No, no, they can’t take that away from me
No, they can’t take that away
Can’t take that away
Can’t take that away from me

Da questa prima esecuzione, il brano si è trasformato in un simbolo di cosa significhi continuare ad amare nelle più disparate situazioni. Si può leggere – ed è stato letto, e di conseguenza interpretato – in più modi. Può essere una dichiarazione spavalda, come in Shall We Dance, può essere un’affermazione d’amore sicuro, florido, nel rigoglio del proprio splendore, come nell’interpretazione di Ella Fitzgerald e Louis Armstrong, può essere la sofferenza che si prova nel preciso momento di distacco da un’altra persona, può essere il ricordo che abbiamo e che serberemo sempre con cura di qualcuno che ci è stato profondamente caro, non necessariamente in senso sentimentale.

They Can’t Take That Away from Me è tanto universale perché incredibilmente specifica. Racconta di tutte le piccole cose, di tutti i dettagli che ci rendono cara una persona, particolari insignificanti all’apparenza ma, in realtà, fondamentali nella costruzione di un rapporto. Particolari che ne costruiscono il ricordo quando, per le ragioni più diverse, quel rapporto non esiste più.

In La la land, nei cinema in questi giorni, i protagonisti si dichiarano “I’m always gonna love you”. Credo che sia questo il primo tipo di affetto di cui parla questo brano. Mia (Emma Stone) e Sebastian (Ryan Gosling) si conoscono per caso. Ciascuno è fatto di un insieme di dettagli (per esempio l’anello di Sebastian e la sua passione per il clacson o un certo modo di Mia di inclinare la testa o incurvare le spalle mentre ride), e l’amore che costruiscono si fonda sul compromesso tra le loro diversità. Il compromesso, su cui Sebastian sostiene si fondi il jazz, è alla radice non solo del loro rapporto, ma anche dell’intera pellicola. Le aspettative – dello spettatore rispetto alle situazioni e dei personaggi rispetto alla propria esistenza – vengono continuamente deluse o deviate verso un esito inaspettato. La vita e la sua imprevedibilità si insinuano fin nelle più piccole cose, ed è tutto un costante adattarsi e fare compromessi. Sì, alla fine otterranno entrambi ciò che desideravano più di ogni altra cosa, ma sarà soltanto rinunciando al vero amore della loro vita. Si troveranno di fronte al compromesso più arduo, quello tra, appunto, il vero amore e la passione che li spinge a realizzare i propri sogni e se stessi. Sarebbe bellissimo avere tutto esattamente come lo vorremmo, ma non è possibile, è necessario, prima o poi, rinunciare a qualcosa. Compromessi.

Nella scena conclusiva, quando Mia e Sebastian si scambiano un ultimo sguardo e un sorriso, sappiamo che, sebbene in modi diversi, sono giunti a patti con la vita. In quello sguardo c’è la consapevolezza che sarebbe potuto essere tutto perfetto se solo – se solo Sebastian potesse continuare a suonare il clacson a orari improponibili per richiamare l’attenzione di lei, se solo Mia potesse continuare a inclinare la testa in quel modo, e solo per lui – ma anche quella che nessuno potrà mai sottrarre loro la sincerità di un sentimento che è riuscito a sbocciare nonostante tutto, sincero e ancora profondamente radicato in loro.

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