MEMORIE DI UN ERASMUS

Dall’esterno Berlino non colpisce. Sembra una delle solite metropoli grigie piene di auto e palazzi anonimi, che qua e là nasconde pezzi di storia assediati da turisti.
È proprio per questo che Berlino non rimane subito nel cuore. Per poterla amare a apprezzare fino in fondo, bisogna capirla ma soprattutto viverla, perché la vera Berlino non è quella che si vede. Bisogna deviare dalle strade principali, immergersi tra la gente e tra la storia che l’ha segnata e fatta diventare ciò che è oggi. Distrutta nella seconda guerra mondiale, Berlino è oggi una metropoli quasi completamente ricostruita, ma ancora intrisa di storia e per questo moderna e antica allo stesso tempo.
Di giorno le piazze sono affollate, le strade vive e la varietà linguistica e culturale è straordinaria. Se finalmente speri di riuscire a parlare tedesco perché sei in Germania, scordatelo: “Du bist in Berlin!” ti dicono. Sei a Berlino, non in Germania.

Tra le tante caratteristiche che più colpiscono di Berlino ci sono lo stile architettonico e lo stile di vita (come semplicemente il modo di vestire o la musica ballata nei locali) che differenziano radicalmente la Berlino Est dalla Berlino Ovest, ancora oggi dopo ventisei anni dalla caduta del Muro, che era una barriera non solo fisica ma anche ideologica e culturale che circondava con i suoi 106 chilometri di perimetro la parte occidentale della città.
Girando per l’ovest della città, si ha l’impressione di essere in una qualsiasi metropoli europea con grandi palazzi di vetro, negozi di marche conosciute, Starbucks e McDonald’s ad ogni angolo.
Ma appena si mette piede ad est, fanno capolino enormi palazzoni in stile sovietico, discoteche in fabbriche dismesse o addirittura completamente sottoterra, dipinti e murales che occupano intere facciate di case, piscine dentro il fiume, spiagge, artisti di strada, mendicanti che chiedono soldi per comprarsi la marijuana, e chi più ne ha più ne metta.

La sera, e soprattutto la notte, quando l’ovest si addormenta e si fa sempre più vuoto e silenzioso, l’est della città invece resiste al sonno, si ribella alla notte, si riempie di gente e, se possibile, diventa ancora più vivo. Inutile specificare, a questo punto, perché Berlino sia una città particolarmente amata dai giovani.

Essere in Erasmus a Berlino è, infatti, fare cose che non ti saresti mai aspettato di fare, come passeggiare su una pista di atterraggio (per gli interessati, è il Tempelhofer Feld, ex aeroporto adibito a parco dopo un referendum) oppure stare svegli per vedere l’alba dal quindicesimo piano di un edificio.

Erasmus a Berlino è non avere né il tempo né la voglia di dormire perché ci sono troppe cose da fare e da provare e da vedere.

Erasmus a Berlino è vagare nella notte al freddo e al gelo senza fermarsi in un solo posto perché, appunto, ci sono troppe cose da fare e da provare e da vedere.

Erasmus a Berlino è dormire di giorno perché… Ehm, si è capito.

Ma Erasmus sono anche le piccole cose, come passare talmente tanto tempo con i tuoi amici che finisci per avere più cibo nel loro frigorifero che nel tuo oppure trascorrere la domenica in cucina, in compagnia, a metterti lo smalto e ad ascoltare musica anni Novanta perché il freddo e la stanchezza non ti permettono di spostarti dal divano.

Ma Erasmus è, purtroppo, anche veder partire i tuoi amici con cui stavi 24 ore su 24 e piangere abbracciati in aeroporto per paura di non poterli rivedere mai più.

E, infine, Erasmus è piangere come disperati sul volo di ritorno verso l’Italia, finché il tuo vicino, un signore di origini turche in viaggio con la moglie, non tenta di consolarti facendoti parlare del più e del meno.

Ed è proprio sul volo che pone fine a questa esperienza che capisci che è tutto finito e che anche facendo un altro Erasmus non sarà mai lo stesso. Le persone non saranno le stesse. Ma ti rendi anche conto che i ricordi, non solo dell’esperienza in sé ma anche delle più piccole e insignificanti cose che sono successe, rimarranno per sempre nella tua memoria e che tutto ciò che hai fatto in questo anno lontano da casa non sarà mai paragonabile a nient’altro che ti capiterà nella vita.

E quindi sì, il leggendario trauma post-Erasmus esiste veramente.
Soprattutto se sei stato a Berlino.

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