fiorella-mancini

HUMANS OF VENICE #21

#21

Studiavo ragioneria, e la odiavo. Mio padre mi fece smettere di studiare, e così andai a lavorare alla Montedison, in ufficio acquisti, come segretaria; al che, al primo sciopero degli operai, partecipai perché volevo fare vacanza, e così divenni come una mascotte per gli operai. Dal momento che già allora nei weekend che avevo liberi dal lavoro andavo sempre ai vari Antique Market a Londra, ero collezionista di tutto ciò che riguardava il passato: pizzi, merletti e tutte quelle cose là. Mi invitarono a licenziarmi promettendomi un doppio stipendio, allora io mi licenziai, trovai un buco a Venezia vicino alla Fenice e aprii il primo Vintage Market. Poiché amavo molto i contrasti, misi dentro questo negozio mezzo pullman: siccome andavo sempre con il pullman a Venezia, pensai di andare in un campo demolizioni, feci tagliare un pezzo di pullman e lo misi lì, dentro al negozio. Fece molto scalpore – parlo di quarant’anni fa – e vendetti tutte le cose che avevo. A quel punto una mia amica che lavorava per Fiorucci mi disse: “Perché non usiamo i pizzi e i merletti per fare delle camicie? Ti insegno a fare le tinture!” – e così mi insegnò a fare le tinture, e io cominciai a tingere pizzi e merletti e a venderli a Fiorucci, cominciai a far su un certo capitale, e poi a vendere in Francia, in Inghilterra. Poi andai in America, addirittura volevo aprire un negozio alle Trump Tower: davano degli spazi a giovani creatori, però nel contratto c’era scritto che se non raggiungevi un certo fatturato ti mandavano via.

Allora trovai questo spazio, in Campo Santo Stefano a Venezia. Inizialmente rifornivo altri negozi, ma poi ho smesso perché qui i prezzi sono molto elevati: ogni pezzo è unico, devo farlo confezionare e dipingere singolarmente, pezzo per pezzo, per cui faccio solo vendita diretta, niente internet, perché uno questi capi li deve provare. Cominciai a vendere le mie giacche ad artisti e musicisti: Elton John, Sting, copertine di Rolling Stone… ho anche le foto qui, guarda. Per esempio, guarda questa foto: Elton John al suo compleanno si mise il mio kimono con il suo compagno, che ha preso anche lui tante giacche qui. Erano miei clienti, poi quando hanno avuto due bambini si sono dedicati completamente ai figli.

Adesso continuo a vendere questi capi, fuori dal tempo, fuori da ogni logica di mercato. Per le vetrine ho preso delle sculture umane di un mio amico, e a seconda dei vari eventi del mondo scrivo sugli slip delle sculture in vetrina: per esempio “Love my break” quando uscì l’Inghilterra dall’Europa… ovviamente nel senso di pene, ci metto sempre significati provocatori o pseudoerotici. Per esempio qui puoi veder questi bicchieri a forma di pene, o scritte sugli slip come “My jobs act”, o “Fuck your life”, con il manichino attaccato alla flebo. Nel 2000 feci una sfiata a Roma, durante il Giubileo, con magliette e costumi con i santi che invece delle pupille avevano il dollaro, per la merchandise che c’è al Vaticano. Dovevo dare una grande festa lì a Roma, in una grande discoteca vicino a piazza di Spagna, ma mi bloccarono la sera stessa l’evento: avevo già tutte le ragazze vestite da suore con simboli dedicati al re denaro, guarda le foto. Mi bloccarono tutto e la storia finì sui giornali.

Ho circa mille foto che ricordano le varie performances nei vari carnevali a Venezia. Tiravo fuori la scusa del Carnevale per poter fare qualcosa che fosse di urto per la città, come il grande topo-pantegana che nell’84 facevo girare nel Canale per protestare contro gli scarichi in Laguna, oppure la Task Force per liberare l’arte e la cultura da questi mercanti d’arte che fanno esporre solo quello che vogliono… non sono critici d’arte, sono avventori che fanno guadagnare solo certe gallerie e fanno crescere certi artisti a cui sono legati… non so se sessualmente o in altri modi. Facevo performances contro l’immobilismo, ma adesso gli anni passano ed è inutile che mi metta a fare certi spettacoli, allora uso un linguaggio di immagini inusuali, spiazzanti o erotiche attraverso le mie vetrine. Molte volte le persone pensano che questo sia un sexy shop, oppure pensano che sia una farmacia, perché c’è la croce lampeggiante della farmacia in vetrina… sballo queste convenzioni per cui se uno vede una croce pensa che debba essere una farmacia, se vede dei vestiti un negozio di abbigliamento, se vede slip un negozio di biancheria intima, se vede immagini erotiche un sexy shop: sono tutte idee legate a degli schemi che ci hanno portato a sviluppare nel nostro cervello idee indirizzate. Qui creo confusione: uno entra qui e non sa se chiedere un preservativo, una medicina, un vestito, dei bicchieri. Vengono sempre a chiedermi, stupefatti: “Che cos’è?”

Primeggia in vetrina questo Water Closet Hotel, che ho fatto trent’anni fa per l’invasione di Bed & Breakfast nei palazzi: c’è un albergo dentro a un water, nel senso che Venezia è diventata una grande toilette… e niente, scrivi quello che ti pare. Sono tutti simboli, ognuno pensa quello che preferisce. Per quest’opera ho creato un sito in cui la gente prenotava in questo albergo-cesso, che però non esisteva, era un luogo di fantasia, per cui la gente faceva prenotazioni virtuali che gli ritornavano indietro per sensibilizzarli sulla città. Molti vengono qua a prendere delle idee dalle mie creazioni e rielaborarle. Poi la gente guarda le mie cose e dice “Ah, come Dolce & Gabbana”, come questo, come quello, ma in realtà questi capi hanno più di quarant’anni. Vengono tutti qua a prendere qualcosa, io sono sempre contenta di dare qualcosa, di dare idee alle persone.

Fiorella Mancini, Fiorella Gallery

 

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