“Aurora” di Alessandro Sciarroni: un invito alla percezione

Alessandro Sciarroni, vincitore del Leone d’Oro alla carriera per la Danza 2019, descrive il suo rivoluzionario spettacolo “Aurora(2015) come “una partita di goalball che diventa teatro, uno spettacolo sulla percezione”. Da questa breve frase è possibile individuare i temi centrali di questa performance, definita dal critico teatrale Lo Gatto “una pratica performativa e coreografica” che allude al continuo dialogo fra recitazione e danza, protagonisti di una dialettica che ha interessato il lungo Novecento teatrale. Il titolo, infatti, suggerisce una condizione instabile, fra luce e buio, fra visione e cecità. Come definito dal regista-coreografo, “Aurora” non presenta una trama, ma è una riflessione sui codici teatrali condotta attraverso una partita dello sport paraolimpico del goalball. Gli attori sono tutti ipovedenti totali per via di un’apposita maschera e riescono a identificare la posizione della palla grazie al tintinnio dei suoi sonagli. Gli spettatori, al contrario, fanno maggiore affidamento alla percezione visiva, mentre quella uditiva è indiscutibilmente secondaria: per loro, quindi, il rapporto vista-udito risulta invertito. Gli arbitri, invece, costituiscono a tutti gli effetti dei mediatori culturali fra queste due distinte sfere sensoriali. Modulando sui sons e i lumiéres, Sciarroni può quindi ridiscutere “in maniera non speculativa, ma performativa” i codici dell’interpretazione attoriale e, in particolare, della percezione. Nella poetica di Sciarroni,  il gioco si fa teatro: gli interpreti non sono attori, ma giocatori ipovedenti e non agiscono su un palcoscenico, ma su un campo di goalball. Inoltre, in questo spettacolo, la concezione del “teatro che abbiamo in testa”, che contrappone la platea al buio agli attori sotto i riflettori, è radicalmente contestata. Infatti, in un primo momento la luminosità in campo diminuisce pian piano fino a raggiungere l’oscurità totale: lo spettatore non riesce più a seguire la partita, mentre i giocatori, grazie a uno set di regole costruite intorno a loro e alle loro caratteristiche fisiche, riescono a continuare la loro partita. In un secondo momento, il regista aumenta il rumore di fondo tanto da coprire il tintinnio della palla: il codice su cui si basa il gioco degli atleti-artisti è infranto, ma al contempo lo stesso statuto di pubblico-osservatore risulta radicalmente compromesso. L’effetto creato da Sciarroni è pertanto straniante e “valorizza ciò che non è agonismo, ma incontro, scoperta, relazione.”

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