#1. Editoriale

FEDELI ALLA LINEA

Tempo di lettura: 2 minuti

Benvenut*, o bentornat*, in questo nuovo – primo – numero di Linea20, che porta con sé varie novità. Innanzitutto, da quest’anno il blog di Collegio assume una nuova forma, non più come articoli pubblicati singolarmente durante la settimana, come in precedenza, ma come un magazine (anche cartaceo) a cadenza mensile. Inoltre, si è anche optato per l’assegnazione di un tema, il quale (per quanto non sia strettamente obbligatorio aderirvi), possa dare una direzione al numero di ogni mese. 

Per questo mese, il tema scelto sono i margini, in tutte le accezioni che la parola porta con sé. 

I margini possono essere interpretati come le periferie, etimologicamente intese come le “circonferenze” che delimitano e circoscrivono gli spazi abitati. Da essere, però, in stretta relazione con il centro e parte indispensabile della definizione stessa di città, la periferia ne è stata progressivamente esclusa. Questa separazione, concettuale ed effettiva allo stesso tempo, è indubbiamente specchio di un crescente divario socioeconomico simbolo della società odierna. Ripensare la comunità diventa, quindi, imperativo, così come ricentralizzare le periferie all’interno della stessa. È necessario, in altre parole, cercare di rivedere l’idea di comunità in termini ecologici e biologici, in cui ogni esistenza, umana e nonumana, viene riconosciuta e valorizzata come parte integrante di un oíkos comune. Ridare importanza alle periferie dimenticate significa anche rivalutare tutte quelle tradizioni, singolarità locali e saperi marginalizzati, che vanno perdendosi in contesti sempre più globalizzati e cosmopoliti, omologati e omologanti. 

Con margini, poi, si intendono anche le frontiere, i confini, nella loro più brutale accezione. Le migrazioni sono uno dei temi più attuali, e anche strumentalizzati, della nostra società. Si ripetono quotidianamente storie di atroci violenze lungo i confini – dalla rotta balcanica, al Mediterraneo, fino alle Americhe – da abituarci a queste narrazioni. Con le parole di Shahram Khosravi in “Io sono confine” (Elèuthera, 2019), “gli illegali, gli apolidi, i richiedenti asilo respinti, gli irregolari, gli occulti e i clandestini” arrivano a incarnare il concetto stesso di confine, da cui è difficile distaccarsi. E anche nello scenario in cui i richiedenti asilo – o i migranti in generale – riescono a stabilirsi in un paese, nella maggior parte dei casi sono relegati ai margini della società, ai confini della collettività. È necessario, quindi, un completo capovolgimento dell’attuale modo di intendere la comunità anche da questa prospettiva: non più esclusiva ed escludente, ma inclusiva e includente

Molte altre accezioni, dalle più pragmatiche alle più metafisiche e astratte, possono essere attribuite ai margini, come vedremo in questo numero. Buona lettura!

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