#3. Casa

IN PRIMA LINEA

Tempo di lettura: 2 minuti

La casa è qualcosa di nettamente distinto dall’anonimato della terra, scrive Emmanuel Levinas. Cosa è una casa? È prima di tutto la sua soglia. La porta, infatti, segna la distinzione tra un mondo ordinato e un mondo disordinato. Non è detto che lo faccia e non raramente la casa è un mondo disordinato dentro un altro mondo disordinato. Le mura domestiche delineano per natura uno spazio separato, appartato, da cui partire e verso cui andare. Nella natura, nel bosco e nel mare, abitare non viene altrettanto bene. Se può esistere una demarcazione tra un mondo ordinato e un mondo disordinato, indistinto, anonimo – questa cosa è la casa

Passeggiando per Venezia rimango sempre ipnotizzato dalle porte che si aprono sui canali, le “porte d’acqua”. Perché, ecco, cosa c’è di più efficace per illustrare la separazione tra ordinato e disordinato di un portone che si affaccia su un’onda?

Quando, però, in un giorno in cui l’acqua respira agitata cammino sulle fondamenta del canale della Giudecca o sulle rive oltre San Marco, mi ritrovo a pensare altrimenti. L’acqua si muove, si ingrossa e la città ne è coinvolta. È una città senza mura Venezia, non si può difendere dall’invasione dalla natura. Quello che succede a Venezia è degno di nota: il mare, il senza-confini, entra nella città, spazio artificiale e delimitato. 

Venezia è l’emblema del fatto che il margine non è solamente l’ultimo lembo di qualcosa, ma anche l’approdo di qualcos’altro. La sera cammino spesso sulle Fondamenta delle Zattere fino agli Incurabili e poi alla Punta della Dogana. Se sono senza occhiali guardando l’acqua del canale della Giudecca mi sembra di avere davanti una notte pulsante, una notte viva. Le luci si specchiano in tanti triangoli che si assemblano e si sciolgono mille volte. Una città che vive di mappe e case, di muri alzati (e di dighe mobili), ma che vive perennemente dell’interrogativo della laguna. La laguna come forza antagonista della città, potenzialmente distruttiva e inabitabile senza artificio, ma allo stesso tempo madre che dà la vita, collega i commerci, ammalia gli artisti. 

Mi piace pensare che, ovunque andrò a vivere da grande, avrò con me questa laguna. Perché tanto del caos non ci liberiamo, ma può essere bello starlo a guardare – a farsi nutrire e a farsi spaventare.

di Giovanni Cerboni

L’immagine è stata realizzata con Intelligenza Artificiale DALL-E, A surrealist painting of a window over a canal in Venice.

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