Cyrano de Bergerac: eroe, ribelle, romantico, sfortunato e… “nasuto”

Il 28 dicembre 1897 andava per la prima volta in scena al Théâtre de la Porte Saint Martin di Parigi la commedia Cyrano de Bergerac, che diede alla storia del teatro uno dei suoi personaggi più memorabili, affascinanti e amati: quello dell’eroico, ribelle, romantico, sfortunato e “nasuto” (oltre che realmente esistito) poeta spadaccino Hercule Savinien de Cyrano de Bergerac. Fu un successo epocale che colse di sorpresa tutti, a cominciare dallo stesso autore Edmond Rostand il quale, addirittura, pochi minuti prima della recita, si era scusato con la compagnia per averla trascinata in “questa avventura spaventosa”. Invece il pubblico applaudì freneticamente per venti minuti e il ministro delle finanze andò personalmente dietro le quinte, si staccò la propria legion d’onore e la appuntò a Rostand. L’opera venne replicata per trecento sere di fila e tradotta immediatamente in tutte le lingue.

Sono sempre stato affascinato dalla figura di Cyrano, fin da quando ho partecipato ad una messa in scena della commedia di Rostand alle superiori. Mi piace prima di tutto il suo spirito ribelle e anticonformista, il suo rifiuto di scendere a compromessi per ottenere favori e fare carriera. L’intrepido cadetto di Guascogna è, al contrario, sempre pronto a denunciare e a mettere in burla la corruzione e l’ipocrisia della società in cui vive e a scagliarsi contro i potenti e i loro leccapiedi, incurante delle conseguenze. Ci vorrebbe uno come lui nell’Italia di oggi!

Ma oltre a quello irruente ed eroico c’è anche un altro lato, non meno affascinante, nella figura di Cyrano, quello malinconico, solitario e patetico. Dietro alla sua spavalderia Cyrano è, in fondo, un perdente, povero, incompreso nelle sue doti letterarie (alcune sue scene teatrali gli vengono addirittura rubate da Molière) e, soprattutto, incapace di farsi ricambiare dalla donna che ama, alla quale, a causa della sua bruttezza, non ha il coraggio di dichiararsi, se non quando è troppo tardi, in punto di morte.
Per usare le parole di Francesco Guccini nella canzone Cyrano:

“[…]Ma quando sono solo con questo naso al piede
che almeno di mezz’ora da sempre mi precede
si spegne la mia rabbia e ricordo con dolore
che a me è quasi proibito il sogno di un amore
non so quante ne ho amate, non so quante ne ho avute
per colpa o per destino le donne le ho perdute
e quando sento il peso d’essere sempre solo
mi chiudo in casa e scrivo e scrivendo mi consolo[…]”

Ammettiamolo: quanti di noi non si sono sentiti almeno una volta come lui?

di Giovanni Morandini

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