1. Sulle sponde dell’Erie

Ascoltate Erie Canal di Bruce Springsteen e la Seeger Session Band (sentite l’acqua su cui scivola la chiatta? la brezza leggera? l’odore che vi circonda?) e cominciamo.

Il banjo e il violino cominciano quasi sottotono, come se stessero strimpellando il motivo in un momento di pausa. Poi però si aggiunge un secondo violino, che dà corpo all’insieme e introduce la voce. Possiamo sentire il placido sciabordio intorno alla barca che galleggia nell’acqua di Old Woman Creek, lago Erie. Si muove tanto lentamente che risulta ferma. Charlotte si china lentamente per raccogliere un altro fiore, Grace guarda compiaciuta quelli che ha in grembo. Non hanno fretta. Lotus Lilies (1888) ritrae una scena statica, sospesa. Si può sentire il calore del sole (che arrossa le guance alle due donne) e il peso dell’aria sull’acqua. Si può respirare l’odore dell’acqua e quello più dolciastro dei fiori. Tutto è rilassato: la distesa di loto americano sembra essere fiorita senza sforzo, le due donne galleggiano quasi immobili, si percepisce solo una brezza lontana, vicino agli alberi. Un momento di dolce far niente che, intuiamo, si protrae per ogni giorno delle vite di queste donne.

Alla fine dell’Ottocento gli Stati Uniti vissero un periodo di crescita industriale ed economica senza precedenti. La vita lenta e rilassata delle classi media e alta divenne oggetto dell’interesse di molti pittori. Charles Courtney Curran (1861-1942), in particolare, evitò la pittura storica, ancora tenuta in altissima considerazione, per dedicarsi invece a scene di vita americana contemporanea, concentrandosi di solito sulle donne e i loro momenti di svago all’aria aperta, come in questo caso. Le donne ritratte sono la moglie Grace Winthrop Wickham e sua cugina Charlotte Ada Taylor. La luce si diffonde per tutta la scena, passa attraverso il parasole di Grace e si deposita sulle piante e sull’acqua.

La canzone, però, non rimane a galleggiare sul lago. Scivola, scivola lungo il fiume, anzi, lungo il canale. Costruito tra il 1817 e il 1825, il canale Erie era stato inizialmente reputato un’opera folle: quasi 590 km di via d’acqua, per un dislivello di circa 180 m, che collegava originariamente Albany a Buffalo (che si affaccia appunto sul lago Erie). Ma we haul’d some barges in our day / Filled with lumber, coal and hay / We know every inch of the way / From Albany to Buffalo, canta la canzone. Il canale fece la ricchezza di New York e delle città che attraversava, permettendo traffici commerciali prima difficoltosi: macchinari, merci pesanti, prodotti manifatturieri dall’East Coast ma anche prodotti agricoli dal Midwest e migranti. Un tragitto che nel 1825 richiedeva due settimane di viaggio in diligenza era adesso percorribile in cinque giorni. Get up mule, here comes a lock / We’ll make Rome ‘bout six o’clock / One more trip and back we’ll go / Right back home to Buffalo.

La fatica, la frenesia, lo sforzo della costruzione però non si percepiscono direttamente ascoltando Fifteen Years on the Erie Canal, di Thomas Allen (uscita nel 1995, ha anche molti altri nomi, come Low Bridge, Everybody Down, o Fifteen Miles on the Erie Canal). Seguiamo invece il lento, lentissimo scorrere del fiume e della chiatta che vi viene trascinata da una mula, Sal. La musica cresce senza fretta, a poco a poco si aggiungono le percussioni, i fiati, altre voci, e a poco a poco si apre di fronte a noi il paesaggio che costeggia l’acqua. La vastità illuminata di Lotus Lilies e quella che si apre facendosi trasportare dalla corrente sono le stesse, ma la percezione che ne hanno le due donne e il lavoratore sulla chiatta è ben diversa. Se l’uomo percorre incessantemente il canale, in entrambe le direzioni, lavorando sotto il sole in ore lente e calde, le due donne sono sospese nella fioritura delle piante acquatiche, apparentemente ignare della fatica che rende possibili il loro benessere e la loro rilassata placidità.

Per saperne di più sul Canal Erie:

 

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