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Sì, fantastico. Ora posso andare?

Articolo originale a cura di Victoria Coren Mitchell, 16 settembre 2016.

Perché la gente entra nelle gallerie d’arte? Secondo me, per migliorare il sapore di una tazza di the. È qualcosa che mi insegnò mia madre quando ero piccola: se riesci a completare proficuamente una visita a un negozio di vestiti, allora puoi avere the e biscotti.

Alcune persone, evidentemente, considerano lo shopping un piacere in sé, ma né io né mia madre siamo della stessa idea. Non c’è alcuna gioia per noi nel trascinarsi su e giù per affollate strade, spremute da vellutati insuccessi. Tutto ciò è popolare, stupido e demoralizzante. (Meno demoralizzante per mia madre perché lei è slanciata e tutto le calza a pennello, ma, come gli ospiti delle feste di Jay Gatsby, è sia slanciata che facilmente annoiabile.)

Perciò, non sono stata cresciuta nella credenza che lo shopping fosse una fondamentale attività del tempo libero. Può essere l’inferno – spiegava mia madre – ma un inferno mitigato dalla presenza di bar. Trotterello allegramente dietro di lei per il centro commerciale di Brent Cross sapendo che, prima o poi, ci fermeremo da Lindy’s per una tazza di the e una fetta di cheesecake (una sigaretta nel caso di mia madre, una fetta di cheesecake e una sigaretta nel mio), premiandoci per aver acquistato tutto ciò che sta nella borsa di C&A ai nostri piedi. Avere nuovi vestiti era, ed è, eccitante, il problema rimane l’acquisto.

Va tutto bene, sono felice di dichiararlo apertamente. Essere annoiati dallo shopping fa svegli e intellettuali: “Ooh, guardatemi, insufficientemente intrattenuta da scaffali di skinny jeans; la mia mente considera argomenti più elevati.”

Purtroppo, non è su argomenti più elevati. In privato, mi sento allo stesso modo anche nelle gallerie d’arte. La loro migliore attrazione è la tazza di the che verrà dopo. Il suo gusto è migliorato da un senso di conquista, meritato riposo, qualcosa di fatto.

Ci ho riflettuto sopra a causa di un certo Stephen Ellcock. È entrato nelle news dopo essere stato bannato da Facebook per “violazione degli standard della comunità” con un dipinto della mano di Erasmo di Holbein.

Se la scarnificata mano sia stata considerata da Facebook troppo sexy o troppo disgustosa non è dato sapere, ma ha ammesso l’errore e ha tolto il ban. L’intera storia è stata piuttosto utile per il signor Ellcock, poiché ha attirato l’attenzione sul suo principale progetto su Facebook: postare una miriade di immagini di opere d’arte nel tentativo di creare una cyber-galleria accessibile a tutti. La maggior parte delle gallerie mette le proprie collezioni su internet, ma il signor Ellcock ha esternato la speranza di costruire il proprio “museo online, così come Uber è una compagnia di taxi senza taxi”.

Ho dato un’occhiata ed è un tipo certamente vivace. Il 28 agosto, tra le 19.15 e le 22.07, ha postato una differente opera d’arte giapponese ogni tre minuti.

Non ero completamente sicura di cosa farmene. Mi è piaciuta quella con la rana. Quella con il susino (“occupa quasi 16 piedi lungo quattro pannelli mobili”) mi dava l’impressione di essere davvero impressionante nella realtà. Sul mio computer, era lunga 5 cm.

Non che avrei avuto un’esperienza più profonda se avessi visto l’originale. Ecco alcuni miei pensieri davanti alle più grandi opere d’arte del mondo:

“Ah, questa è la Gioconda. Ha una di quelle facce piatte tipiche dei vecchi quadri. Immaginavo fosse un po’ più realistica, più vivace. Pensavo a cosa sarebbe successo se ci fossi passata sopra con un indelebile. È il turno di qualcun altro di starle davanti? Dovrei spostarmi? O sembrerebbe che non apprezzi in modo appropriato l’opera?”

“Giuda dovrebbe sembrare più colpevole degli altri? Sembrano tutti colpevoli! Se fosse una partita di poker, prenderei i miei soldi e me la svignerei rapidamente. Cosa stanno mangiando per cena? Non lo capisco. Sono panini? Sembra così. Pensavo fossero una cosa più recente. Ho fame. Magari si stanno facendo dei sandwich.”

“Piccolo pene. Chissà se posso riprodurlo con una stampante 3D. Quelle vene sulle braccia sembrano veramente vene, devo ammettere. Suppongo che dovrei girarle intorno e guardarle il fondoschiena. Sì, eccolo. E ora? Devi ammirare una scultura a 360°, altrimenti la gente pensa che sei un ignorante, ma forse è raccapricciante fissare in eterno un nudo. Tornerò sul davanti. No, è peggio.”

È ciò che accade nelle teste di tutti? Non può essere. Non posso credere che tutte le persone che stanno nelle gallerie d’arte a fissare alle opere stiano pensando: “Beh, eccomi qui ad ammirare l’arte”. Devono avere una sorta di altra esperienza spontanea.

Non è che non trovi l’arte meravigliosa. Solo, non so cosa fare, in piedi in una galleria. Non so a cosa pensare. Una volta che l’ho vista, l’ho vista, impiego circa due secondi. Sono interessata, ma poi mi annoio subito, subito.

Penso che gli altri abbiano una calma interiore, una serenità che permetta loro di stare lì senza pensare a quanto stiano lì. Per me, è come se potessi sentire un gigantesco orologio ticchettare. È orribile.

Ma voglio che le gallerie d’arte esistano. Sarebbe ancora più orribile se non ci fossero. E chiuderebbero se la gente pensasse di poter avere la stessa esperienza online. Perciò, spero che il grandioso progetto di Stephen Ellcock fallisca, che la sua galleria virtuale non faccia all’arte ciò che Uber ha fatto ai taxi.

Ho bisogno di persone che amino fissare le opere per mantenere le gallerie d’arte, perché altrimenti dovrei andarci da sola.

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