Premio Strega 2021: Le Ripetizioni di Giulio Mozzi (Marsilio)

Il tempo è una somma di infinite ripetizioni con minime variazioni, infinite minime variazioni conducono alla cancellazione di tutto. Presto o tardi. Per il tempo, presto o tardi non fa differenza. Per il tempo, ora è come qualsiasi allora.

Giulio Mozzi scrive del male (o di quello che oggi definiamo tale): tradimenti, violenza, sevizie. Il tutto vissuto e raccontato dalla prospettiva del protagonista, Mario, che potremmo essere noi. Mario è la classica brava persona, di cui nessuno mai sospetterebbe, ma di cui scopriamo, tramite ricordi confusi, la doppia vita – tra Viola, compagna stabile che vorrebbe sposare, e Santiago, giovane che paga per praticare sesso estremo – e il passato non ancora archiviato – la sua storia con Bianca. Le storie della vita di Mario sono raccontate in ordine sincronico ma non si intrecciano mai, chiaramente divise in filoni distinti (Storia di Bianca, Storia di Viola, Storia di Santiago…) i cui capitoli si intervallano ma non trovano mai punti di contatto, proprio come nella vita (o forse meglio nelle vite) del protagonista. Mario ci viene presentato già gettato in questa folta e ingarbugliata rete di relazioni dalle quali semplicemente non riesce (o non vuole) tirarsi fuori: ultimo anti-eroe novecentesco, Mario, così come gli altri personaggi, vive una vita di ripetizioni, ignorando ogni possibilità di riscatto che gli viene fornita. Gli incontri sadomaso di cui sia Mario sia Santiago non possono fare a meno, l’eterna disponibilità di Mario nei confronti di Bianca, così come i continui tradimenti di Viola, si susseguono senza evoluzioni di trama all’interno del romanzo e della vita ripetitiva di Mario. Ed è proprio realizzando la ripetitività delle vicende narrate e della vita che, a mio parere, viene a galla il vero male che questo romanzo incarna. Non più un male “morale” di violenze e pratiche sessuali proibite, ma un male molto più intimo e universale: il male esistenziale, l’angoscia della ripetitività, la nausea provocata dall’assurdità e dall’insensatezza dell’esistenza. Questa è anche la forza di questo romanzo, che non pretende di risolvere l’angoscia esistenziale in un lieto fine e che non consola. Il lettore non accompagna Mario in un percorso di crescita ma, al contrario, entra confusamente nella sua esistenza ed è lentamente ma inesorabilmente introdotto nell’inferno delle ripetizioni.

Le Ripetizioni di Giulio Mozzi è un libro difficile, ma è sicuramente un libro che andava scritto, e andava scritto così. Non nego di aver avuto momenti di difficoltà nella lettura per la crudezza con cui alcune scene sono descritte e raccontate. Sono arrivata ad odiare Mario e ad odiare il romanzo stesso fino all’ultima pagina, che si chiude con un enigmatico “Adesso, basta”, non preannunciando, a mio parere, una rottura delle ripetizioni ma semplicemente esplicitando la stanchezza di raccontarle e di leggerle, nella consapevolezza che una conversione o una reazione, da parte di Mario, non ci saranno mai. Quella di Giulio Mozzi in Le Ripetizioni è, a mio avviso, il tipo di letteratura che spesso rifuggiamo, prediligendo una letteratura “di conforto” che possa illusoriamente consolare i nostri piccoli o grandi drammi esistenziali. Questo romanzo è uno specchio nudo e crudo in cui tutti i lettori, spiacevolmente, finiscono per ritrovare un pezzo di sé.

Perché potrebbe vincere: Giulio Mozzi in un’intervista ha affermato che, per lui, “la letteratura dovrebbe contribuire alla lucidità”. Le Ripetizioni dovrebbe vincere proprio perché è un romanzo in cui il difficile, il brutto e il male sono raccontati con una lucidità spietata; perché abbiamo bisogno di una letteratura difficile, che ci faccia riflettere sul dramma dell’esistenza; e perché Giulio Mozzi ha portato egregiamente a termine questo arduo compito.

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