Joshua Norton, l’uomo che volle farsi Re

La cittadina di Colma, California, si trova a pochi chilometri da San Francisco, ed è conosciuta anche come “la Città dei Silenti” a causa del gran numero di cimiteri, che rappresentano l’ultima dimora di personaggi del calibro di William Hearst, Levi Strauss, Wyatt Earp e Joe Di Maggio. Nel cimitero di Woodlawn, però, c’è una tomba piuttosto singolare, il cui epitaffio recita: “NORTON I – IMPERATORE DEGLI STATI UNITI E PROTETTORE DEL MESSICO”. Sotto, più in piccolo, appare invece la scritta “Joshua Norton 1819 – 8 gennaio 1880”.
Chiunque abbia un minimo di conoscenza storica sa perfettamente che gli Stati Uniti sono sempre stati una democrazia, e anzi, a loro modo di vedere, costituiscono il modello di democrazia par excellence. Ciò che la maggior parte delle persone ignora, tuttavia, è che il 17 settembre 1859 un uomo, senza alcuna guerra, violenza o golpe, si insignì della più alta onorificenza politica, quella di Imperatore. Lo fece con una lettera ad un quotidiano.

Joshua Norton, nato in Inghilterra e vissuto in Sudafrica, arrivò a San Francisco assieme ai ‘Niners. No, non quelli di Joe Montana, quelli della Corsa all’oro del ‘49. 1849. Il governo USA aveva deciso che collegando con la ferrovia l’est e l’ovest ‘sto benedetto Paese sarebbe ulteriormente decollato. Assoldò migliaia di cinesi che si sarebbero trovati bene e diede forma al concetto di coast-to-coast. Ai cercatori San Francisco piacque, con la Baia, l’oro e tutto il resto, e optarono per lo stanziamento. A differenza di molti di essi, però, Norton non era né povero né disperato, ed era approdato nella California Felix con una piccola fortuna ereditata dal padre, che grazie alle sue doti commerciali accrebbe ulteriormente negli anni successivi. Dobbiamo però spostarci per un attimo oltreoceano, più precisamente in Cina, che non a caso era e rimane il maggior esportatore di riso, compreso quello che sarebbe approdato in California. Una tremenda carestia rese necessario il blocco delle esportazioni, e nella Baia il prezzo lievitò. Norton, magata, decide di comprare un carico proveniente dal Perù e di rivenderlo ad un prezzo maggiore; sfiga, nei giorni seguenti al porto di San Francisco arrivano alti cargo dal Sud America, e il prezzo del riso torna a livelli normali. Nel 1858 Norton dichiara bancarotta e sparisce dalla circolazione.

Il 17 settembre 1859, il San Francisco Bulletin pubblica il seguente proclama:
«Alla perentoria richiesta della larga maggioranza dei cittadini degli Stati Uniti io, Joshua Norton, proveniente da Algoa Bay, Capo di Buona Speranza e negli ultimi nove anni e dieci mesi in San Francisco, California, dichiaro e proclamo me stesso Imperatore degli Stati Uniti, e in virtù dell’autorità con ciò da me concessami ordino che i rappresentanti degli stati dell’Unione si radunino nella Music Hall di questa città, il giorno 1 del prossimo febbraio, al fine di apportare cambiamenti alle esistenti leggi dell’Unione per guarire i mali sotto i quali il Paese sta faticando (…)».
Come si può agevolmente immaginare, non ci fu nessun incontro. Tuttavia le conseguenze di questa pubblicazione, con intento ovviamente satirico, da parte del Bulletin furono sensazionali, e Norton da senzatetto divenne una star, l’unico che poteva girare per San Francisco senza un penny e ottenere ciò che voleva. Vestito di un’uniforme blu con decorazioni dorate regalatagli dall’esercito, Norton vagava per la città (complice il privilegio di poter usufruire gratuitamente dei mezzi pubblici) controllando che ogni attività si svolgesse secondo il suo giudizio e presenziava regolarmente come ospite d’onore agli eventi mondani, come una prima teatrale o un incontro dell’Accademia delle Scienze. Poteva sempre disporre di un tavolo riservato nei migliori ristoranti della città,  accanto a politici, aristocratici ed imprenditori, e molti esercizi da lui frequentati iniziarono ad esporre una targa che recitava “By Appointment to His Majesty, Emperor Norton the First.”
Durante il suo “regno” Norton divenne una vera e propria leggenda, tanto che nel 1876 Dom Pedro II, Imperatore del Brasile, durante una visita alla città chiese esplicitamente di essere introdotto presso l’Imperatore degli Stati Uniti in una suite del Palace Hotel, e la regina Vittoria d’Inghilterra ricevette più di una richiesta di matrimonio.

Norton morì in una sera di gennaio del 1880, colpito da un attacco di cuore. Il giorno successivo il San Francisco Chronicle titolava in prima pagina “LE ROI EST MORT”, onore riservato solo ai grandi monarchi francesi, mentre un altro quotidiano gli dedicò un’intera pagina. Lo stesso giorno, il discorso inaugurale del neo-governatore della California venne trattato in 38 parole. Al suo funerale parteciparono più di 10.000 persone, e molte attività rimasero chiuse quel giorno. Gli rimase un solo rimpianto: con un pizzico di follia e moltissima lungimiranza, Norton sognava di costruire un ponte che collegasse San Francisco e Oakland. All’epoca il suo decreto venne ignorato, ma nel 1936 il ponte venne effettivamente costruito quasi esattamente dove l’Imperatore aveva ordinato: è il Bay Bridge, e oggi reca una targa dedicata a Norton, vero ispiratore del progetto.

di Marco Galzignato

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